
Il primo ministro Benyamin Netanyahu ha dichiarato che Israele non accetterà un accordo che non garantisca la sicurezza della minoranza drusa siriana, confermando per la seconda volta questa settimana che lo Stato ebraico sta negoziando con la Siria mentre si vocifera che il primo ministro potrebbe avere un incontro storico con il presidente siriano Ahmed al-Sharaa in occasione dell’Assemblea Onu a New York. Un accordo con la Siria, secondo Netanyahu, “dipende dalla garanzia degli interessi di Israele, che includono, tra le altre cose, la smilitarizzazione della Siria sud occidentale e la salvaguardia della sicurezza dei drusi in Siria”, ha affermato citato dal Times of Israel. “Gli attacchi e i raid israeliani contro il mio Paese continuano, e le politiche israeliane contraddicono la posizione internazionale di sostegno alla Siria, e minacciano nuove crisi e lotte nella nostra regione”. E’ l’avvertimento lanciato dal presidente siriano Ahmed al-Sharaa nel suo discorso davanti all’Assemblea generale dell’Onu. “Di fronte a questa aggressione, la Siria è impegnata nel dialogo, e noi siamo impegnati a rispettare l’Accordo di Disimpegno delle Forze Armate del 1974. E’un accordo tra Israele e Siria, firmato il 31 maggio 1974, che pose termine ufficialmente alla guerra del Kippur “Giorno dell’espiazione” e al successivo periodo di attriti sul fronte siriano. E chiediamo alla comunità internazionale di stare al nostro fianco di fronte a questi attacchi”. “Abbiamo un’altra proposta per la flottiglia Hamas-Sumud: se non si tratta di provocazione e di servire Hamas, siete liberi di scaricare tutti gli aiuti che potreste avere in qualsiasi porto di un paese vicino, fuori da Israele, da dove potranno essere trasferiti pacificamente a Gaza”. Così in un post su X il ministero degli Esteri israeliano, che ribadisce: “Israele non consentirà alle navi di entrare in una zona di combattimento attiva e non permetterà la violazione di un legittimo blocco navale. Si tratta di aiuti o di provocazione?” “Abbiamo una discrepanza assoluta e totale con la risposta che sta dando il governo israeliano alla situazione a Gaza e in Cisgiordania, è evidente”, ma “vogliamo preservare le relazioni diplomatiche fra i nostri due Paesi che superano di gran lunga quelle che ci sono fra i due governi,questa è la nostra ambizione”, ha anche spiegato il premier Sanchez, rispondendo alle domande dei cronisti. Tuttavia il presidente del governo iberico ha aggiunto di non sapere “quello che potrà accadere nelle prossime ore, nelle prossime settimane. Siamo preoccupati per le accuse che il governo di Israele sta riversando sui membri che fanno parte della Flotilla di 45 paesi, che stanno ora arrivando alle coste di Gaza”, ha riconosciuto Sanchez. “Per questo invieremo una nave per garantire, in caso di necessità, di potere soccorrere” gli spagnoli a bordo della spedizione, “per assicurare che possano tornare in Spagna”. L’esecutivo spagnolo segue così i passi del governo italiano, che oggi ha annunciato l’invio della fregata Fasan per garantire possibili azioni di soccorso agli italiani. Il ministero spagnolo di Difesa ha contattato nel pomeriggio quello italiano per concordare un’azione coordinata alla quale potrebbero unirsi altri paesi, come l’Irlanda, secondo fonti ministeriali citate da El Pais. Netanyahu, ha dichiarato che quella che ha definito la “vergognosa resa” di alcuni leader mondiali al terrorismo palestinese non obbligherà in alcun modo Israele. “Non ci sarà alcun Stato palestinese”, ha aggiunto Netanyahu, ribadendo la posizione del suo governo nel contesto dei dibattiti internazionali sullo Stato palestinese e sulla violenza in corso. “I terroristi Houthi si rifiutano di imparare la lezione da quello che è capitato all’Iran, al Libano e a Gaza, ma lo impareranno a loro spese: chiunque faccia del male a Israele sarà colpito sette volte più forte”. Lo ha affermato il ministro della Difesa israeliano,Israel Katz, dopo che un drone lanciato dallo Yemen ha colpito nel centro della città di Eilat. È una città dello stato di Israele posta sulle rive del Mar Rosso. Secondo la tv pubblica, il drone è esploso vicino a un hotel. Hamas ha scritto una lettera al presidente degli Stati Uniti Donald Trump in cui ha chiesto a Washington di garantire un cessate il fuoco di 60 giorni nella Striscia di Gaza, in cambio dell’immediato rilascio di metà degli ostaggi. La lettera è ora trattenuta dal Qatar e verrà consegnata a Trump nel corso della settimana. Ed è troppo tardi per rimediare, vero?
Giuseppe Basilico

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