
In un clima di altissima tensione che sta infiammando il Medio Oriente, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ribadito con forza la determinazione dello Stato ebraico nel contrastare quella che definisce una “minaccia esistenziale”. Durante una drammatica conferenza stampa tenutasi il 21 marzo 2026, mentre le sirene d’allarme risuonavano nel nord di Israele, il leader ha lanciato un avvertimento inequivocabile a Teheran: “Israele continuerà a colpire l’Iran su tutti i fronti”. Le parole di Netanyahu arrivano dopo una serie di violenti scambi missilistici. Solo nelle ultime ore, un attacco diretto dall’Iran ha colpito le località di Dimona e Arad, nel sud di Israele, provocando decine di feriti e alimentando la promessa di una dura vendetta da parte del governo israeliano. Questa fase del conflitto, parte dell’operazione israeliana denominata “Ruggito del Leone”, segna un punto di non ritorno nella guerra diretta iniziata il 28 febbraio 2026 con un’offensiva congiunta israelo-statunitense. La sfida di Netanyahu “su ogni fronte” non è solo retorica. Il conflitto si sta espandendo rapidamente.
Israele è impegnato in intensi bombardamenti in Libano contro Hezbollah, che ha intensificato il lancio di razzi dopo l’uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei all’inizio di marzo.
Netanyahu ha accennato alla possibilità di innescare una “guerra civile” dall’esterno per indebolire il regime dall’interno. Nonostante la promessa di risparmiare alcuni giacimenti di petrolio e gas per evitare un collasso energetico globale, le forze israeliane continuano a colpire infrastrutture militari e centri di comando a Teheran. Mentre Netanyahu dichiara che “il lavoro non è finito”, la comunità internazionale osserva con crescente allarme. Gli Stati Uniti, pur sostenendo l’alleato, mostrano segni di cautela: il presidente Trump ha recentemente smentito l’invio immediato di truppe di terra, nonostante l’apertura di Israele a un’operazione terrestre. Nel frattempo, a Tel Aviv migliaia di cittadini sono scesi in piazza per chiedere la cessazione delle ostilità, temendo le conseguenze di una guerra che, secondo fonti di stampa, Israele intende prolungare per almeno altre due settimane. Con l’Iran che risponde attraverso l’operazione “Vera Promessa 4”, coinvolgendo anche installazioni nel Golfo Persico, il rischio di un incendio regionale totale non è mai stato così concreto.
Giuseppe Basilico

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