
1946: due giugno ultimo giorno della Monarchia.
l’AVANTI! ci credeva, lottava, soffiava sul fuoco fragile della nascente democrazia.
L’idea guida, la Repubblica, con l’obiettivo di spazzare via la Monarchia, vissuta come catalizzatore delle forze oppressive, generatrici di ingiustizia sociale, miseria, guerre e povertà.
E Repubblica fu, il 2 giugno 1946!
Ma il 2 giugno 2026?
Allo spegnimento dell’ottantesima candelina la signora Repubblica non sembra sprigionare lo stesso entusiasmo di quel tempo.
Non è stata l’età anagrafica a farle perdere il fascino iniziale. E’ più probabile che il progressivo sentimento di disillusione derivi dal “come” la moderna società italiana ha maneggiato questo gioiello, regalatoci da chi ha lottato a costo di rimetterci la vita.
Si diceva che la Repubblica avrebbe assicurato progresso, libertà sociale, benessere, partecipazione democratica. E in effetti così è stato, almeno nei decenni successivi.
Oggi, questa idea non è più così diffusa
Se fosse vivo, oggi Pietro Nenni ironizzerebbe ricordando le parole dei disillusi militanti francesi, i comunardi di Parigi del 1870, che avevano lottato contro l’Impero di Napoleone III, parole sentite durante il suo esilio in Francia negli anni ‘20:
“Come era bella la Repubblica sotto l’Impero”.
Ma se fosse vivo, oggi, Nenni sferzerebbe la classe politica diventata sempre più insensibile al degrado democratico volontariamente provocato.
La Repubblica, come forma di Stato, non basta ad assicurare un accettabile livello di democrazia. Anche la Russia è una Repubblica, lo sono la Turchia, l’Iran e la Cina.
Sono esempi di democrazia accettabile per noi italiani, europei?
La risposta non può che essere negativa, considerato che in quei Paesi il Popolo e gli elettori sono relegati al ruolo di spettatori, per lo scarso livello democratico. Siamo quindi convinti che l’Italia non corra il rischio di scivolare verso quell’impoverimento democratico?
Democrazia significa decidere, influire sulle scelte. Ma in Italia oggi qual è il livello di partecipazione democratica?
Più basso o più alto rispetto alla prima fase dell’esperienza Repubblicana?
Non è semplice la risposta, ma una prima considerazione va fatta considerando il sistema elettorale.
Siamo assuefatti all’idea che ogni nuova maggioranza parlamentare, dal 2006 ad oggi, si incarica di modificare la legge elettorale. Succede solo in Italia ed è una peculiarità che qualcosa vorrà dire.
Nella tanto vituperata prima Repubblica questo non sarebbe stato possibile, senza generare un grande dibattito nazionale. Ma dopo aver fatto passare l’idea che la politica è corrotta, che i partiti sono corrotti, che le preferenze nel sistema elettorale sono strumento mafioso di corruzione elettorale, trasferendo, così, anche sugli elettori la presunzione di corruzione e di inadeguatezza nell’esercitare il fondamentale diritto politico del voto, ecco la geniale soluzione: gli eletti devono essere indicati dai detentori del simbolo delle liste elettorali.
Tutti i principali gruppi Parlamentari sono concordi, nessuno escluso. Chi dice il contrario mente sapendo di mentire.
E così abbiamo trasferito un rilevantissimo pezzo di sovranità mettendolo nelle mani di 5/6 persone. Senza accorgercene, abbiamo delegato ai leader (dei simboli elettorali, non più di veri e propri partiti) il potere di condizionare tutto ciò che si decide al Governo e nel Parlamento.
Gli elettori di un collegio (esistono ancora i collegi?) non scelgono più i loro rappresentanti, così alle successive elezioni non potranno più, con il voto, premiarli o punirli per l’azione politica svolta durante il mandato elettorale.
Anche in Iran il Popolo vota ma i candidati vengono scelti dal “Consiglio dei Guardiani” che, ovviamente, esclude sistematicamente coloro che sono critici verso il regime.
E i nostri Leader dei simboli cosa fanno secondo Voi? Includono nelle liste bloccate gli esponenti che non giurano loro fedeltà?
Da Repubblica democratica a regime oligarchico, senza accorgersene, il passo non è così lungo.
Ma fin che la barca va…….
Livio Valvano
(direttore responsabile Avanti Online)

Beh, in Cina esistono anche forme di democrazia diretta e di villaggio… Forse anche più democratiche dei nostri sistemi “elettoralistici”….