
“Primo Ministro Benjamin Netanyahu, lei dice che è un uomo senza equilibrio, che oggi afferma una cosa e domani un’altra, che non si capisce mai cosa ha in testa. Non le sembra d’essere un po’eccessivo, un po’ ingiusto?”
In un video diffuso sul suo account x, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha lodato l’avvio di una vasta offensiva terrestre delle Forze di Difesa Israeliane (Idf) nella Striscia di Gaza, dando rilievo come l’operazione abbia un duplice obiettivo: sconfiggere Hamas e assicurare la liberazione degli ostaggi. Devono smettere. Non abbiamo forse ottenuto vittorie contro Hezbollah? Non abbiamo sconfitto Assad in altri teatri di guerra?”. Ha però riconosciuto che le sfide rimangono “grandi”, con la presenza di Iran e Hamas ancora da affrontare, ma ha assicurato che la vittoria sarà completa, compresa la liberazione di tutti gli ostaggi. Israele ha trasmesso ieri sera,tramite i mediatori, una nuova proposta a Hamas, riferisce Channel 12. Gerusalemme sarebbe pronta a liberare oltre 100 detenuti condannati all’ergastolo in cambio di metà degli ostaggi israeliani ancora in vita. Inoltre, il piano prevede la liberazione di più di 1.000 prigionieri palestinesi arrestati dopo il 7 ottobre, in cambio della restituzione dei corpi di metà degli ostaggi deceduti. Il documento discusso a Doha contempla anche la possibilità di avviare colloqui sul termine della guerra, pur senza un impegno formale da parte israeliana ma con garanzie internazionali. L’esercito israeliano ha diramato un’allerta di emergenza per i residenti di diverse zone di Gaza, tra cui Al-Qarara, Salqa, a sud di Deir al-Balah e in diversi quartieri. Ai residenti è stato chiesto di evacuare immediatamente verso una zona più sicura ad Al-Mawasi. L’esercito afferma che questo è un “avvertimento finale” prima di un attacco pianificato. Hamas ha accettato di rilasciare tra i 7 e i 9 ostaggi in cambio di un cessate il fuoco di 60 giorni e la scarcerazione di 300 detenuti palestinesi. Lo riferisce la tv pubblica israeliana Kan citando la Cnn in arabo che ha parlato con un alto funzionario di Hamas. Fonti israeliane smentiscono però l’indiscrezione parlando di”propaganda”. Israele si chiude dietro un altro muro, stavolta con la Giordania. Il gabinetto di sicurezza israeliano ha approvato il piano del ministro della Difesa Israel Katz per costruire una barriera di sicurezza ad alta tecnologia lungo il confine orientale, a quanto riporta il Times of Israel. Il progetto, la cui realizzazione dovrebbe iniziare a giugno, prevede un sistema di difesa di 425 chilometri da Hamat Gader, nel nord di Israele, a Samar Sands, a nord di Eilat. Si inizierà con due tratti da 80 chilometri considerati prioritari. Per terminare l’opera da 5,2 miliardi di shake, circa 1,4 miliardi di euro, ci vorranno tre anni. Lungo il confine sarà installata una barriera fisica con sensori avanzati, controllata anche da unita’ militari mobili. Katz ha poi proposto di rafforzare la presenza militare nella valle del Giordano con caserme e centro d’addestramento, anche per bloccare il contrabbando di armi dall’Iran. “La creazione di una barriera di sicurezza lungo il confine tra Israele e Giordania è strategica per bloccare i tentativi dell’Iran di trasformare il confine orientale in un altro fronte terroristico”, ha assicurato Katz. Negli ultimi 20 anni, Israele ha eretto già una contestata barriera di 730 chilometri lungo il confine con la Cisgiordania. In piedi, schierati fianco a fianco, gli operatori della Mezzaluna Rossa egiziana sembrano ricordare al mondo la forza del diritto umanitario che dovrebbe poter varcare il cancello alle loro spalle, quello che conduce alla Striscia di Gaza, sigillata invece dal 2 marzo per gli oltre due milioni di civili. È così che accolgono la delegazione di parlamentari e società civile tornata per la seconda volta qui, dopo oltre un anno, al valico di Rafah, lato egiziano del confine, per invocare la fine di una guerra che non smette da 19 mesi, letteralmente: mentre il gruppo organizza il flash mob al motto “Free Palestine”, “Basta complicità”, “Stop armi a Israele”, si ode dall’interno il fragore delle bombe e il passaggio dei velivoli militari. “Non c’è più tempo, cosa aspettate ad agire? Israele aveva detto che avrebbe sfollato tutti, è un piano che ha reso pubblico, e lo sta facendo. Lì dentro ora la gente muore. Fate rinascere la speranza” invoca l’unico palestinese presente, Yousef Hamdouna,venuto dall’Italia, operatore dell’organizzazione Educaid. Ora il nostro lavoro consiste nel conservare le scorte di aiuti, controllando periodicamente che non si deteriorino”. Un lavoro per i 250 operatori e 3500 volontari della Mezzaluna, che però preferirebbero “portare viveri dentro, alla popolazione che ne ha bisogno”. Paura, rabbia, dolore?
Giuseppe Basilico

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