La quotidiana piccola navigazione mentre stiamo in bilico su voragini non solo economiche ma prima ancora istituzionali che stanno per ingoiarci, non serve a molto, se non a peggiorare la situazione.

Sostiene Fassina che incalzare il governo sul tema delle riforme significhi automaticamente volerne provocare la repentina caduta, sottintendendo ovviamente a questa sua perentoria affermazione due postille: la prima, che il governo attuale sia nato per fare tutt’altro; la seconda, che chiedere riforme sia un atto da irresponsabili.
Ora, ci pare di ricordare che, già nel suo discorso in Parlamento, il Premier Letta avesse posto come obbiettivo principale del suo governo le riforme, mettendo addirittura una scadenza – via via posticipata, prima di tre mesi, poi di sei, poi di diciotto, ma non disperiamo in nuovi rinvii – entro la quale gli italiani avrebbero potuto giudicare sia la bontà delle sue intenzioni, sia l’effettiva riuscita di tale progetto riformatore.
Dunque, a lume di semplice e rigorosa logica, si dovrebbe legittimamente poter dire che ricordare al governo ed al Premier l’impegno preso con il Parlamento e con gli italiani non sia un atto sovversivo che mira a sconvolgere equilibrio ed assetto della compagine governativa, ma al più un esercizio di buona memoria unita ad una minima apertura di credito sulle parole spese – che poi la sottoscritta non ci abbia creduto dall’inizio è altra storia, ma questo non inficia la possibilità che buona parte degli italiani, del tutto in buona fede, lo abbiano invece fatto.
Suona quindi oltremodo inquietante, per non dire paradossale, che un esponente di governo come il Viceministro all’Economia Fassina con la sua dichiarazione capovolga i termini della questione, sostenendo implicitamente che in realtà questo governo debba incaricarsi di altre cose, piuttosto che essere incalzato sul tema delle riforme. Soprattutto se si guarda a quanto è stato fatto fin qui. Un balletto interminabile e non ancora concluso sull’Imu, un provvedimento tanto strombazzato quanto fallimentare per l’occupazione giovanile, un sicuro ma rimandato fino all’ultimo aumento dell’Iva, una legge di stabilità che fa acqua da tutte le parti, fondata sul solito giochino del togli da una parte ed aggiungi dall’altra, cambia il nome alle imposte, non tagliare la spesa, non aggredire il debito, non incentivare la ripresa. E sarà un caso che l’Italia sia l’unico paese europeo a non risentire del miglioramento degli indicatori economici, ma qui siamo di vecchia scuola pragmatica ed ai casi non ci crediamo, piuttosto contiamo sulle dita per renderci conto che la somma dei casi fa sempre e comunque un dato di fatto.
Sulle riforme, quelle promesse dal Premier fin dal suo insediamento, stiamo a zero, come le chiacchiere. Eppure ormai lo hanno capito anche i bambini che questo paese, senza un processo sistematico ed efficace di riforme vere, e non fasulle, non ha nessuna possibilità di ripresa perchè è ormai tragicamente avvitato sulla lunga e cancerosa sequenza di rinvii, aggiustamenti al peggio, compromessi al ribasso, che hanno consumato fino all’implosione
l’impianto logoro su cui si è fin qui poggiato.
Quindi, la quotidiana piccola navigazione fra un provvedimento tampone che chiude alla meno peggio una falla intanto che ne apre un’altra, mentre stiamo in bilico su voragini non solo economiche ma prima ancora istituzionali che stanno per ingoiarci, non serve a molto, se non a peggiorare la situazione.
Intanto la nostra politica sembra colta dalla sindrome della scissione incontrollata, ovunque si dividono e si riuniscono, sotto nomi diversi ma con tutti i vecchi vizi, movimenti sempre più “ini” e sempre meno rappresentativi delle istanze sociali, ma sempre più rappresentativi, invece, di una classe dirigente fallita ed agonizzante ma ancora impegnata con l’ultimo sussulto vitale ad aggrapparsi al proprio residuo potere.
Intanto l’Europa legge la nostra legge di bilancio per quella che è, un altro trucco contabile che non maschera più le nostre abissali manchevolezze, e mentre si eccitano le masse alla rivolta in nome del recupero della sovranità popolare contro gli eurocrati, ci si dimentica sempre di dire che siamo noi i responsabili della nostra drammatica situazione, che il debito pubblico che ci divora è figlio solo ed esclusivamente della nostra irresponsabilità e della pessima politica che abbiamo delegato a rappresentarla, e che prima di cambiare l’Europa ed i nostri rapporti con le sue istituzioni, dovremmo ragionevolmente cambiare noi stessi per riacquistare una credibilità oggettiva che può nascere solo da una profonda mutazione politica, sociale e prima ancora civile.
Dunque, secondo il teorema Fassina, preferiamo agire da irresponsabili e ricordare ogni giorno a questo governo il suo impegno: o riforme o morte. Tertium non datur.

Beh, direi che i nostri morti segnano lo spazio fisico e morale più impegnativo per noi e per la libertà stessa. A maggior ragione se siamo atei.
Lo capisco e lo rispetto, ma quello che è valido per te non lo è per me. Il passato muore, le persone care se ne vanno, i luoghi non esistono piu’, come le persone, se non nel ricordo. Il luogo dove vivo è la mia casa e il mio Heimat, penso solo di essere ritornato nel posto dove avrei sempre dovuto essere.
Paolo, per me l’Italia è Heimat, Heimat sgangherato ma Heimat. E quando il tempo ti costringerà a ricucirti così come costringe tutti, anche tu lo vedrai.
Paolo, per me l’Italia è Heimat, Heimat sgangherato ma Heimat. E quando il tempo ti costringerà a ricucirti così come costringe tutti, anche tu lo scoprirai.
Marzio, mi diventi come il Berlusca, vedi complotti a ogni angolo, trame, una specie di risiko mentale, ora ci infili anche l’Ucraina….e allora? Forse sei rimasto ai tempi di quella pubblicità in cui uno sprovveduto si trovava in Ukraina tra le contadine…..ma guarda che questi Paesi sono già piu avanti dell’Italia, sono stato 2 volte in Polonia e ti assicuro che i luoghi comuni sull’est europa sono stati spazzati via in un attimo!
La France…..ti sembrerà strano, ma non è stata grande solo perché gli altri glielo han fatto credere….certo Hollande ha il 20% di opinioni favorevoli, il piu’ basso livello raggiunto da un Presidente francese, ma non fare come si dice in Toscana, cencio dice male di straccio…..purtroppo, volente o nolente, accetta il fatto che sebbene pure qui la crisi si senta, prima di arrivare ai disastri dell’Italia non basterebbero 50 anni,e quindi….chapeau! Per questo consiglio, a chi è giovane, non di lottare per una battaglia persa, ma di salvare la pelle e andare a vivere altrove, perché sprecare la vita per una bandiera, proprio no, non per questi politici.
Paolo, la Tav non serve per andare più veloci da Parigi a Milano ma per integrare l’Ucraina in Europa, questo il grande disegno: accerchiare la Russia da sud. Se sul versante francese tutto fila liscio la cosa dovrebbe preoccuparti, significa che la tua amata Francia è un paesucolo di jasager, ben irreggimentati dietro una grandezza da due lire e miope. D’altra parte una volta morto l’esprit de finesse, quello geometrique è tanto che boccheggia. Solo i francesi non se ne accorgono, così entusiasti di ciò che il resto del mondo ha permesso loro di credere su se stessi.
Condivido con Michele. D.
Marzio è l’Italia che è, ancora una volta, retrograda e cocciuta, per la TAV lato francese nessuna protesta degli abitanti di quei luoghi, per il lato italiano tutta una tragedia per una linea che invece sarà utile, certo se te vivi arroccato nella tua città e non ti muovi, aboliamo i treni, chiudiamo gli aeroporti e alleviamo i cavalli, cosi per andare da Firenze a Pisa ci metti mezza giornata! Fai un po’ te! Ti dico solo che nel 2001 per andare da Parigi a Basilea ci mettevo quasi 6 ore, ore ce ne metto 3!
L’Italia non ha fatto un mercato mediterraneo perché USA, Gran Bretagna e Francia lo hanno impedito, e la macellazione di Gheddafi lo conferma, come domani la “macellazione” di Berlusconi. Intanto a Kiev si protesta contro l’integrazione in Europa, ma il Val di Susa, la Tav, che porterà l’Atlantico nel mar Nero, deve procedere come una conquista ineluttabile della civiltà, celando le sue vere finalità militari e geopolitche. Queste sono le carte da giocare, l’Italia si salverà solo di rinterzo, usando la sponda della politica estera con conseguenti benefici nella politica interna. Ma è il solito qui pro quo, se la Cavour gira a reclamizzare le scarabattole dell’Agusta e della Finmeccanica, non con la finalità di una nostra marina e forza armata all’altezza dei tempi, ma semplicemente perché armare gli altri aiuta il lavoro, mentre armare noi stessi va contro un trattato di pace di quasi settant’anni fa, cosa possiamo sperare? Che l’Europa ci detti le cosine da fare, mentre non solo la Gran Bretagna, ma Francia e Germania, la prima militarmente e la seconda economicamente, si sono create spazi in cui l’Europa non osa mettere bocca. E poi sull’Europa va detto che i suoi estimatori obbediscono in tutte le nazioni a due schiere, quella degli ingenui ottocentisti convinti che siano state le guerre a distruggere il continente, e quella più furba degli europarassiti, per coinvolgimento diretto o per indotto. Questa seconda schiera sta crescendo e costituisce un vero ceto reazionario, blindato eversivo e socialmente pericoloso, un ceto che si pavoneggia dei cascami d’un cosmopolitismo morto e defunto, e che è colluso coi centri dell’informazione e della manipolazione non solo delle notizie ma del sapere tout court. Per la buona memoria degli ottocentisti ingenui.
Uscire dall’Europa e dall’euro oggi è un vero e proprio suicidio che solo qualche demagogo da strapazzo può invocare e, difatti sono quegli stessi demagoghi che predicano da 10 anni la ” decrescita felice” quando si sta assistendo ad una decrescita infelice. Però venti anni fa l’Italia era in una posizione ottimale per creare un ” mercato del Mediterraneo” che fosse una specie di Comunità del mediterraneo o una specie di Commonwelt del mediterraneo e non lo ha fatto per insipienza ed incapacità dei nostri politici. Oggi, invece che ricca ed invidiata, l’Italia è una specie di paria della Comunità Europea guardato a vista ( non senza ragioni) dal resto d’Europa come una specie di imbroglioncello da quattro soldi che cerca di sgaiattolare per non rispettare poche e semplici norme che pure un bambino svedese di dieci anni riesce a comprendere e seguire. Riforme ? Se ne sente parlare da venti anni, praticamente da tutti i governi, che magnificano il loro operato in tal senso e mai che si sia fatto qualcosa. Perché il governo Letta dovrebbe essere diverso dai suoi illustri(ah ah ah) predecessori?
Dico semplicemente che l’Italia, che è causa dei suoi mal, piangerà se stessa e l’Europa della quale fa parte, o la salva o la distrugge, Renzi è fuori tempo massimo, per cui inutile al Paese, ma come ho detto, solo alla sua carriera a ai suoi benefici, chi crede il contrario si illude. L’Italia è nel precipizio, altro che spirale!
Questioni di punti di vista Paolo, per me sbagli tu, e lo dimostra il tuo ancoraggio paralizzante al mitico andare avanti o indietro. Ma che significa? Che vuol dire? Non vedi che siamo infilati in una spirale?
No Marzio, qui sbagli, il tuo discorso è lo stesso di Marine Le Pen (ogni Paese ha le sue Marine….), ma è impossibile quanto inutile, visto che indietro non si torna.
Evidentemente quando parli di uscire dall’ Europa non capisci che sarebbe un suicidio totale e che invece la realizzazione di un’ Europa migliore è possibile.
Difficile e lungo, ma ti ripeto, indietro non si puo’ tornare.
Tertium datur, eccome: uscire dall’Europa e farci il nostro mercato mediterraneo come la Germania se l’è fatto solo per sé negli ex paesi comunisti. Ma occorrono uomini per questo, e gli uomini non ci sono più.