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Moscovici, Pinocchio e la lezione di Collodi

Dalle parti di Francoforte devono essersi sentiti vagamente presi per i fondelli. La BCE, infatti, ci ha concesso tempo, acquistando i nostri titoli, togliendoci la pressione dei mercati. Ma questo tempo non poteva e non doveva essere fatto per accumulare altro debito

di Luca Rampazzo | 18 Ottobre 2016

La bugia è un interessantissimo meccanismo psicologico. Serve a creare una realtà alternativa in cui il mentitore possa muoversi con più facilità, con meno vincoli. O possa muoversi del tutto. A differenza del mondo reale, o di quello del suo interlocutore. Prendiamo, ad esempio, il concetto di flessibilità. Flessibilità significa che, nonostante i nostri patti, io posso derogarvi. Non molto, ma qualcosina. E fin qui ci siamo. Il problema è sempre quello: quali erano gli accordi iniziali? Renzi dice che il 2,3% di deficit, essendo accettabile, è un ottimo punto di partenza per arrivare ad un più consono 2,4%. Moscovici ha una visione del mondo vagamente differente. Per esempio, la butta là il commissario, potremmo partire dall’anno scorso, quando dovevamo fare l’1,9%, ma vi abbiamo concesso il 2,9%. In cambio della promessa che nel 2016, cioè quest’anno, vi sareste comportati seriamente ed avreste fatto l’1,8%. Ah. La cosa suona vagamente diversa, non credete? Magari con un po’ di mediazione al 2 ci arriviamo. Il 2,4% ce lo sogniamo, però. Ah, per la seconda volta. E quindi?

E quindi dalle parti di Francoforte devono essersi sentiti vagamente presi per i fondelli. La BCE, infatti, ci ha concesso tempo, acquistando i nostri titoli, togliendoci la pressione dei mercati. Ma questo tempo non poteva e non doveva essere fatto per accumulare altro debito. Per esempio, non doveva essere usato per assumere altri statali. Oppure per cancellare il pregresso di Equitalia. O anche “in deroga” per adempiere ai nostri obblighi in materia di immigrazione, cioè quella quota di soldi che Bruxelles non mette direttamente. Da qui la caduta del nostro ultimo alleato sul fronte finanziario, Draghi. Che ha comportato un improvviso irrigidimento di Moscovici, fino a poco tempo fa il più dialogante della compagnia. In sostanza, caro Pinocchio, un Referendum non val bene una finanziaria in debito. Perché, se segui il Gatto e la Volpe finirai male. Sappiamo che Renzi non ha alcuna affinità col Marxismo, e di certo se ne starà pentendo. Ne avesse avuta, avrebbe avuto un martello sotto mano da scagliare contro questi irritanti grilli parlanti.

Luca Rampazzo

Pubblicato in : Primo piano, SituazioneTag: bce, bruxelles, commissario europeo, debito pubblico, dipendenti pubblici, draghi, Equitalia, finanziaria, francoforte, immigrazione, Legge di stabilità, mercati, mondo, Moscovici, referendum, renzi, sblocco turn over, soldi, stime di pil

Info Luca Rampazzo

Luca Rampazzo, giornalista, laureato in giurisprudenza, è un imprenditore digitale, AD e cofounder di Leotech, libero professionista nel settore della comunicazione, copywrighter, commerciale e addetto stampa. Editorialista di “Milano Post” e “PensaLibero.it”. Nel tempo libero appassionato di politica e di cultura economica. Tutelato dal WWF in quanto liberista e conservatore, sogna un giorno di poter uscire dalla riserva in cui viene protetto in questo paese dove il liberismo viene trattato gratuitamente dal SSN.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. andrea7977

    18 Ottobre 2016 alle 16:09

    la Francia e la Germania superano abbondantemente il 4%, e non da adesso. Ma non era stato concordato il 3%?
    Chissà chi è pinocchio!

    Rispondi

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