Che papa Bergoglio fosse prevenuto verso la curia romana lo intuimmo quando scelse di vivere a Santa Marta con una sorprendente motivazione di difettosità psichiatrica personale. Vari cardinali curiali si dissero impossibilitati ad un confronto collaborativo con il Pontefice. Iniziò un venticello calunnioso circa emarginazioni e resistenze. Per non dire delle voci di irregolarità dell’elezione, della gestione collegiale dei due Papi, della apostasia di Francesco e dell’ inevitabile scisma.
Le critiche continuarono più seriamente sulla Amor laetitia, la quale secondo alcuni alti prelati sembrava inficiasse seriamente la dottrina della Chiesa.
Bergoglio non si mostrò turbato da tali attacchi, tutti provenienti dalla Curia vaticana. Anzi, pigiò sull’acceleratore. A fine 2014 indicò chiaramente le quindici malattie della Curia: la malattia del sentirsi immortale o indispensabile; dell’eccessiva operosità; dell’impietrimento mentale e spirituale; dell’eccessiva pianificazione; del mal coordinamento; dell’Alzheimer spirituale; della rivalità e della vanagloria; della schizofrenia esistenziale; delle chiacchiere e dei pettegolezzi; di divinizzare i capi; dell’indifferenza verso gli altri; della faccia funerea; dell’accumulare; dei circoli chiusi; del profitto mondano; degli esibizionismi.
Papa Francesco ha poco tempo. Fu lui stesso a preconizzare a breve la sua dimissione, ma nel frattempo ha celebrato quattro concistori ( 2014,2015,2016,2017) con un’immissione di nuovi cardinali che ha dell’eccezionalità sia per il numero sia per la loro provenienza. Sebbene da tali nomine non possiamo avere la certezza sul futuro governo ecclesiale da Egli auspicato, abbiamo però la sensazione di minor rilevanza per il numero di cardinali italiani. Inoltre la progressiva internazionalizzazione dei cardinali di Curia rende irrilevante il peso dei cardinali nel governo pastorale della Città di Roma; il maggior numero di Cardinali eletto è americano.
Il 22 dicembre 2016 nella Sala Clementina sintetizzo alla presenza della Curia romana, per chi ancora non avesse capito le motivazioni della riforma e i criteri guida ispiratori. Riforma che come le precedenti (Sisto V con la Costituzione Immensa Aeterni Dei del 22 gennaio 1588 fu uno dei primi ordinatori) ha lo scopo di rendere efficiente la collaborazione dei Dicasteri al servizio del Papa e quindi della Chiesa nel suo insieme.
I principi guida indicati da Bergoglio sono dodici:
Conversione personale: si tratta di una conversione personale del personale chiamato alla funzione: Una sola persona può portare tanto bene a tutto il corpo o potrebbe danneggiarlo e farlo ammalare. Senza tale consapevolezza sarebbe inutile il semplice scambio di personale.
Conversione pastorale: La missione degli uomini di chiesa è essere buoni pastori e questo vale anche per chi all’interno delle mura vaticane esercita la sua funzione: Che nessuno si senta trascurato o maltrattato. Dietro le carte ci sono le persone.
Missionarietà: Dietro ogni servizio vi deve essere un dinamismo evangelizzatore.
Razionalità: Ogni Dicastero ha competenze proprie le quali saranno distribuite con razionalità. Nessun Dicastero può attribuirsi le competenze di un altro.
Funzionalità: l’accorpamento di Dicasteri per materie affini serve a dare una rilevanza maggiore (anche esterna) e continuità nell’espletamento delle funzioni.
Modernità: << I Dicasteri della Curia Romana siano organizzati in modo conforme alle necessità dei tempi….>> come recitava il Concilio Vaticano II.
Sobrietà: Semplificazioni e snellimenti con soppressioni Uffici non rispondenti alle necessità contingenti, riduzione delle Commissioni, accademie, comitati, ecc.
Sussidiarietà: Accorpamenti di Dicasteri spostando competenze dei singoli Dicasteri ad altri più funzionali.
Sinodalità: I capi dei Dicasteri riferiranno al Papa con maggior frequenza.
Cattolicità: I Dicasteri saranno la manifestazione della cattolicità; inserimento in essi di laici provenienti da diversi paesi dopo averne valutato le capacità e serietà.
Professionalità: Formazione permanente del personale: Abolizione del promoveatur ut amoveatur. Questo è un cancro.
Gradualità: la gradualità nella riforma dei piccoli passi e verifiche continue e variazioni continue in corso d’opera << semper reformanda >>.
Papa Bergoglio passerà alla storia come un grande ordinatore della Chiesa cattolica o come un sognatore?
<< Per esempio quando lui va a rendere omaggio alla tomba del mal convertito Milani, lo sa che la magistratura ha accertato e punito il Forteto come un covo di omosessualità e sfruttamento?
A volte certe sue parole danno l’impressione che lui sogni.
Il Papa sogna le chiese sempre aperte a chiunque voglia entrare, a qualunque ora, e trovavi un sacerdote disponibile.
Sogna cioè che non ci sia stato tra i cristiani il crollo demografico, il crollo dei matrimoni sacri, la curva dei divorzi e degli aborti, sogna che nei seminari restati aperti non ci sia più accesso agli psicoanalisti e ai teologi rahneriani.
Con questi bei sogni allora sognerebbe ancora che non ci siano più delinquenti a girovagare nelle chiese. Sognerebbe ancora che i sacerdoti residui non vadano più a spendere mattinate nelle scuole e pomeriggi nei consigli di classe, non si assentino più per visitare i malati e non abbiano più orari per organizzare servizi pastorali.
Potrebbe sognare allora che i laici delle parrocchie si mettano a disposizione per aiutare i preti a dedicarsi al ministero e facciano la scorata ai ministri sacri chiamati di notte per andare ad assistere chi si sente male. Infine potrebbe sognare che i vescovi non chiudono più le parrocchie per mancanza di sacerdoti. Verrebbe da concludere: perché impedire al papa di sognare? >> (don E. Innocenti, La crisi italiana da Wojtyla a Bergoglio).
Guglielmo Adilardi

Lascia un commento