
In mezzo a guerre regionali, tensioni tra potenze nucleari e crisi ambientali sempre più frequenti la popolazione mondiale è passata in mezzo secolo (appena cinquant’anni) da 4 a 8 miliardi di persone. Un raddoppio che ha moltiplicato consumi, conflitti e competizione per le risorse. In questo scenario l’ipotesi di una deflagrazione nucleare non è più materia da romanzo distopico, ma un rischio evocato con crescente insistenza da analisti e osservatori internazionali. Dentro questo clima si inserisce il rinnovato interesse per gli UFO. Le dichiarazioni dell’ex presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, che negli ultimi anni ha ammesso l’esistenza di fenomeni aerei non identificati oggetto di indagini governative hanno riacceso un dibattito mai sopito. Negli Stati Uniti il tema continua a catalizzare l’attenzione di milioni di persone, tra audizioni al Congresso, report del Pentagono e comunità online che seguono ogni nuovo avvistamento. Il punto, però, non è stabilire se esistano o meno civiltà extraterrestri. Il successo dell’argomento sembra piuttosto rivelare lo stato d’animo collettivo: in un mondo percepito come fuori controllo l’idea di un’intelligenza superiore – tecnologicamente e moralmente più avanzata – diventa una suggestione consolatoria. Una proiezione di ordine in un contesto segnato da instabilità politica, disuguaglianze abissali e conflitti. Intanto sulla Terra la pressione demografica e la competizione per territorio, acqua ed energia continuano a crescere. La domanda resta sospesa tra ironia e inquietudine: saranno davvero gli UFO a offrirci una via d’uscita o è soltanto l’ennesimo modo per rimandare il confronto con le nostre responsabilità? Più che attendere segnali dal cielo forse la vera sfida è evitare che il prossimo lampo all’orizzonte sia prodotto dall’uomo.
Angelo Santoro

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