
La 78esima Assemblea Generale dell’Onu si riunisce quest’anno in un clima di tensioni geopolitiche ai massimi livelli dai tempi della Guerra Fredda. Il dibattito si apre oggi e proseguirà fino a sabato 23 settembre. Tra i dossier sul tavolo dei leader mondiali ci saranno i conflitti a livello globale – con particolare attenzione alla guerra in Ucraina – i progressi per gli Obiettivi di sviluppo sostenibile e le sfide climatiche, il fenomeno delle migrazioni e i recenti colpi di stato in Sahel. Ma sul Palazzo di Vetro di New York incombono divisioni e inquietudini, legate all’invasione russa dell’Ucraina e non solo: le conseguenze della pandemia, l’inflazione alimentare e le ricadute dell’emergenza climatica moltiplicano la percezione di precarietà e contribuiscono a sottoporre l’ordine mondiale ad uno stress-test senza precedenti negli ultimi decenni. In un’anticipazione del suo discorso di martedì, il Segretario Generale dell’Onu Antonio Guterres, ha spiegato che ai leader che “non è più il momento di approcci formali o di indecisioni” ma che, anzi, le crisi di oggi impongono di riunirsi per trovare “soluzioni pratiche e reali”. Allo stesso tempo, il Segretario Onu sostiene che le istituzioni multilaterali istituite dopo la Seconda Guerra Mondiale – le Nazioni Unite e il suo potente Consiglio di Sicurezza, la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale – sono obsolete e necessitano di riforme “per renderle più giuste ed eque”, e più rappresentative del mondo di oggi. “È giunto il tempo – ha detto Guterres – di scendere a compromessi per un domani che sia migliore per tutti”.

Molte sedie vuote?
Nonostante il momento critico, al dibattito di quest’anno ci sarà più di qualche sedia vuota: il presidente cinese Xi Jinping ha declinato l’invito dopo aver partecipato il mese scorso al vertice di Johannesburg del blocco BRICS delle economie in via di sviluppo. Neanche il presidente russo Vladimir Putin, su cui pende un mandato di cattura della Corte penale internazionale per presunti crimini di guerra in Ucraina, andrà a New York, così come non era andato in Sudafrica. E all’appuntamento mancherà anche il premier indiano Narendra Modi – reduce da un G20 a Nuova Delhi che ha proiettato l’India nel novero delle grandi potenze internazionali. Tra gli assenti ‘eccellenti’ anche il presidente francese Emmanuel Macron, impegnato a fare gli onori di casa per la visita di re Carlo d’Inghilterra a Parigi, mentre Rishi Sunak sarà il primo premier britannico a saltare un’Assemblea (la sua prima) da almeno un decennio, ufficialmente a causa di una ‘fitta agenda’ di impegni. Se alcune – come quella cinese e russa – non sono una novità, le tante assenze hanno comunque generato qualche polemica, non foss’altro per il messaggio simbolico che mandano. “Le Nazioni Unite stanno perdendo forza e visibilità, chi sa oggi chi è il segretario generale dell’Onu?”, chiede polemicamente un ex funzionario francese intervistato da Politico notando uno “spostamento del centro di gravità del mondo” verso est e verso sud.
Agenda 2030: siamo in ritardo?
Per la prima volta da anni, il presidente degli Stati Uniti Joe Biden sarà l’unico leader dei paesi membri con diritto di veto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a partecipare di persona al vertice. Una circostanza che ha innescato le lamentele dei diplomatici dei paesi in via di sviluppo secondo cui i principali attori globali non ascolteranno le loro istanze. Per gli esponenti del nuovo Sud Globale, infatti, l’Assemblea è importante soprattutto per fare il punto sullo stato di avanzamento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Oltre a porre fine alla povertà estrema e alla fame, gli obiettivi includono la garanzia un’istruzione secondaria di qualità per tutti i bambini, il raggiungimento della parità di genere e misure urgenti per combattere il cambiamento climatico. Eppure, avvertono gli esperti, al ritmo attuale il rischio è di fallirli tutti. Questo significherebbe che entro la fine del decennio 600 milioni di persone vivranno in condizioni di estrema povertà, mentre più di 80 milioni di bambini e giovani non andranno a scuola. Intanto – mentre le concentrazioni di CO2 continuano a salire a livelli mai raggiunti prima – la temperatura media globale supererà la soglia “sicura” di 1,5°C prevista dagli Accordi di Parigi sul clima. E ci vorranno circa 300 anni per raggiungere la parità di genere. “Se non agiamo ora – ha dichiarato Guterres poco prima dell’estate – l’Agenda 2030 diventerà un epitaffio per il mondo che sarebbe potuto essere”.
Luci sul Sud Globale?
La guerra in Ucraina sarà comunque tra i dossier più caldi del vertice. Ci si aspetta che Volodymyr Zelensky – che parteciperà per la prima volta in presenza dall’inizio del conflitto – tenti di convincere i paesi neutrali a schierarsi a sostegno dello sforzo bellico di Kiev. Mercoledì, poi, il Consiglio di Sicurezza terrà una sessione che potrebbe presentare momenti piuttosto ‘carichi’, con il presidente ucraino seduto allo stesso tavolo con il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov. Ma nonostante l’attenzione riservata al conflitto in corso nel cuore dell’Europa, l’obiettivo dell’Assemblea di quest’anno è evitare che la spaccatura nord-sud si approfondisca e che le tensioni geopolitiche spingano i paesi in via di sviluppo a cercare di soddisfare i propri interessi lontano dall’Occidente. Il mese scorso i BRICS avevano accolto l’adesione di una mezza dozzina di paesi, nel tentativo di rimescolare un ordine mondiale che il blocco considera ormai obsoleto. Una mossa che ha fatto suonare più di un campanello d’allarme e che spiega perché oggi – al netto di diverse sedie vuote – al Palazzo di Vetro le luci sono puntate sul nuovo ‘Sud Globale’. “Se nessuno sta dalla loro parte – spiega un diplomatico alla Reuters – allora i BRICS, qualunque cosa offrano, risulteranno attraenti”.
Il commento
Di Antonio Villafranca, Direttore della Ricerca ISPI
“A New York andranno in scena le fratture del mondo. Ad iniziare dall’Ucraina su cui l’Occidente rimane (relativamente) compatto, la Russia non sente ragioni, la Cina è meno incline al compromesso e il Global South continua a lamentarne soprattutto gli effetti su cibo ed energia. Ma anche sull’ambiente: la COP28 incombe ma con aspettative al ribasso dopo le conclusioni non entusiasmanti del G20. C’è poi il tema della governance mondiale: il Global South chiede, a ragione, di contare di più. L’Ue tramite Borrell si dice pronta – soprattutto a parole – a fare la propria parte. È però proprio il Sud globale in ascesa che manca di proposte unitarie ricalcando, in scala, le divisioni dentro le Nazioni Unite”.
A cura della redazione di ISPI Online Publications

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