Ma non parlerò di questo nè del terremoto nè del fertilityday. Lo faranno in millanta.
Non parlerò nemmeno di Romeo, no non quello Giulietta ma della Virgin. L’attivista a Cinque Stelle promosso da semplice funzionario del Comune a capo segreteria del Sindaco. Sindaca mi rifiuto di dirlo. E’ un mio vezzo.
Si si, il capostaff, quello che fa outing, dopo il fuggifuggi dei 5 , ma guarda caso, confessa che “Ci sono stati degli errori nelle delibere di nomina, anche sulla mia. Ma era agosto, faceva caldo…ma il mio compenso (o stipendio o appannaggio che dir si voglia ndr), sarà ridotto.”
E, non so perchè, giurin giurello, , mi sovviene il Vecchio Silva Stendere, da verbo a secondo nome non si sa come, del Giornalino di Gian Burrasca. Al di là delle intenzioni del Vamba, il Vecchio Silva Stendere diventa anche un ottimo accostamento per prendere in giro qualche amico non tanto dalla voce baritonale, quanto che proprio ‘gna fà più (cit.)
Dunque si rimane sul vago. E si danno consigli per altro non richiesti a questi giovani e giovanissimi conducatores del nuovo e dell’onesto. A loro dire. E non solo nell’Urbe.
“Progettare come idea di passato presente futuro. In uno Stato amico”
“Mandare avanti un progetto, come indica la derivazione della parola significa estrarre da sé un’idea in modo tale che acquisti una propria autonomia e sia realizzata non soltanto dagli sforzi di chi l’ha originata ma anche da quelli indipendenti dal proprio Io.”
Se gli obiettivi assegnati sono impegnativi e/o critici a sufficienza per garantire il successo del progetto è necessario disporre non solo di risorse umane adeguate in qualità e quantità, ma anche tecniche e finanziarie.
Tra conservazione e innovazione c’è un’identità che affonda nelle nostre radici, di cui siamo e dobbiamo essere orgogliosi, punto fondamentale di riferimento che ci indica la strada del futuro per i nostri figli onorando il passato per i nostri progenitori e vivendo il nostro presente. La creatività della gente italica non è uno stereotipo, ma il frutto di un’attenzione e interazione con il nostro patrimonio culturale, un rapporto millenario e inestricabile, un connubio tra natura e arte.
Occorre dunque buttare alle ortiche il senso di insoddisfazione e il deprimente e masochistico atteggiamento che serpeggia nel nostro paese ormai da tempo. Personaggi di livello, che di arte se ne intendono, considerano l’Italia il paese più bello del mondo in assoluto. E per questo bisogna ritrovare l’orgoglio, senza vantarsi a sproposito ma senza autoflagellarsi con sensi di colpa. E’ realmente la culla della civiltà e la creatività va difesa insieme ai beni culturali, come asset strategico del paese. Perché questi, insieme alla natura, ancorché bistrattata e tartassata dall’uomo e da eventi atmosferici non del tutto prevedibili con questa intensità, sono la nostra vera ricchezza.
Il nostro core business, ci dicono i sociologi, non è l’innovazione. E’ velleitario pensare di competere nello scenario della globalizzazione con Cina e India su questo piano come fanno Usa e Germania, ma è stupido altresì non rendersi conto che questi paesi non hanno le nostre capacità creative e dunque le nostre possibilità. Hanno sì, altre capacità magari tecnologiche, e forse maggiori capacità progettuali. Sono queste le uniche competenze che abbiamo da prendere in prestito. Dall’est e dall’ovest vengono da noi a osservare ammirare e fotografare. Il nostro compito è quello di mantenere e valorizzare il nostro patrimonio rendendolo fruibile a noi e agli altri e progettare eventi e cose che con il minimo costo potrebbero offrire enorme beneficio. Anche economico. Ma evidentemente non ci riusciamo, altrimenti saremmo megaricchi. Stato enti locali e cittadini dovrebbero stringersi in catena e difendere con tutte le forze le nostre ricchezze senza farsele scippare, e cederle a caro prezzo. Italia patrimonio dell’umanità? Certo, ma non possiamo a ogni piè sospinto farci bacchettare sulle mani da chi, forse per invidia e, questo pensiero mi attanaglia, non possiede le nostre risorse umane. Da chi ci vuole affossare a tutti i costi.
E lo stato, il nostro, deve fare il proprio dovere perché i cittadini possano attivare progetti e portarli a termine, con coraggio. Restituire fiducia con una sorta di defiscalizzazione, di sburocratizzazione necessarie per dare respiro a una reale ripresa. Compito della politica è progettare un Paese felice, come recita, esempio da seguire, la Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti di oltre due secoli fa secondo cui è giusto il desiderio di felicità.
Compito dello Stato è armonizzare le singole volontà, rimuovere ostacoli e non crearli e garantire un quadro normativo di riferimento certo e forte. Deve lasciare fare, e lasciare fare bene i singoli, non sostituirsi a loro. Deve liberare energie private, unica vera risorsa creativa e non dispotica, intervenendo solo in extrema ratio, secondo il principio di sussidiarietà qualora il privato non fosse in grado di agire da sé.
Nota a margine
Ha del miracoloso il ritrovamento di un altro Romeo, decisamente più simpatico, il golden retriever durante le operazioni di recupero. Dopo ben 9 giorni. I pompieri: «Da pelle d’oca». E ci credo e che sia di buon auspicio.
Carla Cerretelli

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