
La proposta di Elly Schlein di ridurre la giornata lavorativa a quattro giorni, secondo la formula 100% di salario, 80% di orario e 100% di produttività, ha scuscitato un coro di critiche.
Eppure, laddove si sta sperimentando questa settimana corta, i risultati sono positivi e si registra sia un aumento del benessere dei lavoratori che della produttività.
L’orario di lavoro, di norma di otto ore su cinque giorni alla settimana, è fermo sostanzialmente da un secolo nonostante lo sviluppo tecnologico che ha lo reso il lavoro incomparabilmente più produttivo.
Anzi, negli ultimi dieci anni dominati dal liberismo, si sono avuti arretramenti sul piano dei diritti e anche degli orari.
Lor signori dovrebbero impegnarsi a discutere nel merito una proposta come quella di Schlein e smettere di lamentarsi, anche sui social, perché hanno difficoltà a trovare manodopera con salari da fame e orari senza limite.In ogni caso, prima o poi, ci penseranno le lotte dei lavoratori stessi a far discutere seriamente delle loro condizioni di lavoro e di vita.
La Costituzione italiana stabilisce art 36 che
“Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.
La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.
Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi”.
Per passare dalle parole ai fatti il PD può fare dunque una proposta di legge.
Dopo la battaglia sul salario minimo, una iniziativa come questa sarebbe un forte segnale di svolta che parlerebbe a gran parte dei lavoratori; i quali, non si deve dimenticare, in Italia sono oltre 18 milioni.
La ricerca del loro consenso e la difesa dei loro sacrosanti diritti valgono molto di più per un partito di sinistra che non i mal di pancia di qualche post renziano rimasto nel partito…
Enrico Rossi

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