Renzi e Berlusconi hanno prontamente e facilmente trovato un’intesa su un sistema che va esattamente in direzione opposta ai criteri che sono stati espressi nelle motivazioni della sentenza della Corte Costituzionale.

Quanto osserviamo in questi giorni supera ogni possibile limite alla decenza: senza entrare nei dettagli tecnici, Renzi e Berlusconi hanno prontamente e facilmente trovato un’intesa su un sistema che va esattamente in direzione opposta ai criteri che sono stati espressi nelle motivazioni della sentenza della Corte Costituzionale: niente preferenze, premio di maggioranza a partire dal 35%, soglie di sbarramento per i piccoli (sia implicite nella piccola dimensione delle circoscrizioni, che esplicite ed a geometria variabile per chi si coalizzi e chi non intenda farlo).
La violazione del diritto sovrano del cittadino a scegliere i propri rappresentanti resta inalterata rispetto al Porcellum: sarebbe un insulto all’intelligenza degli italiani il sostenere, mancando il voto di preferenza, il fatto che una lista sia “corta” (di 4 o 5 candidati) consenta tale scelta.
L’alterazione grave ed irragionevole della rappresentanza politica resta anch’essa inalterata. Ma, quel che è peggio, la possibilità delle formazioni minori di esser presenti in Parlamento, per via di un farraginoso e barocco intreccio tra soglie “di fatto”, soglie imposte per legge, e possibilità di apparentamento, risulta non solo problematica ma, quel che è peggio, dipendente più dalla volontà delle formazioni maggiori, che da quella degli elettori.
D’altra parte, nelle sue dichiarazioni circa la “vocazione maggioritaria” e nel suo sguaiato “che si arrangino”, riferito alle formazioni minori, Renzi non fa alcun mistero di ciò, ed irride sfrontatamente a chi manifesta il minimo dubbio al riguardo di un progetto che, non tenendo alcun conto della sostanza delle motivazioni della Consulta, appare ancora una volta studiato a tavolino non per restituire ai cittadini i diritti e le libertà loro spettanti, ma per perpetuarne l’espropriazione.
Perché, in definitiva, proprio di questo si tratta: si è cavalcata in termini populistici la più che motivata esecrazione degli italiani nei confronti di un sistema politico che ha prodotto contemporaneamente inefficienza e potere incontrollato piuttosto che capacità di guida politica, sino a far passare nell’opinione pubblica il concetto che un corretto funzionamento del sistema politico richieda di ridurre le complessità del sistema di bilanciamento dei poteri istituzionali e politici che è insita in qualsiasi democrazia.
Così è andata facendosi strada la convinzione che debbano essere aumentati i poteri dell’Esecutivo nei confronti della rappresentanza popolare e che questa vada semplificata e ridotta, sino ad arrivare alla singolare affermazione che la sera delle Elezioni debba già esser noto a chi sarà affidato il Governo del Paese, negando con ciò stesso uno dei cardini della democrazia rappresentativa: quello che i Governi siano espressione di maggioranze parlamentari e che rispondano ad un Parlamento eletto dal popolo.
Ora, non è concepibile che, senza modificare la Costituzione, si proceda a trasformare una democrazia parlamentare in una oligarchia nella quale ogni potere viene consegnato nelle mani degli apparati di due-tre partiti che non rispondono del loro operato neanche ai loro aderenti, utilizzando a tal fine una pasticciata legge ordinaria, infarcita di codicilli e clausole per trasformare un sistema di per sé accettabile (quello delle piccole circoscrizioni) in quella che a tutti gli effetti è una riedizione del Porcellum, voluta per produrre gli stessi effetti, e che produrrà gli stessi risultati. Con, a peggiorare ulteriormente le cose, ed a quanto si ventila, clausole specifiche per salvare la Lega ed incassarne il sostegno.
Come in un patto tra cosche che debbano spartirsi e riconoscersi reciprocamente le aree di influenza, l’intesa con Berlusconi, ricercata ed immediatamente trovata da Renzi, si fonda infatti sulla comunanza di interessi della destra e del PD ad assumere l’egemonia sulle aree politiche: si crea un sistema in base al quale ci si assicura reciprocamente dal rischio che formazioni minori, o singoli parlamentari disobbedienti, possano creare qualche problema all’uno o all’altro dei due manovratori.
A tanto hanno condotto venti anni di berlusconismo che, come un cancro, ha prodotto le sue metastasi anche al di fuori del punto di origine, ed oggi, nel Paese, oggi, si confrontano tre forze principali, il cui tratto comune è divenuto il populismo, poco importa di quale segno.
Ed il suo futuro è in mano a due forze che, avendo ampiamente dimostrato la propria incapacità a produrre scelte politiche, non esitano a svuotare la democrazia pur di perpetuare il proprio ruolo, nascondendo la loro incapacità dietro lo specchietto per le allodole della riduzione della rappresentanza.

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