Strana stagione tra smog pechinese sparso per le pianure e attesa delle feste natalizie come traguardo e rito di passaggio, insieme. Fino alle 21 e 20 di quel venerdì 13 novembre eravamo tutti proiettati verso crescita e nuova occupazione, sviluppo e uscita dalla crisi. Poi la gelata, causa terrorismo ma anche a causa di tanto altro.
Da noi ad esempio a causa di un debito ancora alto, di un sistema ancora fragile, di una burocrazia pesante e diseconomie esterne ancora frenanti. Così in questi giorni prefestivi e già festivi, tra auguri e saluti, siamo come sospesi aspettando… boh. Non sappiamo nemmeno noi in fondo cosa aspettiamo e cosa ci aspettiamo.
Limano le percentuali di crescita perché i numeri di prima sono troppo ottimistici.
C’è la tegola delle banche fallite che oltre ad essere caduta su migliaia di investitori più o meno esperi e consapevoli sembra anche trasformarsi in una nuvola pericolosa sulla fiducia nei nostri sistemi finanziari. E questo, a dire il vero, sarebbe da evitare. Comunque la pensiamo, la fiducia nel sistema rimane la base vera per credere nella crescita.
Ci sono buoni segnali per l’anno prossimo e ormai imminente: vanno bene le aziende che esportano, torna il turismo di una volta nelle riviere e sulle montagne che hanno fatto la storia della villeggiatura, in molte città d’arte e luoghi storici si registra l’effetto lungo dell’Expo 2015. Speriamo.
Invece di stare sospesi aspettando il boh sarebbe il caso di darsi da fare e immaginare una strada. Stare fermi è tornare indietro rispetto agli altri che si muovono come leoni o come gazzelle.
L’altro giorno m’è capitato di intervistare due bei cervelli italiani: il demografo Alessandro Rosina, professore della Cattolica che studia e analizza come va la popolazione e il manager Google Diego Ciulli, toscano di Certaldo che studia l’impatto economico di internet e relativi flussi.
Abbiamo immaginato come potrà essere l’Europa del 2030 che sembra lontanissimo ma è lì dietro l’angolo. Se sembra davvero ieri che eravamo nel 2001 ci deve sembrare che sarà domani il 2030. Ebbene sono venute fuori belle proiezioni: due di queste vale la pena di essere condivise. In fatto di popolazione nel 2030 avremo una Europa e ancora più un’Italia fatta di presunti anziani tendenzialmente attivi, pensionati da lavoro e giovani ad alta qualità. I giovani dice Rosina devono essere a capacità superiore.
Il lavoro sarà tutto diverso se appena pensiamo che reti e computer nei prossimi cinque anni assorbiranno le funzioni del 50 per cento di mansioni umane di oggi. Mica poco.
Altroché 2030, la vera rivoluzione si consumerà entro i prossimi cinque anni, già nel 2020 (bella data) saremo inevitabilmente molto diversi.
I tecnologici invitano gli imprenditori e governo a fare due cose urgenti: trovare il sistema di “occupare” quei sei milioni di giovani che non studiano e non lavorano, non per colpa loro, e mettere in azienda giovani digitali. A non aver paura dei giovani innesti in azienda.
Dice Ciulli, a ragione: provate a far entrare nelle vostra aziende anche piccole un tecnologico, un giovane digitale e la sola presenza potrebbe cambiare metodi e prodotti. Ma, aggiungo io, è importante cambiare anche modalità d’approccio dell’imprenditore. Provare a cambiare è sicuramente meglio che stare sospesi e aspettare il boh. Quello lasciamolo alla poesia del si sta come d’autunno sugli alberi le foglie. Questa è un’altra stagione.

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