E’ stato il flop della manifestazione contro Bush di Piazza del Popolo, più che il risultato del primo turno delle elezioni amministrative, ad allarmare i vertici della sinistra radicale al governo. Quella piazza vuota è stato qualcosa di più di un campanello d’allarme, anche perché in contemporanea decine di migliaia di persone sfilavano, insieme ai movimenti, contro il presidente americano. E quella seconda manifestazione non era solo contro Bush ma anche contro la politica estera del governo Prodi. In pratica dall’ala sinistra della coalizione è venuto un giudizio sferzante: la sinistra radicale al governo non riesce ad incidere più di tanto e snatura se stessa. Ha raccolto subito il messaggio il capogruppo di Rifondazione al Senato, Giovanni Russo Spena “Nella maggioranza ci sono due linee: quelli che dicono che abbiamo perso perché il governo ha avuto una linea troppo di sinistra; e quelli come noi che dicono che bisogna dare centralità ai temi sociali, affrontare il problema di pensioni e salari bassi”. Concetto ripreso e approfondito da Paolo Cento dei Verdi “Il Governo e la governabilità non possono essere più un fine: o sono uno strumento per ottenere il cambiamento oppure non possono rimanere un tabù indiscusso”. E che il problema stia proprio nei termini individuati dai leader di Rifondazione e Verdi lo dimostrano le dichiarazioni rilasciate da due leder del calibro di Prodi e D’Alema. Per il Presidente del Consiglio “Adesso si cambia musica”, per il Ministro degli esteri “Ora basta con i partiti di lotta e di governo”.
Vedremo chi vince il braccio di ferro, certo è che alla maggioranza si sta preparando un’estate che, usando un eufemismo, si potrebbe definire “calda”. Non è nemmeno pensabile che, come spesso è accaduto, il governo pensi di salvare se stesso attraverso l’immobilismo. In presenza di opinioni radicalmente diverse, non fare niente è infatti l’unico modo per non scontentare nessuno. Questa volta, la ricetta è solo parzialmente applicabile. Si possono non fare alcune riforme che l’Ulivo giudica indispensabili, vista la situazione, come la riduzione dei costi della politica, l’avvio di una vera politica di liberalizzazioni, la riduzione dell’Ici e del livello delle tasse, ma altre cose, come il varo del Dpef, la scelta, non più dilazionabile, sull’Alta velocità in Val di Susa e la riforma delle pensioni, sono questioni non eludibili. Sul Dpef si può ancora giocare sugli equivoci, in fondo si tratta di un documento di programmazione che può essere anche molto generico, ma TAV e pensioni non concedono nessun spazio di manovra. Se sulla prima non arriva il via libera, l’Italia perde i finanziamenti europei e quindi l’opera, se la riforma delle pensioni non viene fatta, dal 1 gennaio 2008 scatta la riforma Maroni ed entra in vigore il tanto odiato, a sinistra, scalone.
Se anche questa volta Prodi riuscirà a tenere insieme la sua maggioranza, merita di arrivare alla fine della legislatura. Ma il conto per il Paese sarà durissimo.
Nella maggioranza destra e sinistra ai ferri corti
Per Prodi si prepara un’estate caldissima. Questa volta non è nemmeno pensabile salvarsi attraverso l’immobilismo: alcune scelte sono ineludibili.

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