Passano gli anni e le stagioni, ma certi evergreen sono sempre di moda e si ripropongono immutati ad ogni campagna elettorale. Il gioco della delegittimazione, ad esempio, non solo non conosce pause ma si è perfezionato con il tempo, acquisendo addirittura una valenza preventiva migliore di quella di certe cure mediche.
Il gioco è semplice, e forse proprio per questo funziona sempre, perché chiunque può partecipare, purchè fortemente motivato.
All’annunciarsi di una manifestazione, regolarmente autorizzata, tenuta da un partito che fa legittimamente parte dell’arco costituzionale, si organizza velocemente una manifestazione preventiva: meglio se in una città importante e di forte impatto mediatico, come Milano, che fa la sua bella figura nelle riprese televisive mentre viene messa a ferro e fuoco da un gruppo di alfieri della democrazia, col volto opportunamente coperto.
A quel punto, il gioco è fatto: per paura del ripetersi di tali disordini, pericolosi per l’incolumità dei cittadini non meno che per quella dei loro beni, i sindaci di altre città importanti, come ad esempio Bologna, attueranno il divieto preventivo, ovvero negheranno il permesso ad un partito – che non ha causato alcun danno – di manifestare liberamente come la Costituzione prevede, per timore che alcuni bravi ragazzi dissenzienti possano esternare il loro disappunto, a suon di bombe molotov.
E così, democraticamente, si intende, si negano spazi a chi avrebbe il diritto di chiederli, in conseguenza all’uso della violenza praticato come dubbia forma di “selezione democratica”, una pratica che sta a metà tra il sopruso e la guerriglia, ma che a quanto pare trova cittadinanza presso le nostre istituzioni.
Ci sembra grave che alcuni partiti subiscano una tale forma di ricatto che impedisce loro di condurre una regolare campagna elettorale, ma questo tema, a quanto pare, non è abbastanza cool, non merita film o dibattiti di fronte a platee intellettualmente elette: non vorremmo che, a furia di gridare al Caimano, qualcuno pensasse che le anomalie di un singolo valgono a giustificare le mancanze di una intera democrazia. Perché non è così.
Chiara Boriosi

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