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Multipolarismo addio

L’ eccesso di animosità nei confronti della vita politica rischia di compromettere completamente le capacità analitiche. In particolare nell’ambito internazionale, occorre una qualche dose di cautela, soprattutto quando si tratta di considerare sistemi complessi. Alexis De Tocqueville si vendicò della Rivoluzione, a parte soffocando quella Romana, negandole ogni autentica consistenza nella politica estera. A suo giudizio la Rivoluzione aveva semplicemente continuato la politica imperiale della Francia. Erano cambiati i soggetti non gli oggetti. Difficile dargli torto ancora oggi. La politica estera di un grande paese guida la politica interna e la modifica all’occorrenza.

di Riccardo Bruno | 14 Maggio 2026

L’ eccesso di animosità nei confronti della vita politica rischia di compromettere completamente le capacità analitiche. In particolare nell’ambito internazionale, occorre una qualche dose di cautela, soprattutto quando si tratta di considerare sistemi complessi. Alexis De Tocqueville si vendicò della Rivoluzione, a parte soffocando quella Romana, negandole ogni autentica consistenza nella politica estera. A suo giudizio la Rivoluzione aveva semplicemente continuato la politica imperiale della Francia. Erano cambiati i soggetti non gli oggetti. Difficile dargli torto ancora oggi. La politica estera di un grande paese guida la politica interna e la modifica all’occorrenza.

La politica estera americana, dalla seconda guerra mondiale ad oggi, non è mai cambiata nelle sue linee di fondo chi lo crede, non la capisce. Il mito della salda intesa fra gli Usa e gli alleati europei è naufragato costantemente, e già dalla crisi di Suez, luglio 1956. Francia ed Inghilterra volevano colpire al cuore il regime di Nasser e l’America, per quanto Inghilterra e Francia potessero avere ragione, si mise di traverso. Eisenhower voleva impedire una crisi con la Russia. Il problema principale dei rapporti fra la Francia e gli Usa è stata appunto la Russia. De Gaulle temeva che gli americani si alleassero con i russi a danno dell’Europa. Lo stesso timore spacciato per certezza di un’alleanza fra Trump e Putin. Un’enorme sciocchezza perché Trump, la politica estera statunitense nel suo complesso, considera la Russia dal 1991 una potenza inferiore, con cui non si spartisce un bel nulla. Su una cosa Putin ha ragione, che l’Ucraina è stata usata dagli americani contro la Russia, Esatto, togli l’Ucraina alla Russia ed è come se togliessi la California agli Stati Uniti d’America. Motivo per cui Obama non si oppose al blitz in Crimea e perché Kissinger proponeva la cessione di tutto il Donbass. L’America vuole tenere sotto pressione la Russia, non umiliarla. Non capisce, non hanno la sofisticatezza di Talleyrand a Washington, che una Russia sotto pressione è umiliata per definizione.

Il rapporto con la Cina è molto diverso per gli americani dal momento che la comunità cinese negli Stati uniti dovrebbe raggiungere i quattro milioni di individui, i quali hanno mantenuto rapporti con la madre patria, contribuendo al Pil. I russi arrivati in America, che pure hanno cifre importanti, sono completamente integrati. Già questo pesa nelle relazioni fra gli Stati. Mao si staccò dall’Unione sovietica non accettando il revisionismo anti staliniano. In verità comprese il potenziale espansivo della Cina, affacciata com’era sull’oceano Pacifico, quando la Russia è rinchiusa fra il Baltico e il mar Nero. Lo stretto di Bering collega la Russia al Pacifico, vero. Infatti i cinesi si sono comprati mezza Siberia. Sembrerebbe per le donne, più probabile per l’Artico.

Mentre i sovietici furono alleati degli Usa contro i nazisti, gli alleati contro i giapponesi furono i nazionalisti di Chiang Kai-sheck, rifugiatosi a Taiwan. Mao lo sapeva bene e disse a Kissinger che per la riunificazione della Cina non c’era fretta, minimo altri cento anni. La Cina rivendica Formosa solo per prestigio, in realtà non ne ha nessun bisogno materiale. Che possa impegnarsi in una guerra, come la Russia ha fatto per l’Ucraina è completamente da escludere, come si può escludere che gli americani usino Formosa come merce di scambio. Una portaerei nucleare americana da sola terrebbe in scacco tutta la flotta cinese che va a nafta. Ai cinesi non passa nemmeno per la testa un confronto militare con l’America. Loro posseggono una superiorità commerciale, iniziando dalle relazioni europee. L’America ha messo i dazi all’Europa con Obama prima che con Trump per rallentare gli scambi con i cinesi. Il fatto che Trump abbia voluto aumentare le sanzioni non è per danneggiare l’Europa. Semmai è per rallentare la Cina. Il punto è che la Cina dei dazi se ne fa un baffo. La tecnologia cinese invade tutta l’industria statunitense. Il primo ad essersi ribellato contro la politica di Trump è stato Elon Musk, questo quando qui da noi, fior di giornaloni spiegavano che Trump e Musk formavano la nuova diarchia mondiale.

Potrebbero invece formarla Xi e Trump, l’arte del commercio accanto a quella militare. Perché Trump ha dovuto spostare il confronto su un altro terreno su cui l’Iran è la merce di scambio, il petrolio, dato che i cinesi hanno perso già quello venezuelano. Ci sono quindi buone possibilità che Xi e Trump si intendano, il che provocherebbe, al limite, un bipolarismo mondiale. Il multipolarismo possiamo scordarcelo.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Luca Bagatin

    14 Maggio 2026 alle 12:54

    Da aggiungere che il Venezuela continua a vendere regolarmente il petrolio alla Cina e che lì non c’è stato alcun cambio di governo. Gli USA hanno semplicemente tolto le sanzioni al Paese e aperto agli investimenti.

    Rispondi
  2. Luca Bagatin

    14 Maggio 2026 alle 12:52

    In realtà il è l’esatto opposto.
    A dare l’addio è l’ uninpolarismo statunitense (e dei suoi alleati), che stanno prendendo atto che nel mondo esistono popolazioni e sistemi politici differenti, con i quali fare i conti e che non possono più essere sottomessi dal suprematismo bianco occidentale liberale e capitalista.
    Popolazioni e Paesi che rappresentano la maggioranza del mondo e del PIL mondiale e che non sono più sfruttabili, perché la loro capacità di resilienza e oculatezza nella gestione politica e economica ha ampiamente superato quella del cosiddetto Occidente. Che ha saputo fra l’altro come auto distruggersi, con sanzioni folli e con sostegno a autocrazie corrotte, nazionaliste e separatiste.
    Trump probabilmente ne sta prendendo atto. E se anche non lo farà sono i fatti, economici e geopolitici, che parlano.

    Rispondi

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