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Occorre tassare il Commercio Elettronico

di Roberto Fronzuti | 8 Gennaio 2017

Il titolo può trarre in inganno, senza una doverosa premessa per i lettori che non conoscono il commercio elettronico, Trattasi di una pratica commerciale che vede all’opera delle potenze dell’economia mondiale, quali Amazon ed altri. In che cosa consiste questo sistema di vendita? Voi vi collegate con il sito dell’azienda che offre le merci, scegliete l’acquisto, pagate con carta di credito e l’oggetto vi viene consegnato tramite le poste o un corriere privato. Fin qui tutto bene; è tutto perfettamente legale; ma c’è qualcosa che non quadra. Ed è bene spiegarsi…

Le aziende che praticano il commercio elettronico utilizzano dei grandi capannoni, con personale specializzato che svolge un lavoro tipo cottimo, ottimizzando i ricavi.  Anche in funzione dei grandi quantitativi acquistati, le società che praticano il commercio elettronico, riescono ad ottenere dei prezzi particolarmente favorevoli dalle case che producono abbigliamento, calzature e tutto un universo di beni,  Molto spesso, gli operatori del settore delle vendite a mezzo internet, scelgono anche la sede fiscale, da dove parte la fatturazione, pur avendo la sede operativa in Italia. In buona sostanza, scelgono una sorta di paradiso fiscale, dove la tassazione è agevolata.

Purtroppo, il commercio elettronico non è un settore a sé stante, ma fa parte del grande sistema della distribuzione, dove pullulano centinaia di miglia di imprese a carattere familiare, che danno lavoro a milioni di persone. Questo è il nocciolo della questione. In Italia chiudono tutti i giorni 50 negozi che non riaprono più, con migliaia di posti di lavoro che si perdono. Ma sono delle ”morti” singole quelle delle piccole attività che chiudono, che non fanno notizia. Lo stillicidio quotidiano di posti di lavoro non smuove la cronaca, i grandi media. Resistono i negozi centrali delle grandi città, ma nelle periferie e nell’hinterland è un’ecatombe di negozi chiusi,  Con le strade cittadine desertificate, che diventano più brutte e pericolose. E allora che fare?

Noi pensiamo che la l’iniziativa privata non si debba ostacolare e che  il libero mercato debba essere la regola, ma con delle eccezioni. Le aziende che operano nel campo della commercio elettronico, vanno tassate su ogni pacchetto che viene consegnato a domicilio. Anche loro, al pari dei commercianti devono pagare le tasse. In tal modo, si riequilibra il mercato, oggi troppo favorevole ai colossi di internet. I commercianti pagano affitti salati, la tassa sulle insegne, l’imu, la tari, l’rpef, l’iva, ed altro ancora,

Come si può ben considerare la partita in gioco è molto importante; da un lato delle multinazionale che hanno accumulato ingenti ricchezze, e dall’altra c’è la perdita certa di milioni di posti di lavoro.

Fra le cause riflesse, c’è il fatto che la chiusura graduale, ma massiccia delle attività commerciali, porta ad una drastica diminuzione degli introiti fiscali dei comuni. Negli Stati Uniti, numerosi comuni sono letteralmente falliti, a causa della diminuzione dei negozi e conseguentemente di una netta diminuzione di entrata per tasse.

Roberto Fronzuti

Pubblicato in : Primo pianoTag: azienda, economia mondiale, italia, iva, lavoro, mercato, notizia, persone, posti di lavoro, stati uniti, tassa, tasse

Info Roberto Fronzuti

Fronzuti Roberto, editore e giornalista. Nel 1967 Inizia l’attività giornalistica collaborando con varie testate. Nel 1968 Fonda e tuttora dirige il settimanale d’informazione “L’Eco di Milano e Provincia”. Ha fondato le riviste di settore mensili, “Stampare” e la pubblicazione “F & C Magazine” tradotta anche in inglese e spedita in altri paesi. Dal 1970 al 1980 ricopre incarichi a livello amministrativo nel Comune di San Donato Milanese, nel ruolo di assessore alle Finanze e Commercio. Nel 1992, su nomina del Presidente dell’0rdine dei Giornalisti, entra nel Consiglio di Presidenza dell’Istituto per formazione al Giornalismo Carlo De Martino. Dal 1992-1997, viene eletto nel Consiglio direttivo dell’Associazione Lombarda dei giornalisti. Dal 1997 ad oggi, è Segretario Nazionale della Associazione onlus “Tribunale per la Tutela della Salute”.
Ad oggi, Editorialista del settimanale on-line www.pensalibero.it, dal 1
gennaio 2016 è stato nominato direttore de Il Globulo, la rivista dei Donatori di Sangue dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Luciano Priori Friggi

    23 Gennaio 2017 alle 11:57

    Non mi trova d’accordo.

    Rispondi

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