La mancanza di un’ipotesi culturale alle spalle, ha determinato che Forza Italia prima ed il Pdl poi si siano distinti in questi anni per estremismo, assenza o mutismo su ogni questione di qualche rilievo.

Credo che il vero ed unico miracolo di Silvio Berlusconi sia stato inventare Forza Italia. Quando nacque, quasi vent’anni fa, il “partito leggero”, come lo definì per primo Cesare Previti, conglobò una moltitudine di “orfani”. Erano elettori senza più casa, in gran parte democristiani, ma anche liberali, repubblicani, radicali e socialisti, con l’aggiunta di qualche ex comunista e di alcuni “gruppettari” pentiti. Come tutti gli italiani, queste persone erano stanche del passato e sedotte dalle novità, al punto da scambiare un imprenditore monopolista,dal linguaggio a volte venato di estremismo, per un liberale ed un moderato. Costoro non avevano mosso un dito per impedire che le teste dei vecchi governanti ruzzolassero l’una dopo l’altra. Anche loro avevano assaporato, con qualche brivido e con qualche compiacimento, l’emozione della fine di un’epoca che appariva immutabile e di una casta di politici che sembrava inamovibile.
Per mezzo secolo, tuttavia, erano state truppe di quell’Italia che ora veniva colpita a morte. Ne erano, anzi, il nocciolo duro; se ne portavano dentro il patrimonio genetico. Con quell’Italia erano cresciuti. Per quell’Italia avevano votato. Di quell’Italia avevano condiviso i progressi, le spregiudicatezze, gli immobilismi. Erano pronti sì a voltare pagina, anche al prezzo di qualche avventura, purché senza esagerare. In un paesaggio politico, istituzionale e sociale irriconoscibile, non avrebbero resistito.
Come ad un ateniese dell’età di Pericle non si poteva chiedere di vivere al di fuori della propria città, così da loro non si poteva pretendere l’oblio delle proprie origini medio-borghesi, della loro inclinazione anticomunista (non sempre progressista), del loro desiderio di guadagnare terreno pur senza mostrarsi intransigenti. Non si sarebbero mai consegnati nelle mani di Occhetto, né se la sentivano di incoraggiare la foga moralistica e giudiziaria.
Di Berlusconi si fidavano. Uomo delle tv, imprenditore popolare e dotato di charme, il Cavaliere era una creatura della stessa Italia della quale loro avevano fatto parte. Parlava la loro medesima lingua, o almeno così credevano, e ammiccava come loro. Anche l’uomo di Arcore, quanto costoro, aveva bisogno di non sentirsi straniero nell’Italia che tumultuosamente cambiava. Come Sua Emittenza, anche loro necessitavano di una casa della quale sentirsi padroni. Con Berlusconi, dopo la spossatezza della bufera, si poteva anche sognare, secondo questo popolo spaesato.
Da allora molta acqua è passata sotto i ponti, e però Berlusconi ha sempre tenuto in pugno quel pezzo d’Italia, fino ad oggi. Ma per farne che?
Forza Italia è stato un partito tanto grande quanto impotente e inanimato. La sua successiva incarnazione, il Pdl, non poteva che mantenere ed ingigantire questo vizio d’origine. Inanimato perché avulso dalle grandi tradizioni politiche e culturali europee, privo di solidi riferimenti. Guardato con sospetto quando non con disgusto dai popolari del Vecchio Continente, il partito-azienda ha cercato di vivacchiare sulla mistificazione. Come quelle di un Berlusconi che, parlando ai “moderati”, ma pensando in realtà alle riserve meno illuminate del nostro Paese, più volte ha tentato di appropriarsi di De Gasperi, Sturzo e persino di Saragat, che da marxista avrebbe avuto i brividi a sentirsi etichettare “moderato”.
Nemmeno la cultura socialista, dunque, è stata risparmiata dagli stravolgimenti a cui ci ha lungamente abituato il Cavaliere. Al punto che qualche buontempone si spinge a definire le idee del primo socialista al Quirinale come “moderate … in contrasto con tutti gli altri partiti socialisti, socialdemocratici e laburisti d’Europa”. Peccato che lo statista piemontese sia stato semmai l’unico interlocutore, fino alla svolta autonomista di Nenni e Lombardi, ad essere riconosciuto in Italia dalla sinistra europea, che ne condivideva le posizioni riformiste e democratiche.
La mancanza di un’ipotesi culturale alle spalle, ha determinato che Forza Italia prima ed il Pdl poi si siano distinti in questi anni per estremismo, assenza o mutismo su ogni questione di qualche rilievo. Forse il silenzio, anche da parte di chi conosceva in qualche modo i rudimenti della politica, specialmente tra gli ex democristiani e gli ex laici, era necessario per non interferire con le mosse del satrapo al comando.
Dopo la scissione dell’ex colonnello La Russa, molti hanno realizzato che il Pdl è un partito mai nato e che mai nascerà. È nel suo destino seguire come un’ombra Berlusconi nel gorgo in cui sta sempre più precipitando. Altro che destino cinico e baro.

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