La lista De Magistris, Di Pietro, Ingroia sarà magari un fenomeno da baraccone. Ma tutti questi signori hanno avuto nelle loro mani la onorabilità e la libertà di alcuni loro attuali avversari politici. E questo fa venire i brividi.

De Magistris, Ingroia e Di Pietro, nell’ordine i tre magistrati di cui sopra, hanno in comune una carriera fatta di accuse e persecuzioni ad esponenti politici, sorrette da grandissimo clamore dei giornali, quasi tutte naufragate in giudizio quando già erano divenuti irrimediabili i loro effetti disastrosi ed una arroganza pari solo alla loro smodata ambizione.
Sono il frutto maggiormente avvelenato di una concezione vindice e debordante del potere giudiziario di cui, purtroppo, il PD ed i partiti che lo hanno generato portano la maggiore responsabilità. Se non altro perché hanno tenuto un atteggiamento equivoco: dall’appoggio esplicito al silenzio complice. Del resto, due esempi tra tanti vorranno pure dire qualcosa. Il primo riguarda il pool manipulitista e milanese che nel giro di poco tempo ebbe a fare eleggere dal PDS-DS, in Parlamento, Di Pietro e D’Ambrosio. In aggiunta, come se non bastasse, il giudice Elena Paciotti al Parlamento europeo. Il secondo esempio riguarda, invece, la regione Puglia dove il trasloco in politica di magistrati, tra eletti e trombati, ha assunto le dimensioni di una migrazione epocale. Abbiamo magistrati che amministrano la città capoluogo in veste di sindaco, altri che fanno gli assessori, altri ancora che sono stati sottosegretari e siedono tuttora in Parlamento ed altri che si limitano a fare i parlamentari. Uno, l’on. Mantovano è di centrodestra. Tutti gli altri, invece, devono la loro carriera politica alla catena PDS-DS-PD. Che alcuni di loro abbiano inquisito ingiustamente esponenti di altri partiti prima di fare il loro salto in politica, e si siano incrociati con inchieste giudiziarie che riguardavano il partito che poi li avrebbe eletti, non fa scandalo.
Ecco, ora siamo all’atto finale. La lista De Magistris, Di Pietro, Ingroia sarà magari un fenomeno da baraccone. Ma tutti questi signori hanno avuto nelle loro mani la onorabilità e la libertà di alcuni loro attuali avversari politici. E questo fa venire i brividi. Il PD non può non fare i conti con queste storiacce, perché ne porta una buona parte di responsabilità. Affronti una buona volta il problema, se non vuole essere accusato di indifferenza e/o opportunismo. Lo stesso, a maggio ragione, dovranno fare gli alleati, in primo luogo il PSI, per la sua tradizione libertaria e garantista che è uno dei capitoli più meritevoli della sua storia.

Per me è anche troppo buono con quel cancro della nazione che è ,a mio avviso, la magistratura . Se non partiamo da questa riforma , cioè quella della magistratura, tutte le altre saranno solo aria fritta. La gente tipo ; Berlusconi, Verdini, D’Alema ed …altri sono solo un piccolo problema nei confronti di quello rappresentato da i vari Di Pietro, Paciotti, Ingroia ,De Magistris ed… altri. Sono tutti eredi della peggior burocrazia erede di Franceschiello. In mancanza di altri soggetti più presentabili saremo costretti ( imitando il grande Indro) a ‘turarci il naso ‘ e votar lega o 5stelle !