Il 26 maggio 2009 muoiono tre operai della Saras, la raffineria di Sarroch, Sardegna, di proprietà dei Moratti. Da lì parte Meletti per questo libro inchiesta che si sviluppa in orizzontale e in verticale. L’incidente, l’impatto lavorativo e culturale dell’impianto petrolifero sulla vita del paese, sulla salute e sull’ambiente sono gli aspetti affrontati per primi e i più immediati da analizzare: la violenza visibile, orizzontale. Gli interessi finanziari e politici dei Moratti, quelli di una gestione fallimentare dell’Inter e l’inchiesta giudiziaria sulla quotazione in borsa sono la parete in ombra di un sistema economico su cui spesso le analisi scelgono di non inerpicarsi: la parete verticale della violenza invisibile da cui tutto consegue. È questa faccia oscura che invece l’autore decide di illuminare con un occhio di bue, allargando pian piano il raggio fino a mettere in luce un ‘capitalismo di relazione’ di cui i Moratti sono i degni rappresentanti. Ne emerge un Paese a sistema ‘coloniale’, condannato all’immobilismo economico.
A fine lettura, il richiamo a un ‘capitalismo etico’, presente tra le righe del saggio e nella scelta di inserire alcuni passi della Caritas in veritate, appare una ben blanda panacea. Etica e profitto: l’acqua santa e il diavolo.
G. Cracco
NEL PAESE DEI MORATTI
Giorgio Meletti, Chiarelettere, 234 pagg., 14,60 euro

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