• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Itacellum

di Giuseppe Mele | 26 Gennaio 2014

In 8 anni, il Pd, girando molte volte attorno a sé in asse orizzontale e verticale, alla furiosa e intellettuale caccia della scoperta dell’acqua calda, l’ha finalmente trovata; ed ha deciso che il miglior programma di riforma era quello dell’avversario.

295060_PD bandieraDa diversi anni è stata messa sotto accusa la macchina della politica, la sua lentezza, la sua confusione, i suoi sprechi, la sua incapacità di decidere. Sotto accusa sono finiti elementi strutturali costituzionali come il parlamentarismo, il bicameralismo, la rete delle istituzioni locali. E’ finita sotto accusa anche la parificazione tra Stato centrale ed enti locali, la famosa modifica del Titolo V, voluta dalla sinistra in un momento di ubriacatura federalista. A questi difetti la riforma costituzionale, denominata sbrigativamente devolution, del 2005 aveva posto rimedio. Aveva ridotto il numero dei parlamentari, introdotto un senato regionale, eliminato in gran parte il bicameralismo, diviso i poteri chiaramente tra stato e regioni, garantito la stabilità attraverso il premierato. La si volle chiamare devolution per sottolinearne lo spirito reazionario e l’uscita ideologica dal viale del progresso. Eppure, quello che fu l’acme del profilo leghista, restituiva, dal baillame tuttora vigente, allo Stato funzioni chiare e precise. Ad otto anni di distanza, quella riforma, nelle sue impostazioni di fondo, ritorna sugli scudi, proposta e difesa dai suoi avversari del 2005. Le proposte del neosegretario Pd Renzi (stop al bicameralismo e costituzione di un senato, composto da consiglieri regionali) riprendono in parte la devolution ed imporrebbero ad anime libere di chiedersi chi ha fatto perdere all’Italia 8 anni e perché. Per altra parte, la riforma elettorale proposta dal fiorentino, in nome della governabilità, riprende elementi della riforma del 2005 e della legge elettorale precedente, il c.d. porcellum. In 8 anni, il Pd, girando molte volte attorno a sé in asse orizzontale e verticale, alla furiosa e intellettuale caccia della scoperta dell’acqua calda, l’ha finalmente trovata; ed ha deciso che il miglior programma di riforma era quello dell’avversario. Finora la cronaca narra di un deciso e convinto mea culpa sull’obbrobrio di riforma federalista, fatta contro i federalisti, del titolo V della Costituzione. Attendiamoci a breve un altro miserere sulla mancata riforma del 2005. Il progetto della nuova legge elettorale concordato tra Pd e FI, o meglio tra Renzi e Berlusconi, partiva dalle suggestioni dei sistemi spagnolo, tedesco e francese ed ha finito per mescolarli tutti insieme, mischiando alto sbarramento d‘ingresso, piccoli collegi con liste bloccate corte, alto premio di maggioranza, doppio turno. Se si inserisce l’elemento Usa delle primarie, si completa una tela ricavata da pezze di tessuto e colore diversi, che è stata chiamata con grande dignità Italicum. Una forte e decisa confusione mentale, che dopo avere declamato e reclamato la fine del porcellum, alla fine ci torna. Qui però non interessa tanto il Pd, quanto la disonestà del insieme accademico-mediatico burocratico, avviluppato in cartaplastica detta etica, che nei decenni ha definito truffa ogni maggioritario, che ha vilipeso prima le preferenze, considerate il verminaio mafioso utilizzato da cattivi politici come Giolitti, i Dc ed i socialisti dell’ultimo periodo, che poi ha invocato la Consulta fino all’esasperazione perché fossero riprostinate. Questo insieme di amati fatti e travagli ha deriso devolution ed il porcellum quando all’estero le preferenze non vengono di norma utilizzate, mentre sono abitudine secolare sia le liste bloccate che i premi maggioritari. Ha infangato gli eletti suggerendo che fossero nominati, come se i politici non fossero, non siano e non saranno, qui ed in ogni paese democratico, altro che cooptati, continuamente messi alla prova con chi, dal basso e dall’alto, li ha scelti. Ha contestato l’assenza delle preferenze come vulnus democratico quando a suo tempo la meteora politica Segni jr inaugurò il passaggio dal sistema proporzionale a diverse varianti di maggioritario, proprio scagliandosi contro le preferenze. Ha esaltato in un paese che vota due volte l’anno, l’introduzione di elezioni di massa privatistiche senza avvedersi che il rito di massa svuotava i dibattiti e l’essenza dei congressi. Ha contestato a sangue la legge elettorale (come ogni norma decisa dai governi Berlusconi, d’altronde) solo per far credere al pubblico che le vittorie elettorali dell’uomo di Arcore fossero falsate da brogli e regole ad hoc, preparate a tavolino. Ha contestato la senescenza degli eletti, poi la carenza di presenza femminile, poi la presenza di elette troppo femmine fino ad invocare eletti omo e trans, per poi pentirsene. In questi giorni ha poi dimostrato di non avere orrore per se stesso nemmeno quando sparge fango o oro sulle stesse identiche proposte, a seconda di chi le fa. Gran parte dell’inclito elettorale (e l’etico Giacchetti) gli ha voluto credere ed oggi che ha un Parlamento pieno zeppo di donne e di giovani che si baloccano con i 100 nomi della Tares, con leggi improbabili come la Web Tax, con gli annosi dibattiti sulle spese militari, si mette le mani nei capelli. La disonestà del blocco buro-accademico-mediatico non è però campata in aria, ma ha origini chiare, che stanno nella stessa Costituzione. Questa venne elaborata da un personale politico, in gran parte reduce da un lungo esilio che era soprattutto spaventato da nuove ondate populistiche di massa decisioniste. Così produsse un sistema fatto apposta per non decidere, per allungare i tempi, per non mettere mai nessuna forza veramente in minoranza, per incitare eletti ed elettori a frazionarsi sotto la comoda copertura del proporzionale spinto. Ai vincitori non dispiacque che la nuova Italia avesse un motore perennemente in folle, fatto salvo l’eterogestione delle scelte più importanti. Re di maggio ed i repubblicani degli anti La Malfa ci misero il carico da undici con la novità dell’assoluta indipendenza togata dai ministeri. I disonesti immaginavano un grande sistema centrista, dove si estorcevano i voti di un indirizzo per poi manipolarli in senso opposto, nella più grande liquidità della non decisione. Se il Pd proseguirà sulla via della governabilità, ne avrà dei pezzi della Costituzione da buttare in soffitta. Alla fine del percorso però avrà distrutto anche la sua stessa origine, scoprendo che i padri costituenti come il famoso re della favola, erano in realtà nudi. Alla fine della corsa, il blitz renziano potrebbe scoprire che, di fronte a 1,5 milioni di posti di lavoro persi nella crisi, il tema della legge elettorale non era veramente così importante. Anche se l’occasione ha offerto salutari mea culpa, sommersi da un plauso usum renzini.

Pubblicato in : Primo piano

Info Giuseppe Mele

Studi tra Bologna, Firenze e Mosca.Già attore negli ’80, giornalista dal 1990, blogger dal 2005. Consulente UE dal 1997. Sindacalista della comunicazione, già membro della commissione sociale Ces e del tavolo Cultura Digitale dell’Agid. Creatore della newsletter Contratt@innovazione dal 2010. Direttore di varie testate cartacee e on line politiche e sindacali. Ha scritto Former Russians (in russo), Letture Nansen di San Pietroburgo 2008, Dal telelavoro al Lavoro mobile, Uil 2011, Digital RenzAkt, Leolibri 2016, Renzaurazione 2018, Smartati, Goware 2020,Covid e angoscia, Solfanelli 2021, Il Male assoluto sullo schermo 2022.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire
  • Cesare Valletta su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Luisa Marzulli su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Francesco Altamore su La distanza che umilia l’Italia
  • Luca Bagatin su Netanyahu: “Israele difende anche voi”: e allora?

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti