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Il voto amministrativo archivia la federazione di centro-destra

Certo, a destra c’è sicuramente spazio per una federazione che possa raccogliere l’elettorato crescente di Fratelli d’Italia e la stragrande maggioranza dello storico elettorato leghista. Senza ambire, però, a ricomprendere e rappresentare l’intero centrodestra.

di Daniele Marchetti | 18 Ottobre 2021

Al di là dei desiderata più o meno autorevoli, più o meno professorali o sentimentalistici, c’è la realtà. E le elezioni amministrative di domenica 3 e lunedì 4 ottobre come, sopratutto, i ballottaggi di domenica e lunedi scorsi, hanno sentenziato, se ce ne fosse stato ancora bisogno, l’inutilità oltre che l’illogicità, per i partiti del cosiddetto centrodestra, di procedere verso una federazione.

Il motivo è presto detto: gli elettorati di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia sono troppo diversi. E non è solo un problema di sensibilità o di ceto, bensì di cultura e prospettiva politica.

In questa ottica il voto è stato chiaro come non mai: nell’evidente e generale momento di difficoltà del centrodestra, la Lega (per usare un eufemismo) non ha brillato, Fratelli d’Italia pur raggiungendo il suo massimo storico, non è riuscita ad eleggere il suo candidato a Sindaco di Roma, mentre Forza Italia, molti descrivevano come il passato, è riuscita persino ad eleggere il suo candidato presidente alla regione Calabria.

Risultati che rispecchiano, pressoché integralmente, i profili culturali delle tre tifoserie: con l’elettorato leghista, assai focoso, impetuoso, arcigno e poco incline ai compromessi (in ciò non esiste differenza tra l’ala salviniana e l’ala giorgettiana) che soffre enormemente la permanenza in un governo che Salvini non può dominare. L’elettorato di Fratelli d’Italia (rafforzato dalle nuove adesioni azzurre e, soprattutto, lumbard), per tradizione elitario e storicamente vocato all’autoghettizzazione, che invece ha condiviso e premiato la coerente decisione di una naturale collocazione all’opposizione. E l’elettorato forzista da sempre governativo, pragmatico, utilitarista decisamente rassicurato sia dalla ampia ed attiva presenza del partito azzurro nel Governo sia dalla volontà, ribadita (non a caso) anche in campagna elettorale da Silvio Berlusconi, di voler continuare a mantenere Mister BCE al governo ancora per anni.

Orizzonti ed interessi diversi tenuti per decenni insieme dal carisma di Silvio Berlusconi ma anche dalla sua estenuante campagna anticomunista: volano di compattezza ed unità (alla strega dell’antiberlusconismo a sinistra).

Un collante che pur mietendo consenso a destra, non ha mai -di fatto- appassionato l’elettorato centrista dell’UDC che, alla nascita del Popolo della Libertà, si fece da parte.

La storia parla, come il recente voto!

Certo, a destra c’è sicuramente spazio per una federazione che possa raccogliere l’elettorato crescente di Fratelli d’Italia e la stragrande maggioranza dello storico elettorato leghista. Senza ambire, però, a ricomprendere e rappresentare l’intero centrodestra.

L’elettorato moderato, quello che è stato la colonna portante del berlusconismo, oggi disperso (tra Forza Italia, Lega, Italia Viva, Calenda, Toti, Brugnaro ecc) è tutta un’altra storia. Quel ceto produttivo, imprenditoriale, professionistico, una volta definito “ceto medio” guarda altrove.

Forse neppure ad un partito o ad un movimento del centro quanto, piuttosto, ad una nuova possibilità di rinascita del Paese incarnata -nell’attualità- dall’uomo Mario Draghi prima ancora e forse al di là del suo esecutivo come fu, al tempo, per Silvio Berlusconi e Matteo Renzi.L’area è la stessa seppur dispersa, non più organizzata, riunita, governata. Un’area che non c’entra nulla con la destra e la sua vocazione federativa. Quell’area che si sentì umiliata dal governo del senatore a vita Mario Monti e che oggi, all’opposto, si sente fortemente rappresentata e garantita dall’attuale inquilino di Palazzo Chigi.
Daniele Marchetti

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, bce, berlusconi, berlusconismo, calabria, campagna elettorale, consenso, draghi, elezioni, governo, italia, lega, mario draghi, mario monti, matteo renzi, monti, movimento, palazzo chigi, renzi, rinascita, roma, senatore, silvio berlusconi, udc

Info Daniele Marchetti

Nato a Lucca nel gennaio 1965, sposato e padre di un furetto di nome Filippo, risiede a Firenze. Laureato in Scienze Biologiche, specializzato in Epistemologia presso l’Università degli Studi di Pisa e perfezionato in “Bioetica e Biotecnologie” all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dal 1997 è abilitato alla professione di Biologo e dal 2003 è giornalista iscritto all’Ordine della Toscana e Direttore di alcuni periodici lucchesi. Già ricercatore presso l’Università degli studi di Firenze e titolare di una borsa di ricerca del Ministero degli Affari Esteri (bandita dall’Istituto Agronomico per l’Oltremare), nel 2000 ha pubblicato per lo Studio Editoriale Fiorentino (S.E.F.) il volume “L’Italia delle Agro-Biotecnologie”. Appassionato da sempre di politica (quella pensata più di quella “realizzata”), nel 2001 entra in Consiglio regionale della Toscana come funzionario e nel 2009 guida, con la carica di Dirigente, una Segreteria Istituzionale. Dal 2010 ha rivestito l’incarico di Responsabile dell’Ufficio stampa di un influente Gruppo consiliare.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. ennio succi

    18 Ottobre 2021 alle 21:09

    Il dato ci prepara ad una svolta a destra definitiva. L’elettorato grillino voterà alle politiche la destra fascista, come è nel suo DNA; questo tipo di astensionismo è la lenta agonia della democrazia dei partiti in Italia che, come sempre accaduto, sfocerà in una “democrazia apparente” alla russa. Intanto la sinistra goda di questo risultato, ma si prepari a durissimi anni di opposizione: solo l’appartenenza all’Europa garantisce un futuro alle forze democratiche e all’Italia libera. Teniamocela stretta.

    Rispondi

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