Che cos’è la serenità? E’ la “condizione emotiva individuale caratterizzata, a livello interiore ed esteriore, da tranquillità e calma non solo apparente, ma talmente profonda da non essere soggetta, nell’immediato, a trasformazioni di umore, ad eccitazioni o perturbazioni tali da modificare significativamente questo stato di pace”. Prendo la definizione da Wikipedia e subito non posso fare a meno di notare l’attributo ‘individuale’ di seguito alla definizione di ‘condizione emotiva’.
E mi domando, pertanto, che cosa c’entri la politica con la serenità. Mi domando perché da politici di vario livello, estrazione e inquadramento si sentano continuamente richiami ad un dibattito sereno, ad un confronto sereno. Non politico… sereno! C’è – avete sentito? – una ricorrente preoccupazione per la serenità degli italiani.
Io domando che cosa importi a costoro e come si permettano di interessarsi a questa così richiesta serenità! Come osano trasformare in categoria della politica qualcosa che pertiene strettamente alla vicenda dei singoli e che solo in parte può ritenersi condizionato dagli eventi collettivi e dalla situazione generale?
Non sarebbe meglio che si preoccupassero essi stessi di incarnare concetti come fiducia, lealtà, civismo, responsabilità, dovere, correttezza e di dare così un senso compiuto al proprio mandato, piuttosto che proporci ogni giorno questo bagno di inanità e ipocrisia?
Forse ci han preso per idioti? O forse dietro queste premure c’è solo un vuoto pneumatico di idee e di decisioni, di risultati e di progetti, per non parlare dello strisciante desiderio di sbiadire le diversità, di incanalare il confronto, di addormentare le coscienze?
Noi non vogliamo restare sereni quando il Paese si muove alla velocità di una tartaruga non si sa bene in quale direzione, oppresso non dalle crisi internazionali (!) ma dalla crescente catastrofe della sua classe dirigente e – siamo onesti – un po’ della sua stessa società.
Noi dobbiamo essere desti e (prudentemente) incazzati. Non possiamo che respingere il bromuro che ci vorrebbero somministrare. I manovratori debbono essere disturbati e il conflitto – beninteso, in forme rispettose della Costituzione – deve trovare il modo di svilupparsi senza infingimenti. Il Paese non migliorerà certo se ci lasciamo inquadrare in una coorte di uomini ‘allineati e coperti’. Non son tempi questi da metter le coscienze a sedere. Occorre combattere ogni giorno e vigilare, ognuno assumendo una quota di responsabilità. Non possiamo farci consigliare e guidare da conducenti ai quali non affideremmo neppure i soldi per la benzina. Forse potranno essi permettersi un po’ della serenità che vanno auspicando: almeno fino a quando – complici noi, cittadini elettori e non – continueranno a essere una casta irresponsabile, gonfia soprattutto di inspiegabili privilegi.
Paolo Marini

Condivido completamente quello che scrivi,però secondo me non sono completamente vuoti,quello che fanno e solo per nascondere quei giri d’interessi che coinvolgono un po tutti in maniere veramente trasversale, perciò danno vita scandali idioti,false guerre interne ecc. per tenere le persone lontane dai veri scandali. Mi ricordo una volta,l’on.Preti discutendo di uno scandalo,mi disse :Quando vedi uno scandalo da un parte girati dall’altra che troverai lo scandalo vero.
Bravo Marini!