La mancanza di una dialettica fra le parti è mancanza di un pensiero ben fondato, più in generale è l’effetto della mancanza di una visione della politica e della società.

La mancanza di una dialettica fra le parti è mancanza di un pensiero ben fondato (di proposito non uso il termine “forte” che potrebbe essere travisato e comunque andrebbe spiegato), più in generale è l’effetto della mancanza di una visione della politica e della società. L’omologazione di linguaggio e di pensiero citate nella lettera sono proprio questo: l’agire spinti dall’urgenza del momento “navigando a vista”, l’inseguire mode, luoghi comuni, facili consensi per un puro calcolo strategico o per arginare situazioni di crisi senza però sapere bene dove si va. La nostra società sta perdendo sempre di più il senso civico, il senso delle istituzioni, il tessuto culturale si sta sfaldando ed evidenzia le differenze sociali e di opportunità, aumentano gli esempi di atteggiamenti e comportamenti di inaccettabile intolleranza. E’ sempre più urgente ri-costruire il senso della vita comune su principi fondanti e ormai imprescindibili. E’ vero che l’urgenza del momento è il lavoro, e tale obiezione spesso costituisce un alibi, ma lavoro può voler dire tante cose: può voler dire dignità, doveri e diritti, garanzie, tutele e può anche voler dire flessibilità al limite dello sfruttamento (se non vera e propria moderna schiavitù), mancanza di tutele e garanzie, libera interpretazione del concetto di sicurezza e così via. Voglio dire che non si può parlare di lavoro comunque sia (non parlo ovviamente ponendomi dalla parte di chi il lavoro lo perde e qualsiasi cosa può essere utile per sopravvivere; è la politica che dovrebbe avere altri meccanismi di ragionamento). Il lavoro deve presupporre concetti di equità sociale, rispetto della persona, della sua integrità fisica e psichica, deve essere un’occasione di promozione sociale e così via. Accettare l’idea di un lavoro comunque sia da parte della sinistra è derogare ai propri principi, in definitiva è non essere di sinistra. Ecco un buon esempio di omologazione e pensiero unico.
Ho affrontato il tema del lavoro perché è la questione più calda in questo momento ma rifondare la cultura del nostro paese significa a mio avviso porre problemi altrettanto urgenti anche se vengono spesso considerati alla stregua di fenomeni di costume che, ogni tanto, a dire il vero, ritornano ma sembrano più un riempitivo tra le tornate di “baruffe chiozzotte” che vere questioni da prendere sul serio. Mi riferisco a temi forti come la laicità dello Stato che, detta così, sembra uno slogan ma che investe la vita di ognuno, basti pensare alle unioni di fatto, al testamento biologico, alla fecondazione assistita, per non parlare dei rapporti tra Stato e Chiesa cattolica in materia di istruzione. Ma c’è anche il problema delle carceri, un esempio di inciviltà sul quale si tornerà in extremis per cercare di evitare (forse) le sanzioni della Comunità europea. E si tornerà con dei provvedimenti dettati dall’urgenza, improvvisati, come la depenalizzazione di qualche reato o l’indulto, tanto per trovare una soluzione tappabuchi, quando si sa che qualsiasi provvedimento di questo tipo è insensato se non è accompagnato da un programma di reinserimento del soggetto nella società, se le carceri continuano ad essere solo un luogo di pena e non di riabilitazione. E poi l’immigrazione di cui ci si accorge e per cui ci si commuove solo dopo le tragedie ma che è da sempre stata gestita all’insegna del buonismo, dell’indifferenza e dell’incuria che hanno fatto emergere gli aspetti più beceri degli Italiani. Concludo con la scuola perché è una cosa che mi sta particolarmente a cuore, essendo un’insegnante, perché in essa è racchiuso il futuro dell’Italia e perché è il paradigma dell’improvvisazione e degli umori del momento. Si avvicendano i governi e ognuno di essi aggiunge un provvedimento, butta là un’idea, propone un’innovazione magari in contrasto con quanto ha stabilito il precedente, senza modificarla, si aggiunge, si complica, si confonde senza una precisa idea di come vorremmo che fosse questa scuola. Mi fermo qui, con questa nota polemica perché il discorso mi appassiona e mi porterebbe a divagare rispetto all’argomento affrontato.
Ribadisco, in conclusione, la necessità del confronto, del dibattito per la costruzione di un sistema di principi condivisi, privi di ambiguità e vaghezza non buoni per tutte le circostanze ma buoni per affrontare coerentemente le varie circostanze.

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