Non mi passa nemmeno per la mente di cadere nel vizio tutto italiano di commentare i risultati delle elezioni in Gran Bretagna forzandoli nella gabbia angusta delle guerricciole di casa nostra.
La democrazia di Sua Maestà è la prima per ordine di tempo, e non solo, fra quelle moderne. Ha regole di pesi e contrappesi semplici e razionali, lontane dai nostri bizantinismi. Ed altrettanto semplice è il sistema elettorale che, quasi sempre, consente il formarsi di maggioranze capaci di garantire governi forti e stabili. Come tutti sanno, si tratta di un sistema maggioritario che favorisce uno schema a due partiti, dal momento che nei collegi uninominali o si vince o si perde.
Questa volta, tuttavia, la legge elettorale non ha garantito la maggioranza ad alcun partito. Sono diventati determinanti i liberali che, in cambio del loro appoggio potrebbero chiedere di cambiare la legge elettorale in senso proporzionale. E questo rende assai complicata la soluzione del rebus.
Me ne guardo bene dal trarre conclusioni per casa nostra. Mi limito ad osservare che nemmeno in Gran Bretagna le leggi elettorali garantiscono “a priori” governabilità al Paese e nemmeno la permanenza di un sistema bipartitico. Gli elettori avevano molti motivi per rammaricarsi dei laburisti ed hanno tolto loro la maggioranza. Tuttavia non nutrivano abbastanza fiducia nei Conservatori e non hanno dato loro i voti sufficienti a governare da soli. Non erano del tutto convinti dei liberaldemocratici, nonostante le buone performances televisive del loro leader e li hanno lasciati con gli stessi seggi di prima, ma indispensabili, ora, per una maggioranza di governo ( di coalizione, e sarebbe la novità).
Non so se passare dal bipartitismo ad un sistema diverso sia meglio o peggio. Penso che la domanda sia oziosa perché i problemi non li risolve la legge elettorale ma la politica: la qualità dei partiti, dei loro leaders e delle proposte.
In Italia, non casualmente, le leggi elettorali sono state cambiate negli ultimi quindici anni con una frequenza che rivela, da sola, quanto sia nevrotico il nostro sistema.
Alle leggi elettorali è stato assegnato un compito di supplenza della politica. Essendo evidente il distacco degli elettori dai partiti, si sono escogitate leggi elettorali per vanificare il voto espresso a favore di alcuni ed incanalarlo, forzosamente, con la teoria del voto utile, verso altri.
Per cui oggi, in Gran Bretagna, se sarà introdotto qualche correttivo proporzionale per ottenere l’appoggio dei liberali, è tuttavia impensabile che siano aboliti i collegi uninominali, di piccole dimensioni, che consentono un vero rapporto tra elettori ed eletti. Mentre in Italia è sconosciuto ormai ai giovani il concetto di “rappresentanza” e nessuno saprebbe dire, chiamandolo per nome e cognome, chi è il rappresentante in parlamento della sua città.
Ed i parlamentari, deresponsabilizzati e demotivati dalla straripante prevalenza del potere esecutivo sul legislativo, si sentono vincolati soltanto al loro partito e non pensano minimamente di dovere rispondere ad un corpo elettorale.
E si spiega così che solo cinquanta deputati fossero presenti in aula ad ascoltare il ministro Tremonti sulle drammatiche conseguenze della crisi greca. Mentre un’attenzione parossistica è riservata agli “scazzi” tra Berlusconi e Fini o alle “lamentazioni” delle minoranze del PD riunitesi in quel di Cortona.
Nicola Cariglia

scoppia un nuovo caso dopo ruby -libia -giustizia – lassini -allora dovremmo discutere su questi casini ? nò .
DOBBIAMO ADOPERARCI INVECE PER DARE SUGGERIMENTI A COME RICOSTRUIRE IL PAESE ITALIA COME ? RIPUDIANDO QUESTA POLITICA E COMINCIANDO A PENSARE COME RISANARE IL PAESE SUI GRANDI TEMI CHE CI AFFLIGONO DALLA SALUTE ALL’ECONOMIA
DAL SISTEMA FISCALE ALLE PENSIONI
DAI GIOVANI AL LAVORO
E PER FARE QUESTO DOBBIAMO ADOPERARCI TUTTI A COSTRUIRE INSIEME UNA GRANDE CASA LAICA LIBERALE CHE NON GUARDI Nè A DESTRA E Nè A SINISTRA MA AI PROBLEMI E COME RISOLVERLI .
COSTRUIAMO INSIEME UN GRANDE MANIFESTO DI PROPOSTE E SOTTOPIAMOLO ALLA GENTE ALLE PERSONE DI BUON SENSO E DI VOLONTà E PROPAGAMIOLO è DIFFICILE ? SI FORSE MA Và FATTO PROVIAMOCI IL NOSTRO MOTTO ..
” IO CI CREDO ”
LORENZO CILIBERTI
cari amici
LA VERA PROBLEMATICA da più parti condivisa è che in ITALIA non abbiamo nè bipolarismo nè bipartitismo ma solo uana accozaglia di opportunisti .
non si sà più quali sono i veri liberali nè i veri socialisti oramai a sproposito tutti o quasi usano questi nomi ma costoro sanno quali i valori che questi partiti hanno inculcato ? sanno per caso la forte identità culturale che molti uomini del passato hanno lasciato ? non credo — allora dovremmo lavorare innanzitutto per riappropiarci della nostra storia e lasciando agli altri in questo momento le beghe di sottane .
oggi vi è solo caos in tutti i campi e quello che si vede in quasi tutti gli schieramenti non può definirsi nè politica nè rigore
MA SOLO SFASCIO .
LORENZO CILIBERTI
Forse senza rivoluzione non c’e’ democrazia,
come dire le cose te le devi conquistare, nessuno ti regala niente in politica come nella vita in genere.
Purtroppo,se un tempo si poteva dire che abbiamo i politici che meritiamo, oggigiorno la legge elettorale abilmente elaborata e difesa ci scarica da questa responsabilità .
Possiamo solo alzare la mano oppure non farlo…andare a votare o restare a casa. La stampa sarà libera ,ma il voto è condizionato .
Caro Nicola, condivido in toto la tua analisi ed aggiungo che se anche la patria del bipartitismo crede nel valore del pluralismo, gli unici a sopportare un bipolarismo fasullo ed affatto rappresentativo siamo rimasti noi.
Mi fa piacere far notare ai lettori di Pensalibero che i liberali di Clegg e Whatson hanno in realtà ottenuto il 23% , dico ventitre per cento, dei voti espressi nel Regno Unito. Che sono, per dare un’idea, più di quanti ottenuti, in Italia, da Lega, Italia dei cosiddetti valori, UDC messi insieme.Il caso Grecia, esploso proprio in questi giorni, ha danneggiato, comunque, i lib-dem, che da sempre, quasi soli in Inghilterra, sono favorevoli all’Europa . La legge elettorale britannica ha fatto il resto : con il 23% dei voti, il gruppo parlamentare liberale ha “riscosso” il 12% ( dodoci per cento )dei seggi. E, nonostante questo – nonostante, lasciatemi dire, questa evidente ingiustizia – , l’esigenza, l’utilità di un’alternativa al
bipartitismo è emersa decisamente ( non dimentichiamo, tra l’altro, le decine di seggi ottenuti dai partiti “minori ” ). Applausi a Clegg, votato da quasi un quarto degli elettori.
E un applauso a Nicola, nostro direttore !
io credo e non vorrei sbagliarmi che non è più questione di bipartismo o meno o di bipolarismo ma è questione di una NUOVA E VERA IMPOSTAZIONE DELLA POLITICA .
non è più possibile concepire questo modo di fare o interpretare la politica .
LA POLITICA è DEVE ESSERE SERVIRE GLI INTERESSI DELLA COLLETTIVITà .
DA PIù PARTI OGGI SI VEDE E SI ASCOLTA SOLO UNA ARRINGA DELL’UNO CONTRO L’ALTRO SENZA DISCERNENE IL GIUSTO E L’INGIUSTO .
ECCO ABBIAMO BISOGNO FORSE DI NUOVE REALTà UOMINI E PERSONE CHE SAPPIAMO ESSERE LIBERI DALLA PROPRIA APPARTENENZA E CHE VOGLIANODARE L’IMPULSO GIUSTO .
è FORSE AUTOPIA LA MIA ?NON CEREDO
Purtroppo quello che scrive é drammaticamente vero! Se non si riformano i cervelli, invece delle leggi, tutta la politica italiana resterà di serie C, come i battibecchi da stadio che contrappongono le forze politiche, preoccupate solo da problemi di potere interni ai partiti e che invece si strafregano delle necessità, a volte anche elementari, dei cittadini.
Credo pero’ che ogni popolo elegga i politici che si merita.
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