Dopo la sentenza della Corte Costituzionale sul lodo Alfano, lasciamo alle opposte tifoserie il gusto e l’adrenalina per le loro esibizioni di gladiatori da operetta e serenamente e pacatamente notifichiamo che secondo noi:
Primo: mai “sentenza” fu più prevista; mai suspence fu più artificiosa.
La composizione, il modo di nomina dei giudici, i precedenti, tutto portava a concludere che non ci sarebbero state sorprese;
Secondo: da sempre la Corte è organo politico. E come soggetto politico talvolta con le sue pronunce è riuscita a fare più danni persino del parlamento e del governo come nel caso dei referendum elettorali che grazie ai criteri stabiliti per la loro ammissibilità non sono più abrogativi, come vollero i padri costituenti, ma creano nuove leggi;
Terzo: oggi esiste nella Corte una solida maggioranza di giudici favorevoli al centrosinistra che non ne fanno mistero. Se Berlusconi ed il centrodestra dovessero durare quanto l’attuale stato del centrosinistra lascia presumere, tale maggioranza sarebbe destinata a capovolgersi. Le opposte tifoserie nutrono opposti sentimenti per questa eventualità. Solo un generale rinsavimento e lo svelenimento della politica potranno porre termine a questa anomalia;
Quarto: che alcune alte cariche siano al riparo dagli strali della magistratura per la sola durata del loro incarico è cosa buona e giusta. Non è affatto in gioco il principio di uguaglianza; si tratta di salvaguardare, piuttosto, la sovranità popolare ed evitare che le scelte dell’elettorato siano vanificate in maniera impropria. A questo rispondeva anche l’istituto della autorizzazione a procedere per i parlamentari voluto da costituenti che erano dei giganti coraggiosi e sciaguratamente abolito da un parlamento fatto di pigmei vili;
Quinto: è lecito pretendere che si ricorresse ad una legge costituzionale anziché ordinaria. Berlusconi e la maggioranza, dopo aver promesso grandi riforme (assolutamente necessarie) in tema di giustizia, si sono adagiati sul piccolo cabotaggio e ne pagano le conseguenze.
In conclusione: ora ci vorrebbe sangue freddo e calma da parte di tutti nell’interesse del Paese e per fronteggiare la sua difficile situazione economica. Ma troppe tentazioni remano contro: a surriscaldare il clima potranno contribuire:
a) – la tentazione di Berlusconi di rivolgersi direttamente al popolo;
b) – la tentazione di Di Pietro di presentarsi come unico vero oppositore del demone berlusconiano;
c) – la tentazione del PD di imboccare scorciatoie per uscire dal suo persistente stato confusionale.
Giusto per ostinanrci a coltivare qualche speranza, ci auguriamo maggiore iniziativa e presenza da tutti coloro che non subiscono il fascino per niente irresistibile del PDL e del PD e nemmeno il fascino dei benefici “di nicchia” procurati dai rispettivi alleati: la Lega di Bossi da un lato e l’Italia dei Valori di Di Pietro. (n.c.)
NE’ CON BERLUSCONI NE’ CON LA CORTE COSTITUZIONALE
Oggi esiste nella Corte una solida maggioranza di giudici di centrosinistra. Se Berlusconi dovesse durare quanto l’attuale stato del centrosinistra lascia presumere, tale maggioranza sarebbe destinata a capovolgersi. Di n.c.

Interpretare l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge è il prolema dei problemi in uno stato di diritto. Quali che siano le motivazioni della sentenza la Corte ha eluso quell’interpretazione e ha emesso la più banale delle decisioni, il calco del dettato costituzionale meccanicamente sigillato sulla testa di ognuno, indipendentemente dalla sua storia, dal suo incarico, dalla sua responsabilità, dalla sua persona. È lo stallo nei ridicoli emblemi ottocenteschi, la statua bendata della giustizia, e l’ammonimento davvero sconsolante nelle corti ” La legge è uguale per tutti “, salvo la spiegazione da intendersi ” come se “. Si dirà che la Corte non può smarrirsi nella filosofia del diritto, nel ” come se “, ma allora la Corte potrebbe essere sostituita da un sistema informatizzato in cui attribuendo ad ogni articolo della Carta un ventaglio statistico di probabilità interpretative si decide la costituzionalità d’una legge in rapporto alla casistica. Insomma la costituzionalità d’una legge potrebbe definirsi come ormai le diagnosi mediche della sanità collettiva, attraverso una casistica meccanicamente applicata nella stessa misura seguita dalla Corte, ossia la patologia c’è se … l’incostituzionalità c’è se…e così via. Non sta alcun Orwell all’orizzonte ma una realtà che si tocca con mano. Se la lex non riesce più a trovare criterio nello jus, se si riconosce lo spessore politico d’ogni sentenza e si rinuncia a interpretare la volontà del Costituente, se anzi si scansa l’esistenza d’una qualsiasi altra volontà dietro la Costituzione scritta, non basta per dire che la civiltà giuridica è già crollata? M.S.
La Corte non poteva decidere diversamente , non vi è dubbio che ci voglia una legge costituzionale per alterazioni della paRITà DAVANTI ALLA LEGGE ( LO è ANCHE ANCHE LA SOSPENSIONE DI UN PROCEDIMENTO, OVVIAMENTE) : il vero “errore” fu quello della stessa Corte nel 2004 che , cassando il lodo Schifani , si addentrò in altre motivazioni di merito ( in qualche modo recepite dalla legge Alfano) senza dire esplicitamente ( ma lo dice tra le righe) che ci voleva cqm una legge costituzionale.
Il principio non è affatto sbagliato , spr nella situazione da guelfi e ghibellini attuale : per intervenire su questa materia ci vuole una maggioranza ampia, quindi deve essere condivisa. Ciò detto , nella situazione italiana che vede il Pm indipendente dall’esecutivo ( non lo è , per esempio , in Francia , oltre che nel Congo : non si lede alcun principio di Tocqueville essedo favorevoli a questo: ma è un altro discorso) e l’obbligatorietò dell’azione penale , lo “scudo” per le alte cariche dello Statoe , aggiungo , l’immunità parlamentare non solo non sono una bestemmia, ma sono una necessità.
Purtroppo , caro Nicola, prevale la logica delle bande , uguali e contrarie , per cui SB e Di Pietro considerano lotta politica una sentenza ed esultano o si deprimono a seconda di come gira il singolo caso.
Non è vero che si deve accettare questo schema ( anche per dichiararsi “nè..nè” : sarà perchè mi ricorda un altro “nè..nè” che la cosa non mi piace per nulla) perchè la Corte è “politica” . Questo è vero da quando i Romani hanno inventato il diritto , tanto che si chiamavano “magistrati” tanto i politici , quanto i militari e i giudici ma , sempre da quel tempo , vale il principio dei “boni viri” , della gente che fa il proprio dovere dettato dalla carica che ricopre in quel momento , non in virtù di come è arrivato in quella carica o della sua storia . Quando prevalgono i “boni” , la società conosce tempi di certezza e prosperità ; quando prevalgonoquelli di una fazione , inizia la guerra civile. La Corte Suprema degli Usa è dominata adesso dai “conservatori” ( eredità degli anni Reagan-Bush 1 e 2 , contro il periodo Clinton durante il quale è stato nominato solo un giudice ) eppure nessuno si sogna di pensare che Scalia o Renquist decidessero in base alle esigenze di casa Bush : io penso che i giudici costituzionali ( si sa perfettamente chi e come li ha eletti o nominati ed hanno un curriculum inattaccabile , tutti : possono avere problemi di equilibrio psicologico come chiunque, ma dal punto di vista giuridico proprio no) siano persone stimabili , che la loro funzione debba essere preservata e che il giorno nel quale prevalesse lo spirito di Nixon , che definì quelli della Corte Suprema “cinque scorregge vestite di nero” , crollerebbe l’ultimo argine di civiltà giuridica , dopo il quale non dovremmo attendere molto per assistere al crollo di quello civile. Pensiamoci bene , prima di permetterlo .
Sulla necessità di utilizzare una legge costituzionale, non sussistono, in effetti, dubbi.
Sull’interpretazione del principio di eguaglianza fornito dalla Corte Cost. è, invece, possibile, discutere.
Il principio di eguaglianza, infatti, – così almeno si insegna nelle Facoltà di Giurisprudenza – non significa assoluta parità di trattamento anche perchè, se così fosse, contraddirrebbe se stesso. E’ evidente, infatti, che in tanto il principio può dirsi integralmente applicato in quanto la legge tratti in modo uguale situazioni uguali ed in modo diverso situazioni diverse.
Si tratta di capire se ricoprire uno dei 4 massimi ruoli istituzionali (beneficiare dei relitivi privilegi e essere onerati delle relative responsabilità) possa costituire, o meno, una “situazione diversa” tale da giustificare una sospensione dei giudizi penali in corso.
A questo proposito – mi sembra – che la maggioranza delle persone intenda dare una risposta “partigiana”, rifiutandosi di riflettere onestamente ed approfonditamente su uno dei pilastri della democrazia.
” Non è affatto in gioco il principio di uguaglianza “. Giustissimo. Le argomentazioni della Corte disarmano e fanno riflettere per inconsistenza e mediocrità del dibattito svolto tra i suoi componenti. Rigettare il lodo Alfano appellandosi all’uguaglianza tra chi fischia sul terrazzo e la responsabilità delle quattro cariche in questione fa davvero cascare le braccia. Ma chi sono i quindici componenti la Corte? Da dove vengono, che studi hanno fatto? La decisione della Corte è esemplare per fissare lo scodimento complessivo della nazione. Perché la povertà delle argomentazioni della sentenza rispecchia la povertà prevalente della magistratura e questa a sua volta rispecchia il livello dei concorsi di accesso, che infine cala dal grado pedestre degli italici studi giuridici, intrisi di sociologismo elemosiniero, e sempre confusi tra la nostalgia per i paletti della ex lex, in questo caso ripristinati, e il sogno di adeguarsi al dinamismo di un’incerta law, in questo caso dimenticata. M.S.
Eccoli i tifosi da stadio (mi riferisco alla lettera precedente del sig. Maleci). Che sotringeranno la maggioranza degli italiani a votare per Berlusconi “in secula seculorum”.
Finalmente la Corte ha ristabilito il principio costituzionale dell’uguaglianza DEI CITTADINI. Non so se ve rode…
Mah! La stessa Corte Costituzionale aveva esaminato il lodo (che allora si chiamava Schifani) invitando il legislatore ad apportare correttivi per superare il vaglio di conformità alla Costituzione. Ora se ne viene fuori argomentando che occorre una legge costituzionale e non ordinaria.
Sembra Bertoldo che dovendo scegliere l’albero cui impiccarsi, astutamente, li rifiuta tutti.