
Ruta( Fiore), Pava (pavone), Voghnedara (quella che regala fiamma), Nizhana( Tenerezza), Kvita(fiore), zhadana(Desiderata), sono alcuni nomi femminili ucraini cancellati con l’avvento dell’Unione Sovietica. Non sono nomi passati di moda come da noi Amabile, o ad esempio Tosca, Emilia, Susanna, legate alle grandi opere e drammi giocosi musicali diffusi nei teatri fino all’arrivo del cinema, ma una vera e propria cancellazione della tradizione rutera ucraina con l’invasione Sovietica e il “Terrore rosso” portato da Lenin.

Pari al genocidio dell’Holodomor, la cancellazione dei nomi ucraini, equivale alla cancellazione della memoria perpetrata con estrema ferocia dal comunismo della cosiddetta Russia. Ferocia che è legata alla miseria di quel popolo indipendentemente dalle epoche, indipendentemente dagli Zar e dallo spaventoso XX secolo che si sta rinnovando fin dai primi giorni del XXI.

Anche i nomi maschili sono stati cambiati. Ad esempio in Mikita per Nikita. Spariti anche Hryhorovyc e Hryyhorij . Taras invece è stato molto più difficile eliminarlo perché è il nome di Shevchenko, poeta nazionale amatissimo dagli ucraini.
Questi, come altri nomi, Lada (amata), Jasna ( Come luce di sole), Dolia (Destino), sono di altri tempi, quando la speranza di essere un popolo unito nella piena libertà era un obiettivo da raggiungere sul dispotismo dello Zar.
Il desiderio del “Risveglio” ucraino dell’ottocento ebbe, tra gli altri, nella intellettuale Lesia Ukrainka, la poetessa eccellente, che rappresentò il popolo ucraino e il suo mondo rurale.
Larissa Petrivna Kosak Kvitka, fu infatti figlia d’arte poiché già la madre era nota poetessa e lo zio Dragomanov, noto professore di Harkiv visse a Firenze anni importanti per la sua formazione di patriota.
Oggi i nomi più frequenti sono altri, ma la forza della memoria, permette di far riemergere ciò che con la paura e il sangue avevano cancellato.
Per questo, oggi, non è possibile confondere o mettere alla pari l’aggressore con l’aggredito.
Enrico Martelloni

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