L’”espressionismo”
Mentre nel resto dell’Europa l’Oggettivismo imponeva moti iconoclastici contro la raffigurazione romantica della vita raccontata, o come vi piace dire, illustrata dalla musica, in Germania ed in Austria si affermò la corrente dell’Espressionismo, che interessò tutte le arti e che con una relativa ma definita forza si oppose al capitalismo borghese e liberale. Una corrente rimasta circoscritta a quei paesi, le cui elaborazioni concettuali si insinuarono ancor di più nelle zone segrete dell’animo umano e nelle reazioni primordiali; alla ricerca di una espansione spirituale mai espressa fino ad allora e comunicata con un radicalismo musicale che trovò le sue fondamenta nella celebre Scuola di Vienna.
La perdita della scala gerarchica nell’ordine dei suoni, la ricerca di effetti timbrici nuovi, la figurazione del grottesco e del conflitto interiore a sfondo drammatico, furono materie determinanti dell’Espressionismo musicale.
Gustav Mahler
Per approfondire la produzione musicale di questo grandissimo maestro, boemo di nascita ma viennese nella cultura musicale e filosofica, occorrerebbero fiumi di parole.
Il nostro modesto intento oggi sarà dunque quello ricordare alcune peculiarità presenti nei legami tra Mahler con i percorsi musicale del primo novecento, ricordando la sua necessità di dilatare l’eredità del potente cromatismo wagneriano con termini e metodi assolutamente personali, esprimendola nella monumentalità delle sue sinfonie.
Una complessa struttura orchestrale che riesce a riferire delicate sfumature politonali, rapide espressioni figurative, premesse all’espressionismo nascente. A lui il merito di aver portato al rango di Genere il lied per orchestra, che spesso userà nelle sue bellissime sinfonie, (possiamo affermare che le sue prime sinfonie sono improntate sul Lied) nel tentativo di trasformare il canto melodico in limpido canto sinfonico. Dove i sentimenti terreni vengono trasfigurati in visioni celestiali, infantili, di una purezza, a mio personale parere, quasi disarmante.
Sinfonia 4 in sol maggiore
Noi godiamo i piaceri del cielo,
perciò fuggiamo le cose terrene.
Il tumulto mondano
non s’ode nel cielo!…
Caratterizzata da quattro movimenti, di cui l’ultimo comprende un bellissimo lied per soprano ed orchestra, si ispira alla raccolta romantica di Brentano, “Il corno meraviglioso del fanciullo”.
Il “Wunderhorn”, che Mahler sentirà come concentrato poetico, emozionale, dal quale attingere ispirazioni tematiche, che emergono anche nelle precedenti Seconda e Terza sinfonia ed in molti lieder.
La Quarta, di proporzioni piuttosto ridotte al confronto delle sorelle maggiori Quinta ed Ottava, si caratterizza per un sentore classicheggiante, che infonde una dolcezza lesta e mai scontata, una trasfigurante, chiara poesia. I 3 primi movimenti strumentali, evocanti atmosfere ora contemplative ora drammatiche, si avvolgono indissolubilmente al finale cantato, con la voce che sembra come risvegliarsi dalle pieghe della tessitura orchestrale che mirabilmente lega questa delicata e bellissima sinfonia.
Umberto Zanobetti
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