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Ocse e Istat vedono segnali di recessione

I nuovi dati OCSE pubblicati oggi sono un segnale d’allarme che il governo non può ignorare. L’organizzazione di Parigi ha tagliato le previsioni di crescita per l’Italia: +0,4% nel 2026 e +0,6% nel 2027, rispettivamente 0,2 e 0,1 punti percentuali in meno rispetto alle stime di dicembre.
Siamo di fronte all’ennesima revisione al ribasso in pochi mesi, su un’economia che già cresceva a ritmi tra i più bassi d’Europa.
L’OCSE prevede per l’area euro uno 0,8% quest’anno e 1,2% nel 2027, il doppio di quanto stimato per l’Italia. Francia e Germania, pur con le loro difficoltà, crescono molto più di noi. Non si tratta di un dato congiunturale legato solo ai dazi o alla guerra contro l’Iran: quei fattori colpiscono tutti, ma l’Italia parte già da una condizione strutturale di debolezza che la rende più esposta e meno resiliente.

di Salvatore Rondello | 27 Marzo 2026

I nuovi dati OCSE pubblicati oggi sono un segnale d’allarme che il governo non può ignorare.
L’organizzazione di Parigi ha tagliato le previsioni di crescita per l’Italia: +0,4% nel 2026 e +0,6% nel 2027, rispettivamente 0,2 e 0,1 punti percentuali in meno rispetto alle stime di dicembre.
Siamo di fronte all’ennesima revisione al ribasso in pochi mesi, su un’economia che già cresceva a ritmi tra i più bassi d’Europa.
L’OCSE prevede per l’area euro uno 0,8% quest’anno e 1,2% nel 2027, il doppio di quanto stimato per l’Italia. Francia e Germania, pur con le loro difficoltà, crescono molto più di noi.
Non si tratta di un dato congiunturale legato solo ai dazi o alla guerra contro l’Iran: quei fattori colpiscono tutti, ma l’Italia parte già da una condizione strutturale di debolezza che la rende più esposta e meno resiliente. Il governo ha guidato il Paese in questi anni senza una strategia per la crescita. Ha gestito i conti, ha inseguito le emergenze, ha rinviato le riforme. I risultati sono questi: un PIL che arranca, nonostante i soldi del PNRR; consumi che non ripartono; investimenti produttivi bloccati dalla burocrazia e dall’incertezza normativa; industria manifatturiera in declino inarrestabile. Il Documento di Finanza Pubblica che il governo presenterà ad aprile è l’ultimo appuntamento utile prima della manovra autunnale. Non può essere un esercizio puramente ragionieristico di manutenzione dei conti pubblici. Deve contenere una strategia credibile per il rilancio dello sviluppo: accelerazione degli investimenti pubblici, taglio dei costi dell’energia per le famiglie e le imprese, una vera politica industriale per i settori strategici, una drastica semplificazione a sostegno di chi vuole investire. Se anche il DEF si ridurrà a una rassicurazione sui saldi di bilancio, sarà un’altra occasione perduta. e i prossimi dati OCSE saranno ancora più preoccupanti di quelli di oggi.
Nel rapporto “Interim Economic Outlook”, l’Organizzazione sottolinea come il conflitto tra Israele, Usa e Iran stia mettendo alla prova la resilienza dell’economia mondiale che finora aveva beneficiato di condizioni finanziarie e di bilancio favorevoli e della domanda di tecnologie per l’IA.
In particolare, l’Organizzazione con sede a Parigi prevede che il Pil italiano si attesti a 0,4% quest’anno, in calo da 0,6% ipotizzato in dicembre, e a 0,6% l’anno prossimo, in calo rispetto a 0,7%.
Per l’inflazione, le stime Ocse prevedono un balzo a 2,4% dall’1,7% immaginato in dicembre mentre per il 2027 è stata confermata la proiezione a 1,8%.
Sottolineando la natura imprevedibile dell’evolversi del conflitto in Medio Oriente, l’Ocse ha detto che se la guerra dovesse continuare avrà ricadute sulla crescita globale e spingerà l’inflazione al rialzo.
Uno dei principali rischi al ribasso è rappresentato, si legge nel rapporto, dal fatto che problemi prolungati all’export dal Medio Oriente producano una più marcata reazione dei prezzi e acuiscano le carenze di materie prime.
Nel documento dell’Ocse si legge: “Questo scenario, o rendimenti inferiori alle attese dagli investimenti in IA, potrebbe innescare una revisione più ampia dei prezzi sui mercati finanziari, indebolire la domanda privata e aumentare i rischi per la stabilità finanziaria”.
Nella zona euro, la crescita è vista scendere dall’1,4% dello scorso anno allo 0,8% nel 2026 a causa dell’aumento dei prezzi dell’energia, prima di risalire all’1,2% nel 2027.
Mentre l’espansione fiscale in Germania sosterrà la crescita soprattutto nel 2027, una politica di bilancio più restrittiva rappresenterà un vento contrario per Italia e Francia.
Nel biennio, la terza economia della zona euro sarà il fanalino di coda del blocco ed è vista crescere alla metà della velocità della media del blocco stesso.
La Germania è vista crescere dello 0,8% quest’anno e dell’1,5% il prossimo e la Francia dello 0,8% quest’anno e dell’1,0% il prossimo. Per entrambe la stima per la crescita del 2026 è stata ridotta di 0,2 punti percentuali rispetto alle previsioni Ocse di dicembre mentre è rimasta invariata per l’anno prossimo.
L’Ocse ha detto che le previsioni si basano sull’assunto che i prezzi dell’energia evolvano in linea con i prezzi dei futures su petrolio e gas al 20 marzo.
Anche l’Istat nella “Nota sull’andamento dell’economia” fa delle stime al ribasso e scrive: “Il conflitto in Medio Oriente sta spingendo al rialzo il prezzo del petrolio e pesa sulle prospettive economiche globali per il 2026. Il conflitto in Medio Oriente sta determinando pressioni al rialzo sul prezzo del greggio, scontando il ruolo dell’Iran come produttore di petrolio e la rilevanza strategica dello Stretto di Hormuz come rotta mercantile. Si prefigura una tendenza generale al ribasso delle prospettive per l’economia mondiale nel 2026”.
Secondo l’Istat: “L’escalation del conflitto ha causato uno shock dal lato dell’offerta di prodotti energetici con potenziali effetti sistemici su crescita economica, occupazione e inflazione e che la dimensione dell’impatto economico della crisi attuale, di difficile valutazione al momento, dipenderà dalla sua persistenza e dall’eventuale compromissione delle infrastrutture estrattive o delle rotte di approvvigionamento”.
Sul fronte interno, il mercato del lavoro italiano mostra segnali di crescita. Dopo il brusco arresto del 2020 con la pandemia di Covid, il mercato del lavoro ha mostrato una fase di crescita sostenuta, culminata nel 2025 con il superamento della soglia dei 24 milioni di occupati. Tuttavia, l’Italia presenta tassi di inattività strutturalmente superiori alla media europea, con un divario di genere più elevato rispetto ai principali paesi dell’Ue27, confermando un modello di partecipazione al mercato del lavoro storicamente caratterizzato da una bassa occupazione femminile, seppur in crescita rilevante negli ultimi anni, e da un’elevata incidenza di inattività tra le donne.
Però, come sappiamo, l’aumento dell’occupazione non sempre accompagna la crescita economica. Nel caso italiano sono in crescita i servizi con scarso valore aggiunto, mentre la produttività industriale e quella ad alta tecnologia perdono quota. Inoltre, sono quasi inesistenti gli investimenti nella ricerca scientifica, la creazione di nuovi prodotti e brevetti.

Salvatore Rondello

Pubblicato in : Economia, Editoriale

Info Salvatore Rondello

Salvatore Rondello è nato a Trapani il 11 luglio 1954. Dal 1982 vive e lavora a Roma.
Dopo aver conseguito la maturità con il massimo dei voti, ha proseguito gli studi in economia e commercio presso l’Università degli Studi di Venezia “Ca’ Foscari”.
Studioso di problematiche sociali, economiche e politiche con particolare attenzione alle tematiche del credito, del welfare e del mercato del lavoro, ha organizzato diversi convegni ai quali sono intervenuti importanti personalità del mondo accademico, politico e sindacale.
Opinionista, consulente artistico e poeta, ha coordinato diversi dibattiti culturali tra i quali sono annoverati diverse presentazioni di nuove pubblicazioni librarie.
Alcuni suoi scritti sono stati pubblicati in diverse riviste e quotidiani. Da settembre 2016 collabora con la Redazione del quotidiano “Avanti on line”.
Nel febbraio 2015 pubblica per Aletti Editore la raccolta di poesie “Vagazioni” classificata finalista nella II edizione del Premio Internazionale “Salvatore Quasimodo”.
Si è sempre battuto socialmente per la tutela del patrimonio artistico e naturale, per la diffusione della cultura, per la difesa Resistenza dei diritti umani e dei valori della Costituzione della Repubblica Italiana nata dalla Resistenza.

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