La politica sembra avere imboccato la strada per modificare l’assetto delle aggregazioni dei Partiti facendo ciò che le auspicate e invocate riforme non sono riuscite a fare.
La mossa dell’ex sindaco di Roma e Segretario del Partito Democratico Walter Veltroni di non ripetere l’esperienza passata con l’ammucchiata di “tutti dentro” ma correre da “solo” ha spiazzato tutti costringendo gli altri partiti a cercare strade analoghe, a partire dalla compagine avversaria o meglio dal leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi che ha convinto, a sorpresa, Gianfranco Fini a portare AN dentro il Partito delle Libertà con tanto di rinuncia al suo simbolo.
Ma dalla purezza delle intenzioni iniziali si è poi scesi a patti. Il PD ha imbarcato l’Italia dei Valori di Di Pietro che, federato, corre con le proprie insegne. Dall’altra parte, nel PdL, c’è la federazione con la Lega che si presenterà con il proprio simbolo grazie al trucco di essere Partito presente solo al nord. La stessa cosa sembra essere in via di definizione in Sicilia con la il Movimento per l’Autonomia di Raffaele Lombardo.
Dal vecchio centro destra rimarrebbe fuori l’UDC di Casini il quale non vuol rinunciare al simbolo e in quanto partito “nazionale” gli è precluso l’accesso all’alleanza. (I neonati Rosa Bianca e la lista Ferrara sono ancora oggetti misteriosi che potrebbero “ballare una sola estate”). Si vedrà.
Ma le conseguenze più forti si hanno nel centro sinistra. Se alla sinistra del PD è nata la “Cosa Rossa” con il raggruppamento Arcobaleno che raccoglie Comunisti Italiani, Verdi, Rifondazione e Sinistra Democratica, rimangono fuori Radicali e Sdi. Insomma per questi ultimi non vale ciò che si consente a Di Pietro, non c’è pari dignità politica.
Un errore che il PD, se questo Paese avesse coscienza di se, dovrebbe pagare in termini di consenso ma le risposte fin qui emerse dai sondaggi sembrano andare nel senso opposto.
Si dimentica che il socialismo è stato il motore del riformismo italiano, come lo è stato in Europa, e che il socialismo e la socialdemocrazia sono l’alternativa ai conservatori.
Queste considerazioni ci portano a dire che non può essere il PD il Partito riformista che serve all’Italia.
La confluenza nel PD dei DS e Margherita ha dato vita ad una componente spuria che, nonostante la buona volontà, farà nascere dei conflitti, gli stessi conflitti che sono scoppiati all’interno della coalizione della quale entrambi facevano parte.
La mancanza di un partito riformista e laico, senza essere laicista, priva lo schieramento che si contrappone al Partito delle Libertà di una spinta di modernità e di uno stimolo a valorizzare la laicità dello Stato che a parole alcuni sostengono, ma solo a parole. Questa carenza si farà sentire nella compagine che ha al suo interno cattolici integralisti e persone che pur essendo di sinistra sembra abbiano timore a comportarsi come tali per timore di non essere abbastanza “progressisti”.
Perciò bene le novità e la semplificazione nella politica italiana ma le contraddizioni che sembrano emergere non lasciano del tutto tranquilli. Aspettiamo le elezioni con l’ottimismo della volontà ma anche con la curiosità di vedere se quella annunciata sarà una vera rivoluzione o soltanto una fase di transizione che alla fine faccia si che “qualcosa cambi perché tutto rimanga come prima”.
Marcello Paris

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