
Molte cose vanno male nel Belpaese ma la cucina italiana va a gonfie vele. Vini, formaggi, pasta, ristorazione. La cucina italiana è la prima nel modo. È proclamata Patrimonio culturale immateriale dell’umanità dall’Unesco. L’organizzazione delle Nazioni unite per l’Educazione, la scienza e la cultura da New Delhi assegna il prestigioso primato alla cucina italiana nel suo insieme e non per un singolo piatto o prodotto, come avvenuto in altri casi in passato. L’arte del pizzaiolo napoletano, ad esempio, già nel 2017 fu premiato dall’Unesco.
Chi va alla Festa di Atreju, organizzata da Fratelli d’Italia a Roma, può gioire. Difatti la festa della destra italiana ha come titolo: “Sei diventata forte – L’Italia a testa alta”. L’appuntamento decanta tra politica e spettacolo i risultati del governo Meloni.
La presidente del Consiglio e presidente di Fratelli d’Italia è entusiasta della decisione dell’Unesco: «Siamo i primi al mondo a ottenere questo riconoscimento, che onora quello che siamo e la nostra identità». Aggiunge: «È un primato che ci inorgoglisce… Abbiamo vinto questa sfida insieme al popolo italiano». Si tratta di «un patrimonio millenario» di piatti e di cultura che genera ricchezza e occupazione. Il patriottismo dilaga. È «la vittoria di una Nazione straordinaria che, quando crede in sé stessa ed è consapevole di ciò che è in grado di fare, non ha rivali e può stupire il mondo». Quindi: «Viva la cucina italiana! Viva l’Italia!».
Indubbiamente è un risultato straordinario a livello internazionale. Peccato che non esista un premio Nobel della cucina, altrimenti il colpo sarebbe stato clamoroso. Ma tant’è. I problemi gravi non mancano anche se l’Italia ha il bilancio pubblico sotto controllo con il governo Meloni. I più deboli sono in ginocchio. Il perimetro dei diritti è sempre più ridotto, l’industria è in affanno, la precarietà del lavoro è ampia, i salari sono bassi, la sanità pubblica imbarca acqua mentre quella privata prospera, l’innovazione tecnologica è merce rara. Venerdì 12 dicembre scatta lo sciopero generale della Cgil «per modificare la manovra di bilancio 2026» dell’esecutivo. Maurizio Landini chiede l’aumento di salari e pensioni, gli investimenti nella sanità e nella scuola pubblica, il rilancio dell’industria in crisi, lo stop al riarmo.
Il peso internazionale dell’Italia è al lumicino. Giorgia Meloni tre anni fa ha vinto le elezioni politiche su posizioni populiste e sovraniste via via temperate con scelte moderate. Ma le decisioni oscillanti del governo, come quella di essere un attore ascoltato sia dall’Unione Europea sia dagli Usa di Trump, non giocano a favore né dell’Italia né di Meloni.
Rodolfo Ruocco

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