A distanza di oltre 40 anni, in una rapida tournée italiana avente come altre tappe Napoli e Milano, la prestigiosa Chicago Symphony Orchestra è tornata a Firenze sotto la guida di Riccardo Muti – suo direttore musicale da quasi un decennio – ottenendo uno strepitoso successo di pubblico in un Teatro del Maggio sold out da settimane. Bellissimo il programma, che apriva la serata con l’ouverture dell’Olandese volante di Wagner, restituita da Muti e dagli strumentisti nel pieno delle sue sonorità lussureggianti, con un fraseggio avvolgente e intenso, senza tuttavia indulgere a facili accenti enfatici. Perfetta nel suo rigore stilistico e nella sua nitidezza strutturale l’esecuzione della Sinfonia Mathis der Maler, opera del tedesco Hindemith, in cui si poteva apprezzare particolarmente la bravura degli orchestrali in tutte le sezioni, gli archi per la coesione, i legni per la trasparenza timbrica, gli ottoni per la forza espressiva.
Il concerto è stato un vero e proprio crescendo sul piano emotivo ed estetico con la Sinfonia n. 3 di Prokofiev nella seconda parte, dove Riccardo Muti ha confermato – semmai ce ne fosse bisogno – una straordinaria capacità di esplorazione della partitura; una pagina, quella del compositore russo, esaltata tanto nei suoi caratteri violenti e demoniaci, quanto in quelli più intensamente lirici, grazie anche al virtuosismo tecnico ed interpretativo degli eccezionali strumentisti della “Chicago”, che può essere senz’ombra di dubbio considerata una delle migliori compagini a livello mondiale.
Alla fine il pubblico, entusiasta all’inverosimile, ha rivolto un’ovazione infinita a Muti e agli orchestrali, che non hanno potuto fare a meno di congedarsi con un bis, l’Intermezzo di Fedora di Umberto Giordano, luminoso nella sua cantabilità e perfetto epilogo di una serata musicale davvero memorabile.
Luca Summer

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