Intervenendo sul Riformista sulla costituente socialista, Franco D’Alfonso e Gianfranco Turci hanno messo a fuoco in maniera molto lucida i passaggi organizzativi per far nascere un partito politico che “con vocazione maggioritaria” occupi lo spazio che esiste (se esiste) tra il nascente partito democratico e la sinistra estrema.
A noi pare che la questione non sia tanto quella di rimettere insieme i cocci di formazioni politiche andate in frantumi per occupare un ipotetico spazio e svolgere un ruolo che, in una logica maggioritaria, non può che essere subalterno e marginale rispetto alle proposte di altre e più forti formazioni politiche. Il problema è un altro. Se vi sono, e vi sono, gruppi ed individui che non si riconoscono nei partiti esistenti, se i giovani (e non solo loro) disertano le urne, se tanti non credono che la politica possa dare risposte ai loro problemi e prospettive ai loro figli e sono magari sensibili ai richiami delle sirene dell’antipolitica, l’esigenza che si pone non è certo quella di organizzarsi per collaborare al piccolo cabotaggio che ha caratterizzato gli ultimi quindici anni. L’esigenza è, al contrario, quella di volare alto, proponendo una visione del mondo per la cui realizzazione valga la pena di impegnarsi.
Dopo il crollo delle utopie, l’esigenza è quella di proporre una nuova grande utopia, che serva per indicare la strada a chi governa e per dare una speranza a chi nella politica non crede più.
Noi non siamo in grado di tracciare i contorni di una nuova grande utopia, ma un piccolo contributo ci sentiamo di darlo senza andare a cercare troppo lontano. Il punto di partenza potrebbe essere l’articolo 3 della nostra Costituzione repubblicana, che al primo comma afferma “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”, e, al secondo comma, al riconoscimento formale del diritto alla pari dignità e all’uguaglianza fa seguire l’impegno della Repubblica per rendere il diritto sostanziale, affermando “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”. Certo, in una società come la nostra, vi è il problema del merito e quello dell’efficienza. Ma prioritaria è la questione del bisogno. Siamo consapevoli che quello che indichiamo è soltanto un punto di partenza e che la proposta di una nuova utopia implica un discorso aperto, senza pregiudiziali esclusioni, senza steccati precostituiti, senza formule organizzative prefabbricate, con tutti coloro, siano essi individui o forze politiche vecchie e nuove, che possono contribuire a indicarla. E naturalmente occorre anche un franco confronto con tutti i possibili compagni di strada per elaborare un progetto politico, per il breve e per il men breve periodo, che consenta d’incamminarsi verso la nuova utopia.
Rino Maenza e Gian Primo Quagliano

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