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Non spingete, scappiamo anche noi!

di Roberto Caputo | 26 Giugno 2017

Cantava così una famosa canzone dei Gufi e ben si presta a descrivere una classe politica di amministratori locali letteralmente azzerata nelle ultime elezioni. Ma le riflessioni non si fanno mai a caldo, si fanno a bocce ferme, ma con coraggio. Qualche autocritica e qualche dimissione non ci starebbe poi così male, come d’altronde avviene negli altri paesi d’Europa di fronte a una debacle di queste proporzioni. Caduta anche la cosiddetta Stalingrado d’Italia, Sesto San Giovanni, anche se non c’è da meravigliarsi dopo gli infiniti errori commessi, la scelta di una candidata a sindaco uscente quanto debole e il rifiuto di legarsi a liste civiche locali. Sesto San Giovanni è ai confini con Milano e questo dovrebbe farci pensare. Ma si è perso anche a Genova e La Spezia, due città che esprimono due ministri molto potenti. Eppure, non vi erano divisioni nella sinistra che si è presentata tutta unita. I problemi, allora, sono altri. Per esempio campagne elettorali tutte all’interno a caccia di preferenze ma ben poco sul territorio, il non accorgersi che la realtà stava rapidamente mutando, il non considerare questioni come quella dell’immigrazione, della sicurezza e del disagio sociale, soprattutto nelle periferie, montate senza nessun controllo. I salotti, gli attori, i cantanti sono portatori di grandi consensi mediatici, ma di pochi consensi elettorali. I cittadini vivono altre condizioni, vanno bene le marce per l’accoglienza, ma poi bisogna saper accogliere e gestire una realtà che, purtroppo, spesso sfocia in scontri tra deboli e poveri. Quando perdono e male i sindaci uscenti vuol dire che si è amministrato male, mentre la buona amministrazione era sempre stato un valore riconosciuto alla sinistra. La marea montante del centrodestra potrebbe essere un momento di grave disaffezione, ma non va certamente sottovalutata come sta, invece, avvenendo. Gli elettori si allontanano sempre di più dalle urne e questo vuol dire che vi è un rancore sordo nei confronti del palazzo che, per adesso, si esprime soltanto con l’astensione. Domani non sapremo. In una fase in cui le difficoltà economiche sono sempre più evidenti la questione delle banche diventa esplosiva, come quella dei giovani senza lavoro o costretti a situazioni di precariato gravissime. Rinnovare la classe politica è giusto e sacrosanto, ma è profondamente sbagliato mandare al macello elettorale candidati non preparati e non in grado di reggere lo scontro politico. Vero è che queste elezioni sono amministrative e non politiche, ma in questa fase ne assumono tutte le caratteristiche: è stato un voto politico di fatto. Ora, si apre una fase completamente nuova, sia per il centrosinistra che per il centrodestra, e anche per Grillo che in molti ballottaggi è stato determinante con il suo voto e che alle prossime elezioni nazionali si giocherà tutta la partita. Bocce ferme, ma non cervello fermo. Serve un alto tasso di lucidità, ma anche capacità di comprensione del territorio che, in alcuni casi, non è proprio avvenuta. Non si perda tempo, si faccia la legge elettorale e si prenda atto che, come in altri paesi europei, l’elettorato è liquido e può fare scelte diverse da quelle dei soliti partiti.

Roberto Caputo

Pubblicato in : Editoriale, Il punto di Roberto CaputoTag: amministrazione, autocritica, banche, canzone, centrosinistra, classe politica, elezioni, genova, giovani, lavoro, legge elettorale, milano, paesi europei, scontri

Info Roberto Caputo

Roberto Caputo è un politico milanese, per più legislature è stato consigliere comunale a Milano e Assessore alla Cultura e allo Sport nella giunta del sindaco Paolo Pillitteri nelle fila del Partito socialista italiano. Ha ricoperto poi la carica di Presidente del Consiglio Provinciale di Milano durante la presidenza di Ombretta Colli e quindi Vicepresidente dello stesso con la giunta di Guido Podestà sino all’avvento della Città Metropolitana. Ha alle spalle anche una intensa attività pubblicistica incominciata prima con le raccolte di poesie, poi con i racconti sulla “Mala” a Milano, infine con una serie di romanzi noir metropolitano che ha scritto a quattro mani con la giornalista Nadia Giorgio.

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