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Non sarà la Grecia a far crollare l’Euro

di Gerardo Coco | 3 Maggio 2015

Per l’Euro non esistono piani B perché ciò che conta è il “capitale politico” investito

Dall’inizio dell’anno c’è stato praticamente un aggiornamento quotidiano sulla saga del debito greco, concludendo ogni volta con l’interrogativo: uscirà o non uscirà la Grecia dalla moneta unica? Rimonetizzazione della dracma, emissione di una moneta parallela, intelligenza col nemico russo, tutto queste e altre ipotesi hanno reso plausibile l’eventualità del binomio default/diserzione dall’euro. Può darsi che ci sbagliamo ma la Grecia non uscirà mai dal recinto e verrà ancora una volta salvata. Al peggio ci sarà solo un default da gestire. Motivi politici e finanziari troppo forti accreditano quest’ultima possibilità.

Motivi politici. Chi ha maggior potere oggi nell’eurozona? Indubbiamente la banca centrale europea che è il collante che tiene unito il tutto garantendo la solvibilità generale, anche se apparente. Ma c’è un motivo ancora più importante di quello finanziario e che lo stesso presidente Mario Draghi ha spiegato con grande chiarezza nella conferenza del 4 aprile, 2013, forse la più significativa di tutte. Vale la pena di rivedere i pochi minuti della parte finale (inizia al 57:41) in cui il giornalista Scott Solano, pone al presidente alcune domande.

Solano: «Signor Draghi, ho un paio di domande da parte dei miei lettori. Poniamo che la situazione in Grecia o in Spagna degeneri a tal punto da obbligare questi paesi a uscire dall’euro.«E’stato predisposto un piano per evitare il collasso dei mercati?» Che tipo struttura esiste, una rete di protezione e, in particolare, per il settore dei derivati…?

Draghi (un po’ stizzito): «Beh, lei pone domande così ipotetiche per le quali non ho una risposta».« Ma mi lasci dire, a queste domande posso dare una risposta parziale.. «Queste domande le fanno le persone che sottostimano enormemente cosa l’Euro significhi per gli europei. Che sottostimano enormemente l’entità di capitale politico investito nell’euro..e che, inoltre, continuano a porre domande del tipo: “se l’euro crolla e se domani un paese abbandona l’euro”…L’euro non è mica una porta scorrevole..è una cosa importante. E’ un progetto dell’Unione Europea, questo..«Pertanto sarà dura per voi chiedere a persone come me: cosa potrebbe accadere se…«Non esiste un piano B.»

Chiaro? Ciò che conta prima di tutto è il «capitale politico» (che non si crea al computer come quello monetario) di cui la BCE è il custode. Ma se per l’Euro non esistono piani B che rappresentano per le persone razionali, legittimi aggiustamenti o alternative quando è in gioco un progetto importante, vuol dire che ci troviamo di fronte a un’ideologia. Solo le ideologie infatti, come le mistiche, non hanno bisogno di piani B.

L’uscita della Grecia dall’euro comportando il rischio di altre defezioni dal club dell’eurozona, dimostrerebbe il fallimento dell’ideologia e Draghi, la vestale dell’euro, non può permettersi di perdere la faccia. Per cui, comunque vada, il costo dell’ideologia, lo pagheranno sempre i 340 milioni di contribuenti dell’area euro. Finché dura.

Motivi finanziari. Il fondamento del mercato finanziario è il collaterale di qualità che garantisce la liquidità del credito senza perdite in caso di inadempienza degli obbligati. Secondo gli Accordi di Basilea, che fissano gli indici di solidità patrimoniale bancaria, i titoli sovrani costituiscono collaterale di qualità cioè privo di rischio per definizione, quasi fosse oro. Ma poiché i governi che li emettono sono sempre sull’orlo della bancarotta, hanno perso tale caratteristica e devono essere garantiti con i derivati o credit default swaps (cds), assicurazioni contro il ribasso del prezzo. Il problema è che l’attivo di tutte le banche è pieno di titoli greci in carico a valore nominale, cioè irrealistico e deve essere coperto con derivati. Il guaio è che istituti come Deutsche bank e BNPParibas, non solo detengono la maggior parte del debito greco ma, contemporaneamente, lo hanno assicurato agendo come hedge funds per conto di altre banche e clienti vari che lo hanno acquistato.

Ora ci sono due eventualità. La prima, assai improbabile, è che la Grecia esca dall’euro. In questo caso, infatti, quanto varrebbe il debito greco? Zero. Pertanto chi ha emesso i cds dovrebbe risarcire gli assicurati della completa perdita di valore dei titoli. Il problema è che il valore dei cds è, in media, pari a 10 volte di quella dei titoli assicurati e quindi i 350 miliardi di debito greco corrispondono a 3,5 trilioni di cds. Dove troverebbero le banche il capitale necessario per coprire questa voragine? L’uscita della Grecia creerebbe nel mercato finanziario un disastro incontenibile.

La seconda eventualità è che i creditori, riconoscendo finalmente, l’insolvenza della Grecia l’ammettano al default, tenendola nell’euro. In questo caso i creditori dovranno accettare, come in passato, un sostanzioso haircut sul valore dei titoli, diciamo del 50%. Si tratterebbe della terza ristrutturazione del debito greco a cui i creditori si sono sempre opposti e che ora dovrebbero accettare obtorto collo. Resta però sempre il problema delle banche che, come prevede Basilea, dovrebbero ricostituire il proprio capitale del 50% ma, per farlo, sarebbero costrette a richiamare in massa i prestiti concessi alla loro clientela costringendola a vendite forzate per ricostituire la liquidità. Insomma, anche la ristrutturazione del debito greco è potenzialmente foriera di fallimenti multipli a cui la BCE dovrebbe far fronte. Senza contare le perdite sui derivati che Draghi dovrebbe nascondere perché, contabilizzarle subito, significherebbe far saltare il sistema finanziario. Se solo Draghi fosse stato meno ideologo e più banchiere vecchio stile e avesse esercitato fin dall’inizio del suo mandato un serio controllo per raddrizzare il management delle banche che nessuna Basilea può sostituire! Ora si trova costretto alla missione impossibile di salvare capre e cavoli, governi e banche. La saga del debito greco continuerà ma non farà crollare l’euro. La moneta unica non crollerà pezzo per pezzo, ma in un’unica soluzione. Come tutte le ideologie.

Pubblicato in : Editoriale

Info Gerardo Coco

Laureato in economia all’Università Bocconi di Milano ha proseguito gli studi economici e finanziari al Politecnico di Huddersfield (UK). Ha una vasta esperienza in economia internazionale. Ha lavorato per diverse multinazionali in posizioni di responsabilità e ha costituito negli Stati Uniti una fondazione riconosciuta dalle Nazioni Unite per lo sviluppo economico nei paesi emergenti. Ha tenuto conferenze sullo sviluppo alla Columbia University di N.Y. al MIT di Boston e alle Nazioni Unite. E consulente industriale e membro del comitato scientifico dell’università Unimeier di Milano dove insegna di economia e finanza.

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