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Non lapidate la Guidi: il conflitto di interesse è sistemico

Un tempo si parlava di “razza padrona” per indicare una casta che, nell’ombra tirava le fila del potere condizionando la politica. Oggi la razza padrona è al governo.

di Nicola Cariglia | 1 Aprile 2016

Nell’annunciare le sue dimissioni per l’intercettazione telefonica nella quale informava il suo compagno della imminente approvazione di un emendamento legislativo al quale era interessato, Il ministro Federica Guidi ha rivendicato la sua totale buona fede.  Non c’è motivo di dubitarne, fino a prova contraria. Ma questo, da un punto di vista politico, rivela che la situazione è ancora più grave di quanto appare.

Che fosse in buona fede, significa che le appariva normale interessarsi, o avere parte, in provvedimenti che favorivano il compagno. Non sentiva il bisogno di astenersi per questo conflitto di interessi. Per un fatto semplicissimo: siamo al terzo governo imposto dall’alto, al di fuori della linearità costituzionale che avrebbe richiesto il ricorso a nuove elezioni in mancanza di una nitida maggioranza parlamentare. Per tre volte un Parlamento fatto di nominati e non di eletti, popolato di trasformisti, ha barattato voti di fiducia in cambio del mantenimento del seggio. E per tre volte ancora la gran parte dei ministri sono stati pescati sempre nello stesso bacino: le famiglie del capitalismo italiano, banchieri, finanzieri, alti burocrati. Con lo stesso criterio sono stati scelti i responsabili di molte aziende pubbliche o semipubbliche. Insomma, il conflitto di interesse, che si declamava di volere estirpare quando riguardava Berlusconi, non riguarda più i singoli. E’ sistemico, complessivo e gigantesco.

Un tempo si parlava di “razza padrona” per indicare una casta che, nell’ombra tirava le fila del potere condizionando la politica ed ottenendone i favori. Oggi non c’è alcun bisogno di “condizionare”: la razza padrona già da prima di Renzi, è al governo e sembra volerci restare procrastinando oltre ogni limite la sospensione della democrazia in Italia. Sia chiaro, le responsabilità sono diffuse: Napolitano è andato fuori dalla Costituzione, ma la classe politica, in massima parte, accettando e ratificando, si è fatta complice.

Stando così le cose, il peccato del ministro Guidi rappresenta ormai la regola ed appare persino veniale, dal momento che ben più gravi matrimoni di interesse si intravedono in filigrana tra la nostra screditata classe politica ed un capitalismo incapace di rinunziare ai benefici di questi sponsali.

Renzi che si è adagiato, contro tutte le Leopolde, su una situazione preesistente, limitandosi a promuovere persone amiche al posto di altre, ha ormai bruciato tutta la sua riserva di credibilità (che non era poca). Nel Paese della Commedia dell’arte, ha scelto di indossare una maschera fra le più tipiche dell’italianità: quella di capitan Fracassa, fanfarone e millantatore. Ed è un peccato, perché le premesse erano altre.

Per uscirne, non basta andare al voto. E’ necessario ripristinare per intero le regole della democrazia ed il primato della politica e, dunque, modificare la legge elettorale appena approvata che è disegnata su misura per questo sistema oligarchico e per niente trasparente. Questo Parlamento non lo farà mai. Tutte le speranze sono riposte nella Corte Costituzionale che dovrà pronunciarsi sull’Italicum nel prossimo autunno. Non a caso su ricorso di un gruppo di giuristi di tradizione laica, liberale e socialista. L’unica tradizione ad avere dimostrato, sempre, un fortissimo senso dello Stato di diritto.

Pubblicato in : Il punto del DirettoreTag: aziende pubbliche, berlusconi, capitalismo, casta, classe politica, conflitto di interessi, corte costituzionale, costituzione, democrazia, dimissioni, elezioni, Federica Guidi, governo, italia, legge elettorale, napolitano, parlamento, persone, provvedimenti, punto di vista, renzi, responsabili

Info Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un’intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana.
Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell’Aeroporto di Firenze.
Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it
Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Giuseppe Selvaggi

    1 Aprile 2016 alle 19:24

    Gentile Direttore,
    condivido pienamente il Suo editoriale come sempre lucido e spietato.

    Unico dubbio: “Tutte le speranze sono riposte nella Corte Costituzionale…”
    Le Sue (nostre) speranze mi ricordano quelle che animavano gli oppositori del fascismo, riposero le speranze in re Vittorio salvatore della Patria e la fine a tutti è nota.

    Rispondi

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