Quando si parlava di superamento di destra sinistra e dei partiti tradizionali non intendevamo certo questo ossimoro di governo. Si parlava di raccogliere ciò che è sparso nel centrodestra e nel centrosinistra, al fine di collaborare a un governo di larghe intese, lasciando da parte ciò che divide in modo irrecuperabile e agire sinergicamente con quello che accomuna. Ora, non condivido il pensiero di alcuni osservatori che definiscono gli attuali partiti di governo l’uno di estrema sinistra, l’altro di estrema destra. Non esageriamo. Il Movimento five è indefinito e indefinibile, una botta di qua una botta di là. La lega definita alla grande soltanto sull’immigrazione. Per il resto appare abbastanza moderata ancorchè becera. D’altra parte ha da render conto alla coalizione dalla quale proviene, con la quale ha firmato un contratto, oggi è d’uso dire così, e che deve ringraziare alla grande. Non sarebbe al governo se non avesse aderito al centrodestra. Contemporaneamente deve tenere a bada esternazioni folli di alcuni ministri dei penta che emettono a più non posso fantasmagoriche idee, spesso senza un senso compiuto. Danilo, Toninelli per gli amici, che, non essendo provvisto di pensieri propri li cerca guardando perennemente la madonna e cadendo in estasi. Il vicepremierino che blatera su tutto senza costrutto. Fra i due vicepremier un derby senza quartiere. Peccato che quando si governa insieme non si dovrebbe ambire a essere primi all’interno e in assoluto, ma primi inter pares. In questo governo quando uno dei due emerge, l’altro, per recuperare, comincia a capitombolare su temi più grandi di lui, o di lei. Inutile sciorinare faldoni di migliaia di pagine che dicono di leggere, rendendoci contezza del fatto che ne sono capaci, per arrivare al nulla, come se invece di governare , pragmaticamente, dovessero discutere una tesi. Fine a se stessa. Del resto i penta partono con un peccato originale che è quello dell’ignoranza. Perchè sono troppo giovani, perchè sono stati raccattati dal monte con la piena e non hanno avuto il tempo di formarsi. E la formazione in politica è importante e fondamentale almeno quanto l’onestà. E stanno dimostrando a più non posso di non esser all’altezza. Senza parlare di chi ministro non è, e meno male, di certa Taverna che sbraita come la pescivendola delle gore dicendo quel che le viene in mente e raccontando aneddoti della sua vita come se fosse a un tè con le amiche. Tè? No, no, troppo raffinato per lei. E poi vagola e vaneggia narrando di cuggini similabbili a lei. E di caccia a morbillosi per esserne infettati. I suoi colleghi dicono che ognuno si esprime secondo il proprio carattere e comunica con termini consoni alla propria cultura. Eh no, cari signori, quando si entra nel portone istituzionale bisogna avere comportamenti e stile comunicativo idonei. Perbacco! E se proprio uno non sa parlare, tace. Nessuno ordina di intervenire se non per la presenza e il voto.
Intanto riappare l’ectoplasma di Berlusca che ogni tanto esce da uno pseudocoma, ma che combatterà fino all’ultimo respiro, almeno finchè il suo tronco encefalico interromperà, in maniera permanente, la propria attività. Egli dunque afferma e conferma che l’Italia ha bisogno di lui più che nel ’94. E io, francamente, son d’accordo con lui. Altro che comunisti, c’è da arginare.
Questo labirinto in cui si dibattono i governanti del momento difficilmente troverà via d’uscita. E non c’è neppure un’ Arianna qualsiasi che tende il filo e mostra la strada. Anche se, certe volte, le Arianne sono deleterie e i fili li fanno spezzare tanto li tirano con arroganza e presunzione. E la storia recente ce lo conferma.
Intanto assistiamo alla vicenda brutta brutta dei tredicenni che minacciano con la pistola giocattolo un ragazzo del Gambia, con l’epiteto di sporco negro, dicendo che lo hanno fatto come atto goliardico, emulando quelli, di poco più grandi, fra i quali il figlio di un consigliere piddino. E la capostazione che perde la pazienza e offende ancorchè indirettamente all’interfono precise etnie palesemente fastidiose. Offrendo il fianco a chi la critica. In questo caso giustamente, ma con attenuanti generiche. E, la colpa, non credo stia da una parte sola. Troppo odio e rancore da entrambe le parti, che danno la stura a una violenza che si sviluppa vieppiù e si aggroviglia intorno a menti di giovani virgulti ancora troppo fragili, nonchè adulti che davvero sono oppressi da comportamenti incivili di indigeni e di chi viene da fuori.
Questo con il nazareno non sarebbe accaduto. Metto la mano sul fuoco.
Inoltre, se i prelati stessero al loro posto e esercitassero l’ incarico di evangelizzazione che hanno scelto liberamente e gli è stato affidato, anzichè far politica, che non gli compete, e mettere bocca su tutto, sarebbe meglio per tutti. Dato che accrescono non la pacificazione, bensì la divisione fra la gente. Fedeli o meno.
Carla Ceretelli

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