E se l’avesse fatto Berlusconi? E se, come si è chiesto Massimo Mucchetti, senatore PD ma anche ex vice direttore del Corriere, lo stesso Berlusconi ora comprasse il Corriere della Sera? Sono domande scontate. Ma vale la pena di farle. I cipigliosi miliziani delle libertà e del pluralismo, potrebbero magari vergognarsi almeno un po’. E, in ogni caso, il loro silenzio ci fa capire tutto.
Ma, schermaglie polemiche a parte, il nascente Polo editoriale Repubblica-Stampa (con appendice del Secolo XIX) merita qualche considerazioni serena: si tratta, infatti, di un importante riassetto della stampa italiana alla vigilia dell’entrata in vigore di una legge elettorale truffaldina e del passaggio dal bi al mono cameralismo. Libera stampa e pluralismo, in siffatta cornice, non sono bruscolini.
La prima e più importante: la soglia del 20% di massima concentrazione consentita viene superata. Qualcuno dice che si arriva al 22% e oltre, considerando che il gruppo Repubblica-Espresso è titolare di una serie di giornali e radio locali e La Stampa si porta dietro anche il Secolo XIX. Contrariamente a qualche alfiere del pluralismo pro domo sua ( e chissenefrega degli altri) noi non ignoriamo che la stampa attraversa una crisi gravissima. Se ci riferissimo esclusivamente ai giornali cartacei, dovremmo concludere che le copie vendute non sono oggi nemmeno un terzo, rispetto a dieci o quindici anni fa. Al primo posto, Repubblica, con 223.609 copie, poi il Corriere con 221.844 copie, mentre Il Sole 24 Ore si ferma a 85.438 copie. Tanto per capire, in passato Corriere e Repubblica oscillavano tra 700 e 850 mila. Se si aggiungono le copie telematiche, il Corriere della Sera riconquista la prima posizione con 390.000 copie. Siamo ben lontani dai numeri del passato, che, pure, apparivano striminziti se paragonati a quelli di altri Paesi più o meno sviluppati. Dunque, di fronte ad una crisi siffatta, non si può a cuor leggero ignorare la necessità di un generale riassetto per ragioni di sopravvivenza. Il limite del 20% di quota di mercato non è più attuale? Parliamone alla luce del sole. Ma non consentiamo ad alcuni ciò che viene vietato ad altri.
In secondo luogo: l’operazione Repubblica- Stampa non conferma solo il disimpegno della FIAT dall’Italia e, dunque, anche dall’editoria italiana. E’ un riassetto sulla difensiva. A conferma c’è l’impennata dei prepensionamenti di giornalisti e delle dichiarazioni di stato di crisi. E c’è il rifinanziamento delle provvidenze pubbliche dopo la bocciatura di un emendamento soppressivo dei Cinque Stelle, qualche mese fa, da parte della Camera.
Infine: resta irrisolto il più grande dei problemi della stampa italiana. La commistione di interesse. I rapporti incestuosi di sempre, vengono confermati. I giornali non sono in mano a editori puri che mirano a trarre profitto esclusivamente dai giornali posseduti. Si comprano e tengono giornali in deficit permanenti per trarre profitto indiretto. Si guardi, come ultimo esempio, alle disavventure continue dell’Unità, resuscitata da Renzi e già alla canna del gas.
In conclusione: il quadro della stampa italiana continua ad essere scurissimo. L’operazione Repubblica-Stampa non merita di essere demonizzata ma nemmeno pare l’inizio di una nuova era. Nascondere la verità o dispensare verità di comodo non farebbe che aggravarla.

L’ha fatta con i libri con le tv…
Appunto. E le prefiche scandalizzate di allora oggi si sono cucita la bocca.
ecco…