
La figura di <Dio> è quindi con-fin-ata e agisce (temporalmente, si muove) nello spazio-limite della Cultura – contra il principio deus sive natura di Spinoza – e, in definitiva, nel con-testo dell’“imperialismo”dominante (deus-dominus).
Due sono quindi i modelli culturali, all’interno di ciascuno dei quali trova spazio e opera peraltro il “meccanismo di sostituzione” delle <figure> della narrazione. Da un lato: l’antico Egitto, “dove il faraone veniva considerato un dio, concezione che si trasmise poi ai regni ellenistici. In tutt’altro contesto, anche i sovrani Maya e Aztechi erano considerati di natura divina”. Dall’altro: “una vera e propria divinizzazione del sovrano è ostacolata in Cina dalle concezioni filosofiche, come altrove lo è dalle concezioni religiose: Assiria, Achemenidi, imperi cristiani e islamici”.
Ecco, sono questi i motivi che rendono piuttosto interessante la lettura del saggio di Mario Liverani, Assiria – La preistoria dell’imperialismo, Laterza 2017 (@anggiub).

Lascia un commento