La scelta di proporre al Teatro del Maggio un titolo d’opera pressoché dimenticato nell’ultimo mezzo secolo in Italia, quale Risurrezione di Franco Alfano, si è rivelata vincente; infatti, sebbene il teatro fosse tutt’altro che gremito, l’opera è stata accolta con un caloroso successo di pubblico, rivolto particolarmente alla regista Rosetta Cucchi e al soprano Anne Sophie Duprels, alias Caterina Mikaïlowna, o più semplicemente Katiusha.
Il capolavoro di Tolstoj, messo in musica da Alfano nel 1904, basandosi sul mediocre libretto di Cesare Hanau, è stato proposto al teatro fiorentino riprendendo lo spettacolo messo in scena al festival operistico di Wexford poco più di due anni fa.
Molto accurata in ogni minimo dettaglio la regia di Rosetta Cucchi, che ha messo al centro dell’attenzione il sofferto travaglio interiore di Katiusha, fino alla redenzione conclusiva, che si traduceva in un’affascinante scena luminosa in un campo di grano, unico squarcio solare dopo un’insistita e prolungata atmosfera plumbea; assai efficace anche l’idea di far apparire in diversi momenti una bambina, simboleggiante l’innocenza della protagonista femminile. E venendo agli interpreti canori, proprio Anne Sophie Duprels incarnava Katiusha con grande personalità e coinvolgente presenza scenica, mostrando altresì qualità vocali di alto livello, svettando soprattutto nel drammatico secondo atto; nel complesso la prova di Matthew Vickers, che interpretava il principe Dimitri con buona espressività, è stata più che decorosa, malgrado qualche limite di potenza vocale, mentre Leon Kim si è distinto egregiamente nei panni di Simonson, insieme a Romina Tomasoni (Matrena Pavlovna e Anna). A questi interpreti si univa un fitto stuolo di discreti comprimari ed il coro del Maggio, ben istruito dal maestro Lorenzo Fratini.
Pregevole la direzione musicale di Francesco Lanzillotta, che ha guidato con estrema precisione gli strumentisti del Maggio, offrendo una lettura tesa a palesare la raffinata scrittura orchestrale di Alfano, non priva peraltro di slanci drammatici, e proiettandola in una dimensione musicale moderna e pienamente novecentesca.
Luca Summer

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