Caro Direttore,
anche se ti so lontano dalla nostra amata patria, non ti sarà sfuggito che in questi giorni si sta riaffacciando sulla scena politica una nuova ipotesi Prodi. Volente o nolente l’interessato, per ora si tratta di una semplice ipotesi, però l’ipotesi parte già con un peccato originale: quello di essere pensata solo in chiave elettorale e considerata dai suoi ispiratori come l’unica oggi in grado di battere Berlusconi. Nel fondo confida esclusivamente sul dato statistico che ciò è già avvenuto due volte e quindi ci sono possibilità che possa avvenire per una terza volta. Presentata così, non solo è semplicistica, ma non aggiunge un argomento per risolvere la crisi d’impotenza in cui è precipitata la sinistra e per essa il suo maggior partito. Si ha perciò l’impressione che si tratti di una nuova, ma non originale forma di crociata contro.
C’è anche un secondo peccato, non originale ma di complemento; ed è quello di voler riproporre, almeno nelle intenzioni o negli auspici dei sostenitori, l’esperienza dell’Ulivo come sistema di aggregazione [alleanze sarebbe dir troppo], in contrapposizione alla necessità di creare un soggetto politico, autonomo e di sinistra, in grado non di subire le aggregazioni, ma di condizionarle. In poche parole lasciando perdere, come di fatto hanno lasciato perdere tutti, l’unica intuizione originale che fu di Veltroni, la vocazione maggioritaria.
Non mi sembra però che sia interessante misurare la convenienza di un Prodi o non Prodi, piuttosto invece capire se al fondo del dibattito che anima [si fa per dire] il PD ci sia comunque una prospettiva e questa prospettiva sia tale da presentarsi al confronto politico prima ed eventualmente a quello elettorale dopo, non tanto con qualche possibilità di vittoria, ma almeno con una certa credibilità di stare in campo. In questi giorni Michele Salvati ha tentato un’analisi di questo impasse, rintracciando all’interno del PD due anime, una, preferibilmente di centro-sinistra, che è convinta di operare e di poter continuare ad operare in una logica bipolare, attenta quindi più agli schieramenti che alle alleanze, col fine di sconfiggere il centro-destra e soprattutto il suo leader; l’altra, maggiormente orientata verso il proporzionale che tenderebbe a recuperare [o a riciclare come di recente hai ben sostenuto] qualcosa della tradizione di sinistra modernamente orientabile verso la socialdemocrazia, disponibile per un programma e con questo ad alleanze con altre forze. Il guaio è che le anime forse ci sono, ma il confronto tra di loro manca, almeno sul piano delle caratteristiche che Salvati vorrebbe individuare.
Perciò l’esigenza di recuperare nel dibattito politico i valori della nostra area, cui facevo riferimento nella mia precedente lettera, si arricchisce di un nuovo tassello, con le possibilità che abbiamo di offrire alla sinistra riciclona l’opportunità di riciclare anche l’area laica, liberale, socialista e riformista, ma questa volta sul serio e poi smetterla una buona volta di riciclare.
Silla Cellino

Caro Silla,
Vorrei convincerti che l’idea Prodi in piccolo, dimostra quello da me sostenuto, se Roma la ritorniamo al Papa, poi occorrerà un Papa rosso da contrapporre al Papa bianco della Chiesa e l’Italia si sposterà naturalmente ad una sinistra laica e liberale come voi la volete.
Perchè una sinistra democratica può benissimo non seguire il Papa nella fede, ma se qualche Re da TV Berlusconiana lo ha apostrofato col cannone, beh dovrebbe vedere di fronte la possibilità di una grande, duratura, vittoria.
Non voglio ingannarti, porto avanti queste idee per la gloria del casato prima che perchè di sinistra, perchè quella che abbiamo cerca solo piccoli trucchetti mai operazioni storiche, è a sua volta una sinistra da operetta.
Ma ci unisce la voglia di un’Italia diversa, grande, perchè no Campione del Mondo nelle cose che contano, il sistema dei due Consoli rivisto oggi, vedrebbe un Papa Monarca a Roma (che ne ha tanto bisogno)ed un Governo a mo di Lula, che euforizza il popolo Italiano.
Il pazzesco è che nessuna forza politica sarebbe contraria perchè tutte avrebbero da guadagnare, è solo la paura di fare qualche cosa di storico, che impedisce di parlarne.