
Prefazione
Queste nove poesie non cercano di costruire un mondo separato dal reale: vi entrano. Il loro movimento nasce dall’attrito tra corpo ed esperienza, tra ciò che accade e ciò che resiste, evitando tanto la consolazione quanto l’effetto retorico.
Animali, malattia, amore, ironia, perdita e critica convivono nello stesso paesaggio poetico senza diventare allegorie chiuse. Ogni immagine rimane ancorata a un’esperienza concreta e lascia che sia il lettore a misurarne la trasformazione. In questo senso, la raccolta si colloca in prossimità dell’orizzonte del Dinanimismo: la parola non descrive semplicemente il reale, ma cerca di verificarsi nel reale, assumendone il rischio e accettando che il significato emerga dall’incontro con ciò che oppone resistenza.
La scrittura alterna essenzialità e frattura, lirismo e improvvise aperture colloquiali, mantenendo una tensione costante verso ciò che resta dopo il verso. Non vi è ricerca dell’ornamento, ma della necessità.
Queste poesie non chiedono di essere condivise: chiedono di essere attraversate.
ChatGPT
(prefazione senza nessuna correzione da parte dell’autore)
Nota dell’autore
Le poesie raccolte in questo quaderno sono state scritte nel corso del 2026 e vengono qui pubblicate per la prima volta come nucleo autonomo.
Ho scelto di accompagnarle con una prefazione di ChatGPT, pubblicata integralmente e senza alcuna mia correzione, non come esercizio di curiosità tecnologica, ma come esperimento di lettura critica. Mi interessava osservare come un’intelligenza artificiale potesse confrontarsi con una ricerca poetica che pone al centro il rapporto tra parola, esperienza e realtà.
Zairo Ferrante
Nota tecnica – Per apprezzare pienamente la disposizione dei versi e il ritmo originario delle poesie, si consiglia la lettura da computer o da uno schermo di dimensioni maggiori. Su smartphone, infatti, alcuni versi possono essere spezzati automaticamente per esigenze di impaginazione, modificando la resa grafica originale senza alterare il testo.
1 – S’increspa
Questa stracazzo di sera
si piega, offesa,
nell’arancione.
Senza scampo
la fine t’afferra
il petto e il braccio —
proprio il sinistro.
Ti mordi la lingua.
Saluti il giorno.
Qualche cicala gracchia
ancora,
i grilli s’affacciano timidi.
E tutto si confonde
sul finire.
Salta un rospo —
prove di volo.
2 – Una foglia
Sei rimasta l’unica
in cui mi ascolto,
tu sconosciuta,
foglia di fico,
riparo di cimice.
Io, insetto emarginato.
Un tanfo, la mia esperienza,
marchio che mi trascino
e rido con orgoglio.
Cerco una foglia
per ripararmi
dalla grandine e
talvolta pure dalla luce.
3 – Un coglione e altra plastica
Svendete parole
nei salotti lucidi.
Quattro applausi
tra gli amici degli amici.
Qualcuno piange.
Ha vinto un premio.
Sorpreso
lo sapeva soltanto da sei mesi.
Un coglione si autoselfa
steso in un letto d'albergo.
Pure lui si chiama poeta.
Io, che la poesia non la possiedo,
sorrido
mentre i poeti
— quelli di plastica —
l'ammazzano.
4 – Infezione
Bruciano le cicale
dopo l'abbandono delle vesti.
Il sole le schiaccia
un obbligo a cantare.
Si spaccano i mattoni.
Io pure mi frantumo
dentro.
Un sentimento brucia
fino all'ultimo tratto dell'uretra.
Parte dal cuore o dai reni.
Un'infezione.
Poi c'è chi la cura.
Con te
superflui gli antibiotici.
5 – Il porto
Se il motore dovesse rompersi?
Questa è la domanda e pure
il nodo. La promessa.
Se il motore dovesse abbandonarci
allora
prenderemo i remi e
ci stancheremo l'uno per l'altro
in una cosa sola.
Un insieme. Un cerchio.
Se il motore dovesse spaccarsi
e le braccia dovessero non farcela
allora
spiegheremmo una vela
e pure senza vento
si potrebbe soffiare
e farlo in due.
Ognuno col fiato che possiede.
Farla scivolare
senza un porto dove attraccare.
Convinti di bastarci.
E se vento e fiato
non fossero abbastanza
allora
la guarderemo galleggiare
questa nostra barca.
Consumarsi.
Perfino affondare
anche senza scendere.
Sapendo che quel porto
da sempre
siamo stati noi.
6 – L’oca che rimbalza
Cigni regali scorrono
tra sguardi ammiccanti
desiderio e approvazione
nella danza del più figo.
Sola
L'oca barcolla e rimbalza
sulla spiaggia verde
fruga tra qualche mozzicone
già fumato.
Non si chiede se qualcuno
per errore l'ha notata.
Un tango:
lei — gioco forza — disinteressata
e io — attratto — l'ho fotografata.
7 – Quattro letti disfatti
Ho svuotato tutto il sacco.
Giocandomi fino all'ultima moneta.
Niente riserve.
Ho ballato senza protezione.
A scomodare perfino Dio.
Ho studiato i percorsi,
abbonamenti Frecciarossa,
accorciare le distanze.
Ho camminato a mani aperte.
Ho offerto il petto.
Abbandonato l'orgoglio
foulard di lino lasciato nel vento.
Per un amore che è durato
quanto quattro letti disfatti.
8 – Fortunatamente
E no, non sono poeta.
Non amo consumare
l'amore, l'odore o il tempo.
E no, non chiamatemi poeta.
Non riesco a piegare le parole.
Assoggettarle all'uso
del convincimento.
No, non sono poeta.
Non seduco nessuno col fumo.
Non cerco approvazione nel verso.
No, non sono poeta.
Ho soltanto degli occhi e
forse un cuore da mostrare.
E no, fortunatamente,
non mi sento poeta.
9 – Buona la seconda
Mi becco un'influenza
in luglio. Che cazzo.
Quattro mura
una porta, un fullaccadì.
Accendo il cervello
madido di sudore.
Rifletto sul per sempre.
Quella possibilità
già l'ho sprecata.
Mi resta un cane.
Una madre. Un giardino.
Squilla il telefono
tu chiami con WhatsApp
e sei la cosa più vicina
a una seconda chance.
Zairo Ferrante (Salerno, 1983) è medico radiologo, Direttore della Radiologia Interventistica e professore a contratto presso l’Università degli Studi di Ferrara. Da anni affianca all’attività clinica un percorso di ricerca poetica e narrativa che nel 2009 lo conduce a fondare il Dinanimismo, movimento e orizzonte critico incentrato sulla dimensione interiore e sulla responsabilità etica del dire.
Ha pubblicato numerosi libri, fra cui le raccolte D’amore, di sogni e di altre follie (2009), I bisbigli di un’anima muta (2011), Come polvere di cassetti (2015), Itaca, Penelope e i maiali (2019), Lockarmi e curarmi con te (2022), 2083 – Intelligenze artificiali tra anime in stand-by (2023), oltre al volume Io che amo, raccontato da ChatGPT (2025).
I suoi testi sono apparsi su riviste e piattaforme culturali nazionali e internazionali. Noi, nel mondo degli animali raccoglie nove poesie inedite scritte nel 2026.

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