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“I piccoli svolazzamenti” di Verdini puntano al bersaglio grosso

Possono rientrare nella grande partita, puntare al bersaglio grosso (la modifica dell’Italicum) e divenire utili anche al Premier.

di Daniele Marchetti | 6 Marzo 2016

“La legge elettorale non si tocca”: l’ordine di scuderia impartito da Palazzo Chigi tiene fermamente il punto  e nessuno, neppure i tanti infuocati grillini, al momento sembra voler riaprire una partita assai complicata e, per tutti, pericolosa. Eppure il Premier sa bene che i rischi sono molto elevati, che il premio alla lista può diventare un’arma a doppio taglio e che difficilmente potrà replicare la performance elettorale delle europee 2014 e vincere al primo turno.
Ecco che i “piccoli -ma meditati ed assai accorti- svolazzamenti” di Verdini possono rientrare nella grande partita, puntare al bersaglio grosso (la modifica dell’Italicum) e divenire utili anche al Premier. Tempi e spazi politici ce ne sono nonostante l’intramontabile ed ineludibile ipotesi di ricorso al voto anticipato.

L’idea del grande centro, ventilata dal prof. D’Alimonte, che dovrebbe passare per l’aggregazione tra Ala e Scelta Civica con successiva incorporazione di Area Popolare, deve fare i conti in primo luogo con le dinamiche interne al PD. Se dal “partitone” dovesse uscire l’ala sinistra e divenire in tutto e per tutto il Partito della Nazione la partita sarebbe chiusa: il futuribile “grande” centro non servirebbe più, le varie anime e i vari svolazzamenti centristi potrebbero confluire -senza rinnegare il proprio passato- direttamente nel partito del Premier e l’Italicum sarebbe salvo.

Ma se il PD, nonostante le continue baruffe interne ed i complotti -più o meno credibili- per sostituire il segretario, dovesse comunque marciare di conserva, un centro consistente capace di superare abbondantemente lo sbarramento del 3% e divenire un elemento determinante al ballottaggio, servirebbe eccome.

Ecco che “il piano Verdini” con la fondazione -per incorporazioni lente e successive “in queste cose-ha ricordato Verdini a Porta a Porta- non bisogna avere furia”- di un robusto partito centrista e la conseguente modifica della legge elettorale, potrebbero tornare assai utili non solo al Premier ma all’intera area di Governo.

In tale prospettiva, facendo salva la filosofia del premio alla lista più votata -a cui potrebbe essere comunque garantita una porzione maggioritaria del premio di maggioranza-, bisognerebbe trovare un escamotage tecnico (a cui, secondo quanto è dato capire, si sta già alacremente lavorando) per riservare una quota parte (porzione minoritaria) del premio alle liste che avendo superato la soglia di sbarramento, si sono -formalmente- “coalizzate” al secondo turno.

Un passaggio assolutamente non semplice e non proprio indolore (il PD dovrebbe rinunciate a decine di ambite poltrone) capace, fra l’altro, di innescare dinamiche difficili da prevedere e governare. Scoperchiare una pentola chiusa a forza con un mal digerito voto di fiducia potrebbe rivelarsi tutt’altro che propizio.
L’idea dei piccoli svolazzamenti, appare assai saggia anche per Renzi.

Pubblicato in : Primo pianoTag: conti, denis verdini, governo, legge elettorale, nazione, palazzo chigi, pd, renzi, voto di fiducia

Info Daniele Marchetti

Nato a Lucca nel gennaio 1965, sposato e padre di un furetto di nome Filippo, risiede a Firenze. Laureato in Scienze Biologiche, specializzato in Epistemologia presso l’Università degli Studi di Pisa e perfezionato in “Bioetica e Biotecnologie” all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dal 1997 è abilitato alla professione di Biologo e dal 2003 è giornalista iscritto all’Ordine della Toscana e Direttore di alcuni periodici lucchesi. Già ricercatore presso l’Università degli studi di Firenze e titolare di una borsa di ricerca del Ministero degli Affari Esteri (bandita dall’Istituto Agronomico per l’Oltremare), nel 2000 ha pubblicato per lo Studio Editoriale Fiorentino (S.E.F.) il volume “L’Italia delle Agro-Biotecnologie”. Appassionato da sempre di politica (quella pensata più di quella “realizzata”), nel 2001 entra in Consiglio regionale della Toscana come funzionario e nel 2009 guida, con la carica di Dirigente, una Segreteria Istituzionale. Dal 2010 ha rivestito l’incarico di Responsabile dell’Ufficio stampa di un influente Gruppo consiliare.

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