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Nazareno di opposizione?

Questo con il nazareno non sarebbe accaduto. Metto la mano sul fuoco.

di Carla Ceretelli | 14 Agosto 2018

Quando si  parlava di superamento di  destra sinistra e dei partiti tradizionali non intendevamo certo questo ossimoro di governo. Si parlava di raccogliere ciò che è sparso nel centrodestra e  nel centrosinistra,  al fine di collaborare   a un governo di larghe intese, lasciando da parte ciò che divide in modo irrecuperabile e agire sinergicamente con quello che accomuna. Ora,  non condivido il pensiero di  alcuni  osservatori che definiscono gli attuali partiti di governo l’uno di estrema sinistra, l’altro di estrema destra. Non esageriamo. Il Movimento five   è indefinito e indefinibile, una botta di qua una botta di là. La lega definita alla grande soltanto sull’immigrazione. Per il resto appare abbastanza  moderata ancorchè becera. D’altra parte ha da render conto alla coalizione dalla quale proviene, con la quale ha firmato un contratto, oggi è d’uso dire così,  e  che deve ringraziare alla grande. Non sarebbe al governo se non avesse aderito al  centrodestra. Contemporaneamente deve tenere a bada esternazioni  folli di alcuni ministri dei penta che emettono  a più non posso fantasmagoriche idee, spesso senza un senso compiuto. Danilo, Toninelli per gli amici, che, non  essendo provvisto di pensieri propri li cerca guardando perennemente la madonna e cadendo in estasi. Il vicepremierino che blatera su tutto senza costrutto. Fra i due vicepremier un derby senza quartiere. Peccato che quando si governa insieme non si dovrebbe ambire  a  essere primi all’interno e in assoluto,  ma primi inter pares. In questo governo  quando uno dei due emerge, l’altro, per recuperare, comincia a capitombolare su temi più grandi di lui, o di lei. Inutile sciorinare faldoni di migliaia di pagine che dicono  di leggere, rendendoci contezza del fatto che ne  sono  capaci, per arrivare al nulla, come se invece di governare , pragmaticamente, dovessero discutere una tesi. Fine a se stessa. Del resto i penta partono con un peccato originale che è quello dell’ignoranza. Perchè sono troppo giovani, perchè sono stati  raccattati dal monte con la piena e non hanno avuto il tempo di formarsi. E la formazione in politica è importante e fondamentale almeno quanto l’onestà. E  stanno dimostrando a più non posso di non esser all’altezza. Senza parlare di chi ministro non è, e meno male, di certa Taverna che sbraita come la pescivendola delle gore dicendo quel che le viene in mente e raccontando aneddoti della sua vita come se fosse a un tè con le amiche. Tè? No, no, troppo raffinato per  lei.  E poi  vagola  e vaneggia narrando di cuggini similabbili a lei.    E di  caccia a morbillosi per esserne infettati.  I suoi colleghi dicono che ognuno si esprime secondo il proprio carattere e comunica con termini consoni alla propria cultura. Eh no,  cari signori, quando si entra nel portone istituzionale bisogna avere  comportamenti e stile comunicativo idonei. Perbacco! E se proprio uno non sa parlare, tace. Nessuno ordina di intervenire se non per la presenza e  il voto.

Intanto riappare l’ectoplasma di Berlusca che ogni tanto esce da uno pseudocoma, ma che combatterà fino all’ultimo respiro, almeno  finchè il suo  tronco encefalico interromperà,  in maniera permanente,  la propria attività. Egli   dunque  afferma e conferma  che l’Italia ha bisogno di lui più che nel ’94. E io, francamente, son d’accordo con lui. Altro che comunisti, c’è da arginare.

Questo labirinto in cui si dibattono i governanti del momento difficilmente troverà via d’uscita. E non c’è neppure un’ Arianna qualsiasi che tende il filo e mostra la strada. Anche se, certe volte, le Arianne sono deleterie e i fili li fanno spezzare tanto li tirano con arroganza e   presunzione. E la storia recente ce lo conferma.

Intanto assistiamo alla  vicenda brutta brutta  dei tredicenni che minacciano con la pistola giocattolo un ragazzo del Gambia, con l’epiteto di sporco negro,  dicendo che lo hanno fatto come atto goliardico, emulando quelli, di poco più grandi,  fra i quali il  figlio  di un consigliere piddino. E la capostazione che perde la pazienza e offende ancorchè indirettamente  all’interfono  precise etnie  palesemente fastidiose. Offrendo il fianco a chi  la critica. In questo caso giustamente, ma con attenuanti generiche.   E,  la colpa, non credo   stia da una parte sola. Troppo odio e  rancore  da entrambe le parti,   che danno la stura a una  violenza che si sviluppa  vieppiù e si aggroviglia intorno a menti di giovani virgulti ancora troppo fragili,  nonchè  adulti che davvero sono oppressi da comportamenti incivili di indigeni e di chi viene da fuori.

Questo con il nazareno non sarebbe accaduto. Metto la mano sul fuoco.

Inoltre, se i prelati  stessero al loro posto e esercitassero  l’ incarico di evangelizzazione che hanno scelto liberamente e gli è stato affidato,  anzichè far politica, che non gli compete,  e mettere bocca su tutto,  sarebbe meglio per tutti. Dato che   accrescono non la pacificazione, bensì  la divisione fra la gente. Fedeli o meno.

 

Carla Ceretelli

Pubblicato in : Primo pianoTag: centrosinistra, giovani, governo, immigrazione, italia, lega, movimento, opposizione

Info Carla Ceretelli

Nata a Sesto fiorentino, risiede da sempre a Firenze, attualmente nella Piazza di Santa Croce. Laureata in in Pedagogia qualche decennio fa, non ha mai amato l’insegnamento e ha scelto di affiancare il marito farmacista nella conduzione della Farmacia Logge del grano, nella Via de’ Neri, per oltre 25 anni. Impegnata in politica attiva sul territorio è stata Consigliere del Quartiere Uno Centro Storico dal 99 al 2009. Da qualche anno si è affrancata dal lavoro e si dedica a varie occupazioni nel sociale, nel volontariato e canta nel coro “Accademia del Diletto” di Giorgiana Corsini. Ha sempre amato scrivere e avrebbe voluto fare la giornalista ma da giovane non ne ha avuto l’opportunità e forse neppure il coraggio. Ma ha sempre scribacchiato in modo non professionale. E, per la serie non è mai troppo tardi, collabora ora molto volentieri con Pensalibero.

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