E’ stato proprio cappotto a favore del PD e disfatta per il centrodestra. La tendenza già delineatasi al primo turno delle amministrative nelle maggiori città italiane e in altri 1150 comuni, si è addirittura accentuata con i ballottaggi. Oltre che a Milano, Bologna e Napoli, decisi al primo turno, candidati sostenuti dal PD sono diventati Sindaci anche a Roma, Torino e, per un soffio, non anche Trieste.
Attenzione, tutto ciò non significa che si sia prodotta una inversione di tendenza in vista delle elezioni politiche previste per il 2023. Per svariati motivi. Innanzitutto la legge elettorale, che per il parlamento ancora non c’è, ma che sarà comunque assai diversa da quella comunale che facilita aggregazioni attorno al candidato sindaco. Per il parlamento gli elettori, quelli in grande diminuzione che vanno ancora alle urne, scelgono i partiti, ancorchè sputtanati. E, per effetto del governo Draghi, della pandemia e del risultato di questa tornata elettorale (comunali, suppletive a Siena e Roma, regionali in Calabria) il quadro politico è cambiato. Il centrodestra non è quello schieramento compatto che sembrava; a sinistra, c’è il PD soltanto come entità organizzata in partito politico; la frana dei 5Stelle si conferma inarrestabile; l’elettorato per metà sta a casa, e quello che si reca alle urne per metà è fluttuante. Cioè, si sposta da un partito all’altro con estrema mobilità. Per tutti i piani sono da rivedere perché i giochi sono da rifare: a destra, a sinistra e anche al centro perché qualcuno finirà per occupare quel grande vuoto. Magari un partito ispirato a Draghi senza Draghi, come avvenuto varie volte in Francia con De Gaulle. A destra si dovrà fare i conti con il grande errore di avere cavalcato temi basati sul no: no vax, no pass, no migranti. A sinistra, il PD vincitore di questa tornata, dovrà uscire dal suo isolamento e ripensare al suo rapporto preferenziale con i 5 Stelle. Non prendendo le distanze a sufficienza dai temi caratterizzanti di quella che ormai è una maionese impazzita, non potrà mai colmare il divario con il centrodestra. Dovrà, necessariamente, saldarsi con un elettorato che alle elezioni locali ha scelto i suoi sindaci ma che alle politiche vorrà riconoscersi esplicitamente in altri partiti. I riferimenti di questo elettorato si chiamano Calenda, Renzi, Bonino e una miriade di piccolissimi soggetti di cultura laica, liberale e socialista. I quali, pure, dovranno darsi una mossa per proporre la loro offerta politica. Insomma: ci troviamo di fronte ad un quadro nel quale nessuno dispone più di rendite di posizione. E nel quale nessuno può più indugiare sulle vecchie posizioni sperando di potere poi giocare di rimessa.
Nicola Cariglia

Le destre si sono comportate come i CAPPONI di Renzo!