• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Ode (e lode) alla penna bic

di Paolo Marini | 1 Marzo 2015

La Bic è la tesi e l’antitesi della penna: tutti ce l’hanno ma non ce n’è uno che la ‘esibisca’; non si usa per firmare un proclama né un trattato né un rogito di compravendita, perché fa quasi vergogna, sembra ‘na roba da pezzenti. 

Il tubicino trasparente, il serbatoio, la punta e il suo cappuccio – con siffatto apparato, elementare ma anche un po’ esoterico, da dove viene la cara vecchia penna Bic? Dal mondo delle idee – verrebbe da rispondere -, quello di Platone. Se mai il filosofo si dispose a pensare al concetto di penna (biro), nella sua immaginazione dovette figurarsi un ‘ente’ che non si sarebbe materializzato se non qualche millennio più tardi, qualcosa che giustappunto assomigliava ad una Bic. Un’intuizione premonitrice, dunque. Ma la Bic, in realtà, ‘era’ già.

Si ipotizza che quando, dopo aver acquistato da Laszlo Biro il brevetto di un inchiostro ineditamente viscoso, il barone Marcel Bich concepì (e iniziò a produrre) la Bic Cristal (per tutti, semplicemente, “la Bic”) – di cui sarebbero stati venduti nel mondo miliardi di camionate di esemplari – egli non l’avrebbe ‘inventata’, bensì ‘scoperta’. Non un genio creativo, dunque, quanto un grande ed occhiuto esploratore del cosmo ideale.

La Bic non è solo una (o la) idea di penna. E’ anche e proprio ‘la’ penna, la sua immanenza, il suo esserci hic et nunc – ma anche ieri, eppoi anche domani. In un oceano di precarietà ad ogni livello (psicologico, esistenziale, culturale, professionale) essa è e sta a tempo indeterminato, perché risale al tempo che fu e ci sarà nel tempo che sarà. Quando finisce una, del resto, ce n’è subito un’altra pronta a rimpiazzarla e l’avvicendamento è infinito. La Bic usa-e-getta è il segno che l’eterno non è necessariamente una nozione di durata ma una dimensione interiore, in cui si insediano – e restano ad libitum – le cose che hanno un valore.

La Bic esiste non solo per quelli che scrivono ma soprattutto per coloro che amano abbandonarsi alla scrittura, volare sulla carta sfiorandola con levità e liberare un’ispirazione sconosciuta, una forza che sprigiona da una necessità interiore (come direbbe Kandinsky), in latino diremmo vis cui resisti non potest.

La Bic permette alla mano di allinearsi al cuore, all’idea, allo stato d’animo del momento. In inglese si utilizza il termine “fit” per indicare questa ottima aderenza. E’ sempre lì, sul tavolo, pronta e discreta, rigida e maneggevole, ieratica e dinamica, tradizionale e futurista, funzionale ma a suo modo elegante.

La Bic è la tesi e l’antitesi della penna: tutti ce l’hanno ma non ce n’è uno che la ‘esibisca’; non si usa per firmare un proclama né un trattato né un rogito di compravendita, perché fa quasi vergogna, sembra ‘na roba da pezzenti. Eppure dinanzi ad un esercito conformista di uomini armati di costose stilografiche e prestigiose penna a sfera, la Bic offre l’opportunità di misurare la personalità, intesa come attitudine alla espressione/imposizione di sé e, conseguentemente, quale capacità di sostenere la responsabilità di un comportamento originale, se non stravagante. E così, come nell’affrontare un provetto spadaccino a mani nude, impugnando la tua Bic – cioè esibendo una essenziale povertà – finisci per dover sprigionare il meglio di te e puoi rischiare di sovrastare, di schiacciare l’altro o gli altri con la tua differenza, con tutta la ricchezza del tuo essere.

Datti un po’ di arie, con la tua Bic! Può apparire sofisticata, persino snobbish, e marcare la distanza dalle mode, perché a differenza di quelle non tramonta mai. Così un oggetto di uso comune – persino dimesso – diventa elitario, si carica di significato e di simboli, si proporrebbe all’universo di Warhol – se questi ancora vivesse – o al dizionario dello Zen. Nell’era dei notebook, degli smartphone, dei tablet, impugnare una Bic e scrivere sulle pagine di un quaderno può assurgere a elemento di distinzione intellettuale e sociale.

Eppure quando ho detto tutto questo non ho ancora affermato ciò che conta effettivamente. Perché la verità è che la Bic concilia con l’atto di scrivere più di ogni altra penna sulla faccia della Terra e aiuta per ciò a sostenere con fiducia quello che Baharier chiama il “rischio” insito nella scrittura. Con un senso di vicinanza domestica, di amicizia con il mondo, la Bic ti incoraggia e ti asseconda nell’atto di esporre e dare forma al tuo pensiero. E’ tua perenne compagna, se vuoi, il coadiuvante di ogni trattamento di scrittura. Alla fine, dopo l’utilizzo di penne splendide e da far splendere nell’autocompiacimento siccome nello showing off, riprendere in mano la Bic è un po’ come tornare a casa dopo un’avventura esotica. Essa consente varie, forse infinite modalità di impugnatura e tante, altrettante consistenze e sembianze alla grafia. Non c’è pagina che non si lasci sverginare, non c’è testo che non si lasci vergare da una Bic. La sua anima lunga serba un fluido che permette di portare sulla carta, assai facilmente, le buone e le cattive idee, la grande come la vile ispirazione.

La Bic ha soprattutto la leggerezza giusta per consentire un esteso tragitto, un’ampia sessione, un persistente impegno di scrittura. Come la donna della vita, anche la penna ha da essere più saggia che intraprendente, più comoda che bella.

La Bic sta alla scrittura come il cane sta all’amicizia. La Bic e il cane muoiono entrambi, ma prima di questo quanta gioia, quanta fedeltà!

Da alcuni anni la Cristal ha ‘partorito’ la Cristal Pocket. Anch’essa è diventata mia inseparabile compagna e di questa incredibile famiglia – un po’ parafrasando il poeta (Cardarelli) – vado componendo la mia scrittura (intesa come attività dello scrivere) ch’è tutta un profondissimo piacere.

Pubblicato in : Editoriale

Info Paolo Marini

Nato a Siena nel 1965, vive a Firenze da oltre quarant’anni. Laureato in giurisprudenza nel 1991, dopo una intensa militanza politica nel Partito Liberale (1984-1993) ha scelto di impegnarsi al di fuori del sistema dei partiti. Appassionato di arte, letteratura, storia, filosofia e diritto, ha pubblicato “Dal patto al conflitto” (1999) – critica radicale alla concertazione e ai suoi riti – e due volumi di poesia – “Pomi Acerbi” (1997) e “All’oro” (2011) -, oltre a numerosi articoli per varie testate, cartacee e on line. Avvocato civilista e del lavoro e consulente di imprese, ha al proprio attivo anche pubblicazioni – libri, articoli, note di commento, check list – soprattutto in materia di diritto e procedura civile, protezione dei dati personali e responsabilità amministrativa di enti e persone giuridiche.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Gianni su Emergenza casa: tra legalità calpestata e la distorsione del welfare nazionale
  • Luca Bagatin su Nobel a Pillay, uno schiaffo alla lotta contro l’antisemitismo
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgia, credimi: pace impossibile con la jihad
  • Leone Vincenzo su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata
  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti