
Da Bello Figo a Davigo il passo fu breve. E così, visto che ormai le abbiamo provate tutte, anche Fedez, al secolo Federico Leonardo Lucia, è diventato regista e conduttore di un podcast (Muschio Selvaggio) iniziato con la leggerezza del Rap e delle interviste semiserie a vari personaggi dello showbiz, contaminandolo piano piano con figure meno leggere come Michela Murgia, Nicola Gratteri, Roberto Saviano, Vincenzo De Luca, Tomaso Montanari e altre personalità in auge.
Nell’ultima puntata andata in onda, la n° 135, nientemeno che Piercamillo Davigo, irriducibile castigamatti del fu “Pool Mani Pulite”. La gamba con “licenza di uccidere” del tintinnar di manette conosciuto come “Tangentopoli” che assieme a Mafia, stampa a senso unico, massoneria e “servizi a servizio” operò un vero e proprio golpe bianco (anche se di morti ce ne furono un bel po’ a partire da Giovanni Falcone) che cambiò radicalmente la storia e la rappresentanza politica dell’Italia. Anche considerando che altri suoi colleghi come Gherardo Colombo, Gerardo D’Ambrosio e lo stesso procuratore capo, Francesco Saverio Borrelli, avessero espresso negli anni successivi forti perplessità sulla reale efficacia di “Mani pulite” se non addirittura il dubbio che non fosse valsa la pena di buttare il sistema precedente per quello nuovo.
Di Antonio Di Pietro meglio non parlare, viste anche le sue “performances” politico/affaristiche.
Oltre ad avercela (ancora a distanza di 30 anni) con Craxi padre, i due showman ridacchiandoci abbondantemente sopra, siccome ha più volte denunciato che mani pulite operò un’azione chirurgica salvaguardando la sinistra democristiana e il PCI-PDS (che infatti saranno utilizzati in seguito per costruire una gamba del falso bipolarismo che come una colata di cemento mise fine alla sovranità politica ed economica italiana) hanno spernacchiato anche Craxi figlio, dandogli dell’ignorante perché (secondo Davigo) non al corrente dell’amnistia (1989 e retroattivamente) che aveva messo al riparo Il PCI dai finanziamenti (illecitissimi) di Mosca, solo che questo reato, come confermato da Gobacev nel 1991 a Firenze, si sarebbe esteso anche sotto la sua segreteria del PCUS. Il leader russo smentì poi il giorno successivo a Milano. Un uccellino era corso a sussurrare qualcosa?
Ma ci furono eccome anche le più empiriche tangenti che il vertice di Botteghe Oscure non disdegnò, come il miliardo portato a mano da Sergio Cusani per l’affare Enimont. O i due miliardi di Berlusconi al sindaco di Grugliasco. Così per la metropolitana milanese e mille altre vicende. Sarebbe come dire che i vertici di ENI, IRI, ENEL, Finmeccanica e tutte le altre aziende di Stato, dove i fondi neri erano necessari per stare alla pari sui mercati internazionali, fossero stati presi e distribuiti, anche ai partiti, da qualcheduno sì e da altri (che hanno fatto carriere sfolgoranti) no.
O come se i futuri fondatori della Margherita, fossero stati impermeabili alle tangenti della DC.
Davigo ribadisce anche, non è vero quello che dice Bobo Craxi, a Milano arrestammo 125 casi isolati del PD (sogni inconfessabili?). Ne ho scritto e parlato in dettaglio in tempi non sospetti, quando l’Italia era ancora distratta dal berlusconismo. Continuerò a farlo.
Alessandro Silvestri

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