
C’è chi al supermercato fa la scena: davanti ai datteri Medjoul si raddrizza, tira fuori la morale e dichiara: “Io non li compro, io boicotto Israele”. Poi esce dal reparto, prende l’iPhone e scatta un selfie con la fotocamera potenziata da algoritmi israeliani. Apre WhatsApp – la sua infrastruttura passa per team di Tel Aviv – e controlla il traffico su Waze, che è israeliana al cento per cento. Boicotta i datteri, ma in tasca ha più Israele di quanto ce ne sia in un intero scaffale di frutta esotica.
La verità è che Israele non lo puoi cancellare, perché è già dentro la tua vita quotidiana. Il tuo smartphone funziona perché Apple ha comprato Anobit per la memoria flash, LinX per le fotocamere computazionali, PrimeSense per il riconoscimento 3D. Se l’autonomia del portatile ti regge una giornata di lavoro, lo devi al team Intel di Haifa, che inventò la piattaforma Centrino e ha progettato generazioni di processori. Ogni volta che il tuo computer non si fonde in due ore, c’è dietro Israele.
Se guidi, ti protegge Mobileye: 200 milioni di auto nel mondo hanno dentro chip EyeQ sviluppati a Gerusalemme, che frenano al posto tuo, ti avvisano della corsia, salvano vite in silenzio. Se eviti un ingorgo, ringrazia Waze, nata a Tel Aviv. Se i tuoi dati aziendali non finiscono sul dark web, è perché firewall e sistemi di sicurezza di Check Point, pionieri dello “stateful inspection”, filtrano ogni pacchetto.
La lista è infinita. Chat online? Tutto parte da ICQ, nato a Tel Aviv, il padre dei messenger. Video in streaming senza lag? Sono le interconnessioni Mellanox, ora NVIDIA, progettate in Israele per reggere i data center. Esami medici non invasivi? La PillCam è israeliana, una capsula da inghiottire che esplora l’intestino senza sondini. L’acqua che irriga le serre italiane? Viene dall’invenzione dell’irrigazione a goccia del kibbutz Hatzerim. L’acqua frizzante che bevi a casa? SodaStream.
Puoi sventolare cartelli e urlare “boicottaggio”, ma Israele lo tocchi cento volte al giorno: nello schermo che illumina la tua faccia, nell’algoritmo che ti salva in macchina, nel firewall che protegge il tuo conto in banca, nel campo che produce pomodori con meno acqua, nella capsula che salva la vita a tuo padre senza un’endoscopia. Israele non è nello scaffale dei datteri: è nel tuo corpo, nella tua tasca, nei tuoi occhi, nella tua salute.
E allora la favola del boicottaggio diventa ridicola. Puoi rinunciare a un pacco di frutta secca, ma non puoi cancellare Israele dal tuo quotidiano. Israele non lo consumi: lo usi, lo respiri, ci cammini dentro. Più lo odi, più ti accompagna. È questa la verità che i paladini del carrello non possono ammettere: il presente è intessuto di Israele. E il futuro lo sarà ancora di più.
E se un giorno – per assurdo – Hamas vincesse la guerra? Non avresti più Mobileye a salvarti la vita in auto, ma un pick-up arrugginito con un razzo in cassone. Non ci sarebbe Waze ad evitarti la coda, ma un altoparlante che diffonde slogan. Non avresti la PillCam per la diagnosi precoce, ma il vecchio coltello da chirurgo arrugginito. Non il cloud veloce di Mellanox, ma la censura che spegne internet. Sarebbe il trionfo della morte sulla modernità. Ed è per questo che Israele non può perdere: perché in quel caso non sarebbe solo il suo futuro a spegnersi, ma anche una parte della vita quotidiana che ogni giorno tu dai per scontata.
Nico Kir

Lascia un commento