• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Non compriamo solo tempo con i soldi di Draghi

La manovra si chiama “quantitative easing”. La moneta immessa è corrispondente ad un debito che si assume una Banca Centrale, nel nostro caso la BCE, che non è una vera Banca centrale, ma riesce a realizzare l’operazione con una triangolazione basata sull’acquisto di titoli detenuti dalle Banche. Il valore dell’euro diminuisce, facilitando gli esportatori

di Beppe Facchetti | 13 Ottobre 2016

Francoforte ha smentito che sia imminente la fine della politica di moneta abbondante inaugurata dalla BCE di Mario Draghi, ma l’occasione delle voci circolate è comunque utile perché è giusto allarmarsi almeno un po’. Il sostegno non può durare all’infinito e, quando finirà, per l’Italia non sarà una cosa buona. Saremo i primi ad essere aggrediti dalla speculazione che farà seguito a quella svolta, a meno di aver messo a posto le nostre cose nel frattempo.

La manovra si chiama “quantitative easing” e l’astrusità del nome e del meccanismo sottostante, non invoglia certamente ad approfondire il tema, ma vale la pena di farlo, magari, chiediamo scusa, semplificando un pò le tecnicalità dell’argomento.

Possiamo innanzitutto tentare una traduzione che sia più comprensibile. Il QE è sostanzialmente un “alleggerimento” del peso che una economia sopporta per la crisi, mettendo a disposizione una notevole quantità di moneta che spontaneamente non ci sarebbe. Al QE si aggiunge poi un finanziamento a tasso zero alle Banche, a patto che lo destinino all’economia reale (si chiama Titrò, tanto per avere una sigla complicata in più).

La moneta immessa è corrispondente ad un debito che si assume una Banca Centrale, nel nostro caso la BCE, che non è una vera Banca centrale, ma riesce a realizzare l’operazione con una triangolazione basata sull’acquisto di titoli detenuti dalle Banche. Il valore dell’euro diminuisce, facilitando gli esportatori e facendo arrabbiare i tedeschi che in verità guadagnano margini e fanno salire il surplus tra import ed export oltre ogni limite consentito, ma si lamentano ugualmente per un presunto favore ai Paesi spendaccioni del Sud Europa.

Il risultato più immediato del QE avrebbe dovuto essere quello di innalzare l’inflazione (per l’Europa l’obiettivo è il 2%), ma qui cominciano le dolenti note, perché gli effetti sono stati molto flebili: si arriva al massimo allo 0,4.

Di norma, l’inflazione è una brutta bestia, che si mangia stipendi e pensioni e noi italiani lo sappiamo bene non avendo dimenticato il quasi 20% dei primi anni 80, ma in realtà l’inflazione è anche un lubrificante dello sviluppo, e entro certi limiti è benefica per soggetti come Stati, Banche, Imprese, e anche famiglie che hanno debiti.

Ma più in generale, il fatto che Francoforte immetta nel sistema 80 miliardi al mese, fa galleggiare tutti noi in un mare di soldi, anche se proprio non ci sembra. Ma, questo è il punto, galleggiare non è navigare.

Il rubinetto potrebbe chiudersi già a marzo 2017, anche se Draghi ha già fatto capire di volerlo prorogare fino al 2018. Non ne è sicuro né lui né noi, per ragioni politiche legate al panico che attraversa un’Europa alle prese con elezioni chiave (Germania e Francia) o referendum già paralizzanti, prima ancora di essere celebrati (Italia). Se vince il populismo, addio QE.

In USA, il giochino lo hanno già smontato introducendo – chiediamo scusa per un altro termine astruso – il tapering, cioè la chiusura graduale del rubinetto e da noi è bastato un accenno, per far perdere 7 punti al differenziale tra BTP e Bund, con salita del più noto spread.

Il problema vero è comunque quello di agire per tempo. Passato da Treviglio per presentare recentemente il suo libro, Carlo Cottarelli, una persona seria, ben lontana dalle demagogie del suo successore alla spending review, Perotti, ha affermato che l’Italia ce la può fare, ma non deve perdere tempo, e profittare, finchè può, di questa situazione eccezionale di bassissimo costo del denaro.

Si tratta insomma di fare con razionalità quello che l’Italia sarà costretta a fare con affanno quando il rubinetto si chiuderà: riforme economiche severe e soprattutto politiche di investimento pubblico, per alzare il denominatore del PIL, produrre avanzo primario consistente e quindi incidere finalmente sul debito.

Insomma, l’Italia della bassa crescita deve usare i miliardi che piovono da Francoforte non semplicemente per comprare tempo.

C’è infatti solo un’alternativa emergenziale a questa via graduale e virtuosa: tagliare pesantemente le spese e alzare di almeno due punti le imposte, anche ricorrendo alla patrimoniale, e questo diventerebbe un mestiere non da politici in cerca di voti, ma da troika in cerca di rientri del terzo debito del mondo.

Beppe Facchetti

 

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, banca centrale, banche, bce, btp, Bund, bundesbank, Carlo Cottarelli, crisi, disposizione, draghi, elezioni, europa, francia, francoforte, germania, italia, manovra, mare, mario draghi, mondo, patrimoniale, pensioni, quantitative easing, usa

Info Beppe Facchetti

Beppe Facchetti è stato deputato al Parlamento e responsabile economico del PLI. E’ attualmente vicepresidente di Confindustria Intellect, che federa le associazioni della comunicazione e della consulenza.

Ha sempre lavorato, in aziende, associazioni e istituzioni, nell’ambito della comunicazione d’impresa, materia che ha insegnato all’Università di Perugia e attualmente di Milano. Editorialista di politica economica per “L’Eco di Bergamo”, ha ricevuto nel 2015 la medaglia dell’Ordine per 50 anni di attività pubblicistica. Già membro della Giunta esecutiva dell’ENI, vicepresidente di Sacis Rai, ASM Brescia. Consigliere comunale, provinciale di Bergamo, candidato alla presidenza della Provincia per il centrosinistra.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgia, credimi: pace impossibile con la jihad
  • Leone Vincenzo su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata
  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti