
Ha scelto proprio un buon momento il gruppo dirigente di Fratelli d’Italia per scegliere una posizione “cauta”, diciamo meglio “pavida”, rispetto all’Ucraina, mentre la Russia moltiplica i suoi massacri quotidiani sulla popolazione civile.
Prima con il ministro della Difesa Crosetto, che, incurante del ruolo cruciale per l’Europa assunto dall’industria bellica ucraina, evidentemente aspira al posto del suo collega Lollobrigida, ministro della Coldiretti:
«L’Ucraina nella UE? Tutti sanno, compresi i tedeschi, che è molto difficile. Non solo politicamente, ma perché se l’Ucraina entrasse in Europa, con la sua grandezza e il suo sistema economico, ci sarebbe immediatamente una crisi nel settore agricolo gravissima per molti paesi Ue che nessuno, neppure i tedeschi, può permettersi».
Poi col responsabile dell’organizzazione Donzelli:
«L’ingresso di Kiev nell’Unione Europea, in questo momento di non raggiunta pace con la Russia, significherebbe estendere la guerra a tutta l’Europa, per quelle che sono le norme europee e internazionali. Raggiunta la pace è comprensibile la posizione di Tajani. In una situazione di pace non raggiunta è comprensibile la posizione di Salvini. Dipende dal momento in cui si realizza questo ingresso»
L’intermediazione di Salvini con Putin ha evidentemente cominciato a trovare ascolto, chissà perché, appena dopo le elezioni amministrative. Ma forse ai vertici di FdI pesa di più il consenso crescente del numero uno del putinismo di destra, il generale Vannacci, erede di una lunga storia di ufficiali felloni che si fecero avanti, da sinistra, all’epoca dell’influenza sovietica sulle nostre Forze Armate.
Nacquero arditi, i nostri. Il potere li fece spauriti.
Marco Taradash

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