• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Nasce l’alternativa alla deriva nazional-populista

Mentre la crisi s’aggrava finalmente una buona notizia dagli imprenditori milanesi

di Enrico Cisnetto | 22 Ottobre 2018

Tra una sceneggiata napoletana (in questo caso non solo si può ma la si deve definire così) su una presunta “manina” che cambia i decreti usciti da palazzo Chigi e le voci di possibili dimissioni di Conte, che non si fila nessuno neppure quando minaccia il gesto estremo, il disastro politico italiano continua. Certificato dallo spread che, in attesa delle decisioni delle società di rating, è arrivato a quota 340 (anche se poi è un po’ rinculato) sancendo la crisi di fiducia degli operatori finanziari nei nostri confronti. Ma in questo scenario da incubo, una buona notizia ci rianima: l’altro giorno a Milano è finalmente nata l’opposizione alla deriva nazional-populista. Che fin qui è mancata, se non per le divisioni interne alla maggioranza di governo e ai due partiti che la compongono. E sapete per mano di chi è nata? Degli industriali. Non del Pd, che dopo le ennesime esternazioni di un Renzi sempre più autistico rischia di tornare a dividersi su di lui, nè di Berlusconi, che al cospetto di Salvini appare come quel coniuge cornificato che pateticamente aspetta il ritorno a casa del traditore pronto a perdonarlo pur di non perderlo per sempre. No, a mettere a nudo non solo tutti i limiti degli atti di governo del pentaleghismo, ma anche e prima di tutto i pericoli della (non) cultura populista e sovranista, è stato il presidente degli imprenditori milanesi nella sua applauditissima relazione all’assemblea annuale di Assolombarda, la più importante associazione territoriale di Confindustria (e a questo, di fatto, l’alternativa alla guida nazionale della stessa Confindustria).

Noi c’eravamo, alla Scala, ad ascoltare le ficcanti parole del coraggioso Carlo Bonomi (qui il link al testo integrale). E vi possiamo assicurare che non avevano il senso di una lamentazione o il sapore di una litania rivendicativa. Il presidente di Assolombarda avrebbe potuto limitarsi a denunciare che nella manovra c’è solo la solita spesa pubblica corrente, che sono stati tagliati gli investimenti su industria 4.0, che la riduzione del peso fiscale sulle imprese è una barzelletta. Avrebbe potuto circoscrivere le critiche spiegando che penalizzare le banche in una situazione di mercato come questa significa costringerle a chiudere i rubinetti del credito, soffocando la ripresa. Invece, forse suo malgrado, Bonomi è andato al di là della condanna senza attenuanti dei contenuti della manovra, che ha bollato come incapace di produrre la crescita tanto sbandierata, e ha scelto di definire l’impostazione complessiva delle misure scientemente finalizzata al dividendo elettorale e non al bene del paese. Bonomi ha parlato di “processi disgregativi profondi” in atto, troppo pericolosi per lasciarli nelle mani di chi non ha a cuore l’interesse della comunità e per sentirsi esentati dalla responsabilità di provare a dare una risposta. Nel suo discorso c’era passione civile, senso di appartenenza ad una borghesia produttiva che è cosciente del ruolo di classe dirigente e di leadership che deve avere, lucidità di analisi politica, che si estrinsecava nella consapevolezza che lo stato di salute dell’economia è direttamente conseguente alla salute del sistema politico e istituzionale del paese e che, dunque, è su questo che occorre intervenire.

Sono le cose che noi diciamo da anni, inascoltati. Ed è proprio in questa mancanza di ascolto, nello sforzo non fatto di un’analisi che andasse al di là degli stereotipi che si annidano i presupposti di una pratica quotidiana di governo priva di visione e respiro strategico, a sua volta causa del progressivo scollamento tra la politica e le istituzioni, da un lato, e i cittadini, dall’altro. Uno iato che ha generato, e tutt’ora genera, il sentimento della sfiducia e il senso del riflusso, terreno di coltura in cui è nato e prospera il consenso verso il qualunquismo, il populismo e l’antistorica idea della primazia nazionale su quella europea. Per questo ci siamo entusiasmati a sentire Bonomi e a vedere quanta reazione emotiva abbia suscitato nella platea di imprenditori che lo ascoltava. Cui ha fatto da contrasto stridente la palpabile delusione per le parole non convincenti del ministro Tria e per quelle troppo prudenti e anodine del presidente della Confindustria Boccia.

Si dirà: ma l’opposizione la devono fare i partiti, in parlamento e nel paese. Vero. Ma quando le forze politiche latitano, sono le forze sociali che devono alzare la voce e indicare la strada. Anzi, da troppo tempo i corpi intermedi sono afoni, resi marginali dal processo di disintermediazione che la politica ha innescato nel tentativo di riappropriarsi del potere perduto dai tempi di Tangentopoli in poi. È quindi un bene se tornano a parlare degli interessi generali del paese, oltre che di quelli corporativi propri.

Ma sia chiaro: in questo momento il problema dell’Italia non è solo quello che si crei l’opposizione che finora non c’è minimamente stata al governo in carica. Intanto perché gli attuali governanti ci stanno riuscendo da soli, e poi perché non è questo il ruolo che si può chiedere di svolgere alla comunità associativa degli imprenditori. No, il vero nodo è quello della costruzione dell’alternativa. Noi, infatti, partiamo dal presupposto che gli italiani non siano improvvisamente cambiati e che, nel bene e nel male, conservino i tratti caratteristici che li hanno contraddistinti, almeno da quando esiste la Repubblica. Quindi non sono diventati di colpo così qualunquisti da affidarsi al primo comico che sfrutta la sua popolarità per arringare le folle a suon di “vaffa”. O così stupidi non da non capire che l’incompetenza non può essere un titolo di merito. O così fessi da credere che un paese straindebitato e in declino da almeno un quarto di secolo possa ritrovare da solo, anzi in opposizione agli altri con cui condivide la moneta, la via della ripresa e della rinascita. No, semplicemente gli italiani sono profondamente delusi, e con molte ragioni, di come le sue classi dirigenti, e non solo quelle di governo, hanno gestito il paese. E avendo perso la fiducia in idee e uomini nuovi, hanno scelto di punire chi li ha resi frustrati dando il via libera a chi ha saputo dare corpo ai loro risentimenti.

Ecco perché si potrà voltare pagina solo quando si saranno fatte nascere e crescere nuovi classi dirigenti. Ed è qui, nella costruzione dell’alternativa – intesa come progetto per dar vita ad un sistema politico e istituzionale finalmente moderno, possibilmente concepito in un’assemblea (ri)costituente – che le forze sociali possono e debbono spendersi. Bonomi ha iniziato. Altri gli vadano dietro. Nel mondo imprenditoriale come in quello sindacale e della società civile.

Enrico Cisnetto

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, banche, berlusconi, classe dirigente, confindustria, consenso, crisi, dimissioni, discorso, governo, incubo, la repubblica, leadership, manovra, mercato, merito, milano, misure, mondo, nato, notizia, opposizione, palazzo chigi, parlamento, pd

Info Enrico Cisnetto

Editorialista economico e opinion leader, da anni studio e descrivo i processi di cambiamento del capitalismo italiano e internazionale, soprattutto in relazione alle dinamiche politiche. Già direttore di diverse testate della Rusconi, vicedirettore del quotidiano l’Informazione e vicedirettore del settimanale Panorama, svolge un’intensa attività di editorialista per Il Messaggero, Il Foglio, Il Gazzettino di Venezia, La Sicilia di Catania, Liberal e Il Mondo. Cura una rubrica quotidiana nella trasmissione radiofonica Zapping (Rai Radio1) ed è spesso ospite delle trasmissioni di approfondimento e telegiornali di Rai, Mediaset, Sky, La7. Presidente di “Società Aperta”, è direttore responsabile del quotidiano on-line TerzaRepubblica.it

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire
  • Cesare Valletta su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti